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Digitale Perpurea

Giovanni Pascoli

Due amiche si incontrano dopo tanto tempo e rievocano la comune giovinezza in convento. Riaffiora un particolare per entrambe importante: la digitale purpurea, un fiore dall’odore dolciastro e stregato che, secondo le suore, avrebbe ammaliato e ucciso chiunque lo avesse annusato.
Le donne che Pascoli presenta sono antitetiche: Maria è bionda, modesta e “semplice di vesti e di sguardi”, mentre Rachele è esile, ma ha lo sguardo ardente ed è bruna. Le due donne hanno origini poetiche diverse: Maria riprende i tratti della sorella che conduce l’intera vita col poeta, mentre Rachele potrebbe essere una donna inventata (come afferma Maria in un suo scritto) oppure potrebbe riprendere le caratteristiche dell’altra sorella del poeta che, attraverso il matrimonio, ha odorato la digitale purpurea, ovvero ha provato la trasgressione consumando un atto sessuale. Rachele ha dunque un segreto: ha odorato il fiore che le ha fatto provare l’abbandono dei sensi, quasi come se fosse morta. Lei è una donna-demone.

Il testo è diviso in tre parti:
PRIMA STROFA: prepara il ricordo che caratterizza le due strofe successive.
Fino al verso 7 il clima è molto vago, indefinito. I puntini di sospensione suggeriscono che la natura di Maria è molto diversa da quella di Rachele che sembra il suo opposto. Nei primi 7 versi le donne parlano, ma non si sa di cosa, né chi o dove siano. Il clima diventa sempre più chiaro: Maria parla apertamente e in maniera maggiore rispetto a Rachele riguardo all’esperienza vissuta in convento. Rachele parla poco. È presente il linguaggio post-grammaticale e il fonosimbolismo (ginepri zirlano torbidi) e l’argomento è caratterizzato dal contrasto tra l’ingenuità di Maria e la spregiudicatezza di Rachele che, nel momento in cui Maria non ricorda il nome del fiore, è pronta a dire che quello è il fiore della morte. Ecco allora che il fior di morte assume valore simbolico e si carica di mistero.

SECONDA STROFA: presenta il ricordo e la mescolanza di sensazioni visive, uditive e olfattive.
Le due amiche, tenendosi l’una con la mano sulla spalla dell’altra, rievocano le vicende del passato che si materializzano profondamente nel presente. Esse vedono il monastero in cui si cantano le litanie e si celebrano le cerimonie solenni con l’incenso. L’odore delle rose e delle viole, di innocenza e mistero, sembra reale. È qui introdotto un trapasso molto significativo tra suoni e profumi (litanie-profumo) e tra odori e suoni (melodie-odore delle rose).

Vengono rievocati i momenti della visita dei parenti nel convento e i pianti di alcune educande che ricevono la visita di un loro spasimante e si rendono conto di essere isolate dal resto del mondo. Le giovani hanno abiti bianchi e lunghi e si muovono in un ambiente così sereno che presenta però in un angolo un raggruppamento di “dita umane spruzzolate di sangue” che emanano il loro profumo. Si tratta dei fiori della digitale purpurea che vengono umanizzati. È presente l’opposizione tematica tra il candore delle fanciulle, sottolineato dalla presenza delle rose e delle viole e dalle loro vesti bianche, e il senso del mistero, sottolineato dal profumo della digitale.

TERZA STROFA: ritorno al presente.
Rachele piange e confessa il suo peccato a Maria, senza alzare i suoi occhi scuri per la vergogna e il senso di colpevolezza. Rachele afferma di aver sentito il profumo della digitale, mentre era con le cetonie, animaletti verdi, e di aver sentito nel cuore il fermento di un sogno inquietante: è chiamata alla trasgressione. Lei, quindi, con un flash back ricorda la sera in cui aveva odorato il fiore, presa da una voce ipnotica.
Il poeta non chiarisce quale sia la sua trasgressione. Potrebbe, perciò, trattarsi di:
- un sogno in cui Rachele prova la sensazione della sensualità amorosa;
- La visita di uno spasimante a cui lei ha ceduto;
- L’assunzione della droga.
La digitale purpurea è, in ogni caso, il simbolo della trasgressione. Molti critici pensano che la digitale sia strettamente collegata all’eros. Pascoli era traumatizzato e ossessionato dall'amore erotico tanto che lo delega sempre ad altri. Per il poeta la donna è la madre o la sorella, mentre la donna-amante non è altro che un demone.

Motivi fondamentali:
- OPPOSIZIONE FRA INNOCENZA E SENSUALITA’
Rappresentato dalle due figure femminili
Maria: innocenza ,“esile e bionda, semplice di vesti e di sguardi...due occhi semplici e modesti”;
Rachele: sensualità, “esile e bruna…occhi ch’ardono”;
Suore vestite di bianco “le mie bianche suore”, vesti candide: innocenza;
Rossore sul volto, pianto ingiustificato: sensualità.

- AMBIGUITA’ della NATURA
Il fiore stesso della digitale purpurea è bello, dolce, profuma, ma:
- la sua struttura a forma di dita insanguinate;
- il suo profumo è mielato.
Rappresentano l’ambiguità: è un fiore che strega e ammalia:“il fiore ha come un miele che inebria l’aria…in disparte una spiga di fiori, anzi di dita spruzzolate di sangue, dita umane, l’alito ignoto spande di sua vita”
Quel “vieni!Vieni!” sembra detto dal fiore. La natura è umanizzata, però in senso negativo, poiché porta alla perversione.
Come in Myricae la natura è ambigua, misteriosa e non porta né pace né serenità.

- EROS
Elemento che viene censurato da Pascoli, poiché egli si sente attratto dall’eros, però ne ha paura: preferisce la donna rassicurante della figura materna e della sorella invece di una figura femminile ammaliatrice.
Questo tema ritornerà ne “Il piacere” di D’Annunzio, dove il protagonista Andrea Sperelli è attratto da due donne molto diverse:

- Elena Muti: donna trasgressiva che gli si concede facilmente (è vestita di rosso);
- Maria Ferres: donna molto pudica (è vestita di bianco).

- MOTIVO del GIARDINO che offre alle fanciulle la protezione dal MALE dell’ESTERNO
Nella myricia “Nebbia” la recinzione del giardino del poeta lo protegge dal mondo esterno;
ne “La siepe” la siepe difende la piccola proprietà del contadino.
La siepe o il giardino rappresentano il limite cha da sicurezza e rifugio, oltre al quale c’è l’ignoto.
La concezione di questa siepe è diversa da quella del “Infinito” di Leopardi.

- GIOCO delle SENSAZIONI
Tutto il testo è un intreccio continuo tra:
- SENSAZIONI VISIVE: vesti bianche, azzurro intenso del ciel di maggio, il fiore, il monastero, la grata;
- SENSAZIONI UDITIVE: le litanie, le preghiere, i canti, il vento, le “ave Maria”;
- SENSAZIONI OLFATTIVE: “si profuma il lor pensiero d’odor di rose e di viole”, profumo ammaliatore della digitale purpurea;
- SENSAZIONI TATTILI: le due donne si tengono per mano, una posa la mano sulla spalla dell’altra, premono la mano, questo contatto fisico sottolinea l’affetto che c’è tra le due donne e la loro vicinanza nel ricordo.

Nel testo si ha la presenza di quattro dei cinque sensi.

SINTASSI
Il testo si sviluppa in blocchi prevale la sintassi coordinata: le frasi sono semplici e coordinate, sono presenti molti enjambement che isolano le parole chiave “fior di // morte” “sola // ero”.

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