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Pascoli è apparso in un contesto diverso da come scrivere. Infatti egli si trovava in un contesto totalmente diverso dal suo pensiero come ad esempio la poetica del fanciullino e lo stile che aveva. Infine pur essendo apparso in un periodo totalmente diverso da lui, è stato uno tra i più importanti autori italiani, se non il migliore scrittore del 1800, quindi dell'Ottocento. La poesia di Pascoli irrompe nel panorama letterario di fine Ottocento come qualcosa di nuovo, imprevedibile, estraneo a qualsiasi tradizione e questo aspetto fu colto subito. Col passare degli anni la poesia di Pascoli si fa più complessa e ambiziosa e presenta al suo interno squilibri sorprendenti. I lettori legati a una tradizione classicheggiante sono sconcertati; già negli ultimi anni di vita del poeta appaiono giudizi negativi. In quel secolo la civiltà letteraria era quasi contro il poeta perché lo ritenevano troppo semplice, ingenuo, sentimentale e lacrimoso. Pascoli e noi era il titolo di un'inchiesta promossa dagli scrittori della 'Ronda' che promuovevano il classicismo e si staccarono da Pascoli. Nei decenni successivi, ci sono stati scrittori che ripresero in mano la questione di Pascoli, ma questa volta lo 'difesero'. Giacomo De Benedetti nel 1955 dice che il mito del fanciullino appare come una fuga della realtà.

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