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Il pensiero e la poetica di Giovanni Pascoli

La poetica del fanciullino nasce da:
- tragiche esperienze familiari;
- senso di smarrimento dovuto alla crisi del positivismo;
- visione della realtà intesa come mistero incomprensibile;
- convinzione che il destino dell'uomo altro non è che "il nulla".
La poesia ha un fine consolatorio sia per il poeta che per gli uomini. Il poeta è colui che attraverso impressioni e simboli ci fa percepire il mistero, la verità nascosta delle cose e riesce a creare situazioni che ci fanno rivivere il passato.
Il poeta "fanciullo" crea con l'immaginazione attraverso associazioni, una realtà nuova, in cui i dati dell'esperienze sono deformati. Il poeta "rimpicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare", registrando la capacità di stupirsi di fronte alle cose.
Il poeta è colui che sa dare ascolto e dare voce al fanciullino, che vede tutte le cose con estremo stupore, che osserva la vita e la realtà con la meraviglia di un bambino, con la gioia e la perplessità di chi sente e vede le cose per la prima volta.

La poesia è dunque voce interiore in grado di mettere a confronto le più semplici emozioni dell'infanzia per risvegliare nel genere umano buoni e sani sentimenti.

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