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Pascoli, Giovanni - La mia sera (2)

Commento dettagliato della poesia tratta dalla raccolta "Canti di Castelvecchio", in cui l’autore tende ad umanizzare la natura

E io lo dico a Skuola.net
Giovanni Pascoli, "La mia sera"
Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E', quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Nè io ... che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra ...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era ...
sentivo mia madre ... poi nulla ...
sul far della sera.


La mia sera” è un componimento scritto da Giovanni Pascoli, è una poesia ricca di emozioni,suggestioni e di richiami analogici al poeta, e alla sua vita.
La poesia è composta da 5 strofe, le quali terminano tutte con la parola “sera”, a loro volta le 5 strofe sono costituite da 8 versi di cui 7 novenari e l’ultime sono senari.
Il tema fondamentale della poesia è appunto la sera ma non una sera qualsiasi, questa è la sera del Pascoli. Infatti ognuno di noi vive la sua sera, ma in questa poesia l’autore vuole raccontare la “sua” sera non quella del padre, della sorella o di chicchessia, lui vuole descrivere la sua sera, il suo crepuscolo, il suo avvicinarsi alla morte; ed è per questo che il titolo e proprio “La mia sera”.

Un altro aspetto fondamentale di questa poesia del’uso eccezionale del Pascoli nella punteggiatura, altrettanto eccezionale e l’uso dei vocaboli, che fanno comprendere a chi legge che questa poesia va prima di tutto gustata parola per parola e poi dopo si analizza.
Il Pascoli ha capito che la sua ora è vicina ma per il pascoli la sua morte ha un sapore agro-dolce, poiché allo morte tutti i ricordi riaffiorano alla mente i ricordi della madre “canti di culla....sento mia madre e poi nulla”

Nella poesia l’autore tende ad Umanizzare la natura “singhiozza monotono un rivo”; trasmettendo sensazioni al lettore. Essendo Pascoli un autore crepuscolare ama le situazioni di cambio; poiché ritiene (essendo un poeta decadente) che in questi momenti i colori siano più vivi e trasmettano più emozioni. “cirri di porpora e d’oro”.
Un altro carattere tipicamente Pascoliano è l’uso di Onomatopee (dolci) come “breve gre gre di ranelle”oppure “singhiozza monotono un rivo”o “Don...Don. E mi dicono dormi! Mi cantano Dormi! Sussurrano Dormi! Bisbigliano Dormi” e infine “voci di tenebra azzurra” ch’è un’onomatopea (voci) unita con sinestesia (l’insieme di due sensi; vista e udito) ossimoro(tenebra azzurra) e metafora(indicano le voci della morte).
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