G. Pascoli, Arano ( Myricae )


Al campo, dove roggio nel filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,
arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra paziente;
ché il passero saputo in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso: nelle siepi s'ode
il suo sottil tintinno come d'oro.

Parafrasi
La nebbia del mattino sembra fuoriuscire dal campo dove il colore rosso di quale foglia di vite spicca come una macchia intensa e dai cespugli/
Si sta arando, qualcuno grida, qualcuno spinge le lente vacche, altri seminano, uno ribatte i rialzi di terra fra i solchi con la sua zappa leggera (in modo che gli uccelli non mangino becchettando i semi appena seminati). Il passero che osserva dai rami spogli del gelso, gode in cuor suo perché sa che non appena i contadini avranno finito lui potrà andare a beccare i semi mentre nelle siepi si sentono i versi simile al tintinnio dell’oro prodotto dai pettirossi.

Spiegazione
Questo brano rappresenta una immaginaria passeggiata compiuta da Pascoli nella campagna toscana. La nebbia conferisce un sentimento di malinconia alla poesia assieme ai contadini che svolgono operazioni agricole ripetendo gesti secolari. Vi è il tema della lotta fra l’uomo e la natura e infine c’è l’umanizzazione degli uccelli i quali sopravvivono rovinando il lavoro faticoso dei contadini.

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