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Giovanni Pascoli - L'aquilone

Parafrasi della poesia

Oggi c'è un nuovo sole che illumina il cielo. Con la mente sono andato altrove e intorno mi sembra che siano nate le viole nel bosco, del convento dei cappuccini tra le foglie morte cadute dalle querce, perché agitate dal vento.
L'aria mite che si respira ha sciolto la terra ghiacciata e ha lambito anche le chiese di campagna; è l'aria di un luogo lontano e di un tempo diverso; l'aria che usava per far volare nel cielo gli aquiloni.
Il poeta rievoca una mattina senza scuola. Con i compagni esce nel cortile, tra le siepi irte, con qualche bacca rossa autunnale e qualche fiore primaverile bianco. Sugli alberi zampettava un pettirosso (esemplare di volatile) e da un buco nella terra si vedeva uscire una lucertola.
Davanti al poeta e ai suoi amici c'era Urbino: nel vento tutti i bambini facevano volare nel cielo azzurro il loro aquilone. Gli aquiloni volavano nel vento, mentre i ragazzi gridavano, prendendo il filo dalla mano di chi li faceva volare (si suppone il padre dei bambini). Con l'aquilone anche i ragazzi si sentivano come volare. Ma ogni tanto il vento faceva andare di sbieco l'aquilone, questo faceva gridare i ragazzi.

Quelle voci che gridavano fanno ricordare e pensare a i suoi compagni, soprattutto quello malato per cui ha pianto e pregato. Quel compagno è stato più fortunato, perché il suo più grande dolore è stato vedere cadere gli aquiloni.
Il poeta, infatti, pensa che sia meno doloroso morire giovani che da adulti. Questa poesia scritta da Giovanni Pascoli rievoca in lui i momenti della fanciullezza. In questa poesia è evidente il suo pensiero e la sua poetica.

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