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Pascoli, Giovanni - Opere scaricato 0 volte

Lavandare


Nella lirica domina il senso di abbandono e di mestizia. Lo sfondo autunnale l’aratro abbandonato ed il canto delle lavandaie si accordano con la fanciulla abbandonata e sola.
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.


Nel campo arato a metà (la parte grigia sono le zolle secche, non lavorate; quella nera le zolle rivoltate dall’aratro), rimane un aratro senza buoi che pare che sia stato dimenticato tra la lieve nebbia. Descrittiva: prevale principalmente la tristezza (mezzo grigio mezzo nero). Allitterazioni (ripetizione di suoni): della “r”,“f”,“s” e “t”

Onomatopee

Enjambements: ripresa di un concetto iniziato nel verso prima.

Sinestesia: attribuire ad un oggetto qualità percepibili con i sensi.

Similitudine

Metafora
E cadenzato dalla gora viene

lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene. E dal canale giunge, ritmico, il rumore dei panni sbattuti delle lavandaie, con frequenti colpi e lunghe cantilene:
Aspetto fonico: le “a” e le “e” sono aperte.
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
Quando partisti, come son rimasta!
Come l’aratro in mezzo alla maggese. “Soffia il vento e cadono le foglie dal ramo, come neve, e tu ancora non torni al tuo paese. Quando sei partita, come sono rimasta! Come l’aratro in mezzo al campo non seminato”. Aspetto simbolico: il vento comunica tristezza  indica il senso di solitudine della fanciulla che aspetta il suo amato.

X Agosto
Allude all’episodio della morte del padre, il motivo centrale della lirica è la malvagità umana di cui sono vittime (per interesse o crudeltà) un uomo ed una rondine. La lirica ci immette nella dimensione “cosmica” nella quale Pascoli sentiva collocata la Terra: è l’unico pianeta sede del male  il “pianto di stelle” è dovuto alla malvagità umana.
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla. San Lorenzo, io so perché un numero così grande di stelle brilla e cade attraverso l’aria tranquilla, perché un pianto così grande risplende nel cielo verso di noi. Stelle cadenti e pianto sono collegate alla VI strofa. Allitterazioni: della “r”, “n”, “p”, “a”, “t” e “o”.

Anafore: ripetizione iniziale di parole in più strofe.

Enjambements

Sinestesia

Similitudine

Metafore

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini. Una rondine stava ritornando al suo nido: fu uccisa: cadde tra i rovi: aveva nel becco un insetto: la cena per i suoi figlioletti. Storia della rondine, la prima parla dell’uccisione e la seconda della famiglia.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano. Ora è là, come se fosse in croce, che tende quel verme verso quel cielo lontano; e i suoi piccoli sono nell’oscurità ad aspettarla, pigolando sempre più piano perché sono senza forze.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono. Anche un uomo stava tornando a casa: fu ucciso: disse: “Vi perdono”; e nei suoi occhi sbarrati restò soffocato un grido: portava in regalo due bambole Storia dell’uomo, la prima parla dell’uccisione e la seconda della famiglia.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano. Ora là, nella casa solitaria, lo aspettano, lo aspettano inutilmente: lui immobile, stupito mostra le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male! E tu, Cielo, infinito, eterno, dall’alto dei mondi sereni, inondi di un pianto di stelle questa terra caratterizzata solo dal male. Stelle cadenti e pianto sono collegate alla I strofa.

L’assiuolo
Dal sentimento di estasi iniziale subentra improvvisamente l’angoscia del ricordo di un antico dolore. Il tutto è accompagnato dal “chiù” dell’assiuolo, il cui verso pare la voce del cuore inquieto.
Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù… Mi domandavo dove fosse la luna, dato che il cielo era immerso (nuotava) nella luce chiara e perlacea dell’alba e sembrava che il mandorlo e il melo rizzassero i loro rami per vedere dove fosse.
Dal cielo venivano guizzi di lampi preannuncianti una bufera (nero di nubi) e si sentiva una voce dai campi: chiù… Descrittiva: caratteristica dell’impressionismo. Allitterazioni: della “fr”, “i”, “s” e “n”.

Onomatopee

Anafore

Climax

Metafore

Similitudine

Sinestesia

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù… Le poche stelle brillavano in mezzo al chiarore lattiginoso diffuso dalla luna (nebbia di latte).
Sentivo l’ondeggiare del mare, sentivo un fruscio tra i cespugli, sentivo il cuore sussultare, come se fosse l’eco di un antico grido di dolore. Si sentiva lontano il pianto convulso: chiù… Aspetto musicale: si mettono in correlazione le voci della natura e quella dell’angoscia del poeta.

Su tutte le lucidi vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte…
chiù… Sulle cime degli alberi, ben visibili e lucenti per il riflesso della luna, soffiava un leggero venticello; le cavallette emettevano un suono stridulo con il frullare delle ali, come i sistri d’argento (bussavano alle porte della morte che non si vedono e forse non si apriranno mai più). E continuava quel pianto funereo: chiù… Aspetto simbolico: prevale il mistero della natura, della vita e della morte.


Sistri: strumento musicale utilizzato
dagli egizi per i riti funerari.

Novembre
Il tema dominante è il sentimento di morte trasmesso dal paesaggio autunnale, l’arrivo di Novembre è anticipato dall’assenza di vita e dalla desolazione del silenzio.
Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…
L’aria è limpida e trasparente come una gemma, e il sole è così chiaro da portarti a ricercare gli albicocchi fioriti e a sentire nel cuore, con l’immaginazione, il profumo penetrante e amarognolo del biancospino. Senso di luminosità: porta all’idea di una stagione primaverile. Allitterazioni: della “s” e “r”.

Enjambements

Metafora

Ossimoro: due parole di significato opposto per rafforzare e rendere più efficace l’idea.

Sinestesia

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,

e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Ma il rovo è secco e le piante spoglie tracciano disegni neri nel cielo limpido e vuoto (senza uccelli)con intrecci di rami. Il passo risuona sul terreno che rimbomba come se fosse vuoto. Senso di vuoto: assenza di vita sia in cielo sia in terra.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.
Tutto intorno c’è silenzio: solo, al soffio del vento, senti da lontano, dai giardini e dagli orti, il rumore delle foglie secche che cadono dagli alberi. È la cosiddetta estate di San Martino (11 novembre) contraddistinta da alcuni giorni di tempo piuttosto mite. Desolazione del silenzio: il totale silenzio porta l’autore al senso della morte.

Il gelsomino notturno
Dedicato alle nozze di amici, la lirica parla della fecondazione alludendo a figure naturali. Da notare l’ambiguità del poeta mettendo in contrapposizione i simboli della morte con quelli della sessualità.
E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari. Al calare delle tenebre (nell’ora in cui il poeta rivolge il pensiero ai suoi cari morti), si aprono i gelsomini, fiori notturni. Le farfalle notturne sono comparse tra i fiori bianchi. La notte e le farfalle crepuscolari ci portano al pensiero della morte. Enjambements

Sinestesie

Metafore

Similitudine

Onomatopea

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia. Da un bel po’ di tempo ormai i versi degli uccelli sono cessati: solo in una casa in lontananza ancora si bisbiglia. I piccoli uccelli dormono sotto le ali della madre, come gli occhi dormono sotto le ciglia. Si parla della confidenza tra gli sposi.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse. Dai calici aperti dei fiori proviene un odore simile a quello delle fragole rosse. Lontano, nella sala risplende una luce. L’erba cresce sulle fosse dei morti. Molto importante la sinestesia odore-vista.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolìo di stelle.
Un’ape arrivata in ritardo ronza, trovando tutte le cellette già occupate. La costellazione delle Pleiadi splende nel cielo azzurro e, come una chioccia i suoi pulcini, si trascina dietro le sue stelle. Turbamento del poeta: attraverso una regressione infantile (ape). Alla fine si arriverà al senso di estraneità.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento… Per tutta la notte si spande il profumo dei fiori che il vento porta con sé. La luce accesa va su per la scala, risplende al primo piano della casa, si è spento…
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova. Quando giunge l’alba, si chiudono i petali del fiore un po’ sgualciti; dentro la parte del fiore, molle e nascosta, dove stanno i semi, germoglia una nuova felicità, perché è stata concepita una nuova vita.

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