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Pascoli, Giovanni - Vita

Giovanni Pascoli: massimo esponente del decadentismo italiano nonché uno dei maggiori poeti del secondo Ottocento italiano

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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli è uno dei massimi esponenti del decadentismo anche se come ha sottolineato Benedetto Croce è un poeta atipico rispetto a questo movimento. Croce era convinto che si dovesse parlare di malattia del decantiamo nel senso che questo fenomeno era visto come una corruzione della sanità romantica. Pascoli non condividerà alcuni aspetti anche se interpreterà in modo personale la corrente letteraria (per questo motivo non può essere considerato completamente un decadente).
Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna, in un borgo contadino. Il padre Ruggero è l’amministratore delle terre dei principi di Torlonia, perciò è di condizione benestante. Trascorre un’infanzia felice, circondato da nove fratelli. Nel 1867, tuttavia, mentre il padre ritornava a casa con un calesse fu ucciso a fucilate. Questo assassinio sconvolgerà totalmente la famiglia anche perché non furono mai trovati gli assassini. Ci sono diverse ipotesi che sembrano convergere su qualche rivale (qualche suo sottoposto) che voleva sostituirlo. La famiglia, di conseguenza, si trovò all’improvviso nelle difficoltà economiche e questo limitò e impedì gli studi dello stesso poeta. Così con l’aiuto dei fratelli e le borse di studio che vince riesce a frequentare non solo il liceo ma anche l’università di Bologna, dove si iscrisse alla facoltà di lettere classiche (dove verrà esaminato da Giosuè Carducci) Si laureò velocemente e cominciò a insegnare a Matera. Intanto continuano a tormentarlo i lutti, muoiono la madre e ben quattro fratelli. Nel periodo universitario rimane affascinato dall’ideologia socialista e si schiera in una protesta contro la censura dei poeti imposta dal ministro della pubblica istruzione. Nella protesta, dopo una carica di polizia, è arrestato e passa tre mesi in carcere. Sarà l’esperienza più dura di tutta la sua vita. Dopo questa parentesi carceraria, si allontanò da alcuni punti dell’ideologia socialista anche se vi rimane fondamentalmente fedele. In particolare usa come fondamenta del suo pensiero l’anticapitalismo e le rivendicazioni sociali per il quale sembra quasi guidato da principi cristiani, il suo pensiero, infatti, fu definito un “cristianesimo senza Dio” (cristianesimo laico) Compra un umile casa a Castelvecchio dove si trasferisce con le due sorelle. Tuttavia, quando la sorella Ida si sposa, Pascoli rimarrà profondamente addolorato, ritenendolo un tradimento personale che lo porterà a recidere ogni contatto con la stessa (si denota la sua infantilità, non è ancora maturo e sente nella sorella una sicurezza alla quale non riesce a rinunciare). Muore di cancro allo stomaco nel 1912 assistito amorevolmente dalle cure dell’altra sorella che pubblicò postume tutte le sue opere non pubblicate. Pascoli, inoltre, pubblicò molte liriche in latino con le quali vinse molti concorsi. La vita di Pascoli, quindi, fu un’esistenza equilibrata sia dal punto di vista sia universitario che privato, nonostante notevole fu il suo interesse per il socialismo (seguì anche la rivoluzione russa nel suo primo incedere) e l’emigrazione degli italiani in America (cui dedicherà una lirica: Italy)
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