caro91 di caro91
Bannato 0 punti

Pascoli, Giovanni - La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E', quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Nè io ... che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra ...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era ...
sentivo mia madre ... poi nulla ...
sul far della sera.

Significato in sintesi

E' una poesia della memoria. La tempesta è la vecchiaia, è quella della vita che si affievolì con la sera, quando ritorna la pace dell’infanzia. Questa poesia deve essere letta considerando il fanciullino: nella sera torna la voce del fanciullo e la poesia è l’unione tra la voce del vecchio e il chiacchiericcio dei bambini. Nella prima strofa la natura si anima attraverso i tempi verbali e le onomatopee. La seconda strofa trasforma la sera in passaggio della memoria che compare con il suono del ruscello. La tempesta che sembrava infinita è diventata finita nel suono di quello stesso ruscello. Tutto si rasserena. La strofa finale è molto elaborata: inizia con il suono delle campane, i verbi vanno dal preciso all’indistinto. Tutto, grazie all’ossimoro e alla sinestesia, si trasforma in una dolce ninnananna. La parola chiave è “nidi” (metonimia-il contenene per il contenuto).

Registrati via email