La poesia fu composta per le nozze dell’amico di Pascoli Gabriele Briganti nel 1901 e fu raccolta nei Canti di Castelvecchio nel 1904. Leggendo il testo può apparire semplicemente come una descrizione di una suggestiva atmosfera notturna., in realtà rappresenta la prima notte di nozze fra i due sposi in cui venne concepito Dante Gabriele Giovanni Briganti. Perciò il tema è quello della fecondazione che avviene grazie alla schiusa del fiore, che allude simbolicamente alla donna. I due sensi sono la vista e l’olfatto. Il colore predominante è il rosso, simbolo della sensualità, mentre dal fiore si sprigiona il profumo dell’amore.
All’alba però la fecondazione è compiuta e il fiore si richiude poco alla volta. In realtà l’atmosfera non è più positiva poiché il rapporto sessuale rappresenta in un certo senso una sorta di violenza inferta alla carne. Egli infatti ha comunque sempre la consapevolezza che non potrà mai essere un Pater familias e che rimane escluso da ogni sorta di relazione.

Ancora una volta c’è il richiamo al nido, la case dei defunti di Pascoli al quale però egli non si potrà più ricongiungere. C’è perciò una contrapposizione fra il “nido nascente” e quello ormai terminato. I traumi personali del poeta, che si ripresentano in ogni opera, sono perciò fondamentali poiché hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo delle relazioni che il poeta ha intrapreso nella sua vita.

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