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Pascoli, Giovanni - Il gelsomino notturno (3)

Testo, analisi e breve commento personale della lirica ricca di similitudini, che ripropone in chiave metaforica il momento notturno

E io lo dico a Skuola.net
Testo
E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.


Breve riassunto della vita del poeta
Questa poesia è stata scritta da Giovanni Pascoli, nato a S.Mauro di Romagna nel 1855 e morto nel 1912. Egli fa parte della corrente letteraria chiamata Decadentismo, caratterizzata dalla sfiducia nella ragione e dal credere un abisso inesplorabile l’animo umano. Il tema principale di questa poesia è il desiderio del poeta di crearsi una famiglia propria ma c’è anche un legame con il passato, con i cari morti, che ostacola l’avverarsi del sogno.

Commento personale della poesia
La poesia è ricca di metafore originali ma quella che mi è piaciuta di più è stata sicuramente “La Chioccetta per l’aia azzurra va con il suo pigolio di stelle”: per me è molto bella l’immagine delle stelle che, dando la sensazione del pigolio dei pulcini con il loro brillio, passeggiano tranquille per il cortile azzurro, cioè il cielo.

Come similitudini mi ha colpito “sotto l’ali dormono i nidi come gli occhi sotto le ciglia”: è molto tenera e ci fa vedere il fanciullino che (si trova-c’è) nel poeta.
Le rime sono presenti in gran quantità in tutta la poesia con una struttura ABAB, CDCD, ecc…
Il linguaggio, essendo contemporaneo, è semplice, chiaro, scorrevole e comprensibile.
C’è anche un ossimoro: “Nasce l’erba sopra le fosse” che vuole dimostrare la nascita di qualcosa di bello, puro e semplice sopra qualcosa di finito, di morto, sopra la morte stessa.
La poesia è ricca di immagini come “Un’ape tardiva sussurra trovando già prese le celle”, la quale mi mette addosso soprattutto tristezza perché mi fa davvero entrare nei pensieri del povero poeta; lui, l’ape tardiva che sussurra, quindi in qualche modo “protesta” quando trova le celle già prese dalle altre api ed è costretto a starsene fuori, al freddo tra i pericoli del mondo mentre le sue compagne sono tutte insieme al calduccio dentro l’alveare; quest’immagine mi fa pensare al poeta, alla sua solitudine, al suo sentirsi “fuori posto”.
In questa poesia sono presenti anche le metonimie “una casa bisbiglia” e “dormono i nidi” ne sono due esempi.
Si trovano anche delle sinestesie come “odore di fragole rosse” che unisce olfatto e vista e “pigolio di stelle” che collega l’udito e la vista.
In questo componimento ci sono anche molti enjambement sparsi qua e la come “sono apparse i mezzo ai viburni/le farfalle crepuscolari”, “ la Chioccetta per l’aia azzurra/va col suo pigolio di stelle “ e “dai calici aperti si esala/l’odore di fragole rosse”.
Molti sono anche i simboli; solo per citarne qualcuno, “urna molle e segreta” si usa per indicare il grembo materno, mentre “ fiori notturni” e “farfalle crepuscolari” vengono additate come immagini della morte.
A proposito della struttura sintattica bisogna far notare la brevità e la semplicità dei periodi, infatti il poeta si esprime quasi come un bambino (il famoso “fanciullino” della sua poetica) e l’assoluta mancanza di subordinate.

Da sottolineare anche l’abbondanza della punteggiatura e i verso “è l’alba: si chiudono i petali” perché è ipermetro, cioè ha una sillaba in più.
Mi ha colpito particolarmente questa frase “è l’alba : si chiudono i petali un poco gualciti; si cova dentro l’urna molle e segreta, non so che felicità nuova”: mi da un senso di fine, di chiusura (della notte) ma mi da anche la sensazione di qualcosa di nuovo che è iniziato, forse una nuova vita che è stata appena generata, qualcosa che per il poeta è segreto ed inviolabile e da cui lui rimarrà per sempre escluso, diverso da tutti gli altri uomini probabilmente perché non ha mai saputo staccarsi dalla sua famiglia d’origine e formarne una propria, e questo suo cordone ombelicale mai tagliato ricorrerà sempre nelle sue poesie attraverso l’immagine del nido.

Questa poesia mi è piaciuta molto, soprattutto perché il poeta ci fa entrare nelle sua ottica e ci fa sentire i suoi sentimenti “puri e duri" rispetto alle altre poesie di Pascoli, questa è quella che mi è piaciuta di più proprio perché qui il poeta ci racconta liberamente e con grande maestria (gran talento) i suoi sentimenti, seppur tristi e dolorosi.
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