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Il fanciullino e il poeta

Pascoli teorizza la presenza in tutti gli esseri umani di un fanciullino. Il tema di fondo è quello della presenza in un “angolo d’anima”, di una parte di noi stessi che resta legata all’infanzia: noi cresciamo e quella parte del nostro io resta piccola, noi inseguiamo nuovi desideri ed essa è ispirata da un’antica serena meraviglia. Da giovani abbiamo quasi ritegno a dialogare con il fanciullino che è in noi. Il fanciullino conosce la realtà sincera dei sentimenti, il fascino del fiabesco, il valore del vero delle cose intorno a noi. Nella “poetica del fanciullino” Pascoli definisce un concetto di poesia che si configura come intuizione momentanea. L’attività poetica dunque, non ha solo il compito di metterci in contatto con la realtà, ma acquista anche un valore morale proprio in quanto poesia, poiché il “poeta- fanciullino” ispira buoni costumi con il suo richiamo alla purezza dell’uomo.

L’eleganza è evidente nelle continue iterazioni. Esse sono volte a rimarcare il concetto espresso. Naturalmente il registro complessivo dei due passi è sostanzialmente metaforico: il contrasto fra i due aspetti della personalità è visto come un ruzzare e un contendere, mentre il loro raccordo come uno strillare e un guaire solo. Emblematico è anche l’uso dell’antonomasia, evidente nel ricorso al termine Adamo.

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