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Giovanni Pascoli

Gli inizi del ‘900

In questo complesso rapporto di vecchio e nuovo, il momento cruciale, il salto del fosso, nella storia del linguaggio poetica italiano, sono rappresentati dalla poesia di Pascoli, ceh fa da spartiacque e segna l’inizio del ‘900. I suoi rapporti col decadentismo, sono meno vistosi rispetto a D’Annunzio, sono più profondi e hanno un influenza decisiva sul piano del linguaggio.
Le sue novità tecniche derivano la loro importanza dal fatto che sono coerenti con una sensibilità, con una visione della vita nuove, vi è una congruenza tra il linguaggio e la mentalità.

La vita

Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna, è il quarto di otto figli, da una modesta famiglia: padre amministratore della tenuta La Torre dei principi Torlonia. A 12 anni ci fu un evento determinante sulla formazione umana: 1867 viene ucciso il padre per motivi di rivalità connessi al lavoro; questo portò difficoltà economiche più altri lutti: muoiono la mamma e la sorella maggiore.

Studi ginnasiali e liceali a Urbino e a Firenze. Università di Bologna. Subisce il fascino di idee anarchico-socialisteggianti (propagandista Andrea Costa); partecipa a manifestazioni, viene arrestato; questo avvenimento lo portò a una dolorosa rassegnazione e a una morbosa chiusura nel cerchio degli affetti familiari.
Laureatosi, inizia la carriera di professore in licei di varie città; 1885 a Massa costituisce il suo “nido familiare” con le sorelle Ida e Mariù, che si dedicano interamente a lui; 1891 pubblica la prima edizione di “Myricae” che prenderanno il titolo di “Poemi conviviali”. Vince la medaglia d’oro al concorso di poesia latina ad Amsterfam (vince per 13 volte). Nel 1895 la sua vita sconvolta è dal matrimonio di Ida, da lui vissuto come un tradimento e una violazione del “nido”. Si fidanza con la cugina Imelde ma Mariù farà fallire il progetto. Nel 1897 ottiene la cattedra di letteratura a Messina, nel 1903, quella di Pisa e successivamente ottiene la cattedra a Bologna dove muore nel 1912.

Il nido

La sua vita è dominata da un morboso legame con la famiglia, non creata con l’esperienza dell’amore e della paternità, ma con quella d’origine = nucleo di memorie e sangue, rifugio sicuro. La traduzione in termini simbolici si riscontra nel frequente ricorso all’immagine del nido, senza rapporti con l’esterno. A questa immagine si collega ossessionatamene il ricorrere del motivo dei morti, con una visione della vita raccolta nell’ambito della famiglia, gelosamente custodita e difesa. Idoleggiamento del nido e la chiusura sentimentale impediscono all’uomo Pascoli di crescere e lo blocca di fronte alla donna e all’eros in una situazione adolescenziale fatta di turbamenti e paure, attrazione/repulsione per l’ignoto, portando a un livello poetico le immagini di violenza e sangue o nella simbologia del fiore. La Fuga dalla storia e l'angoscioso smarrimento, sono sintomo del panico per i tempi che si annunziano, per il disastro che sta per cogliere il genere umano, per le mostruose metropoli, strumenti e sedi della schiavitù. La scienza non ha prodotto né felicità né la liberazione dell’uomo: ha fallito e ha rischiato di far fallire la fede; non l’ha data e non poteva darla. Questa posizione viene inserita nel generale orientamento del tempo, nella progressiva crisi delle certezze positivistiche: rifiuto della civiltà contemporanea = denominatore comune, che Pascoli concreticca in un ripiegamento intimistico (compiacimento vittimistico) o nel malinconico idoleggiamento della campagna e delle umili cose, sentite entrambe come un paradiso perduto. Il rifiuto della storia porta a una solitudine, all’autocommiserazione.

“Myricae”

Prima raccolta di liriche pubblicata nel 1891 ispirate alla vita di campagna. Comuni fiori di campo sottolineano la modestia e la quotidianità dei temi di queste liriche che colgono la vita agreste nell’avvicendarsi delle stagioni e nel succedesi delle ore e pullulano di particolari e di aspetti quotidiani: lavori nei campi, gesti comni e rituali; atteggiamento linguistico veristico: termine preciso, tecnico o gerghiale. Prima lettura è composta da bozzetti veristici. Ma il verismo di questi componimenti è apparente: il mondo campestre di Myricae è lo scenario sul quale proiettare inquietudini, smarrimenti, ansiose perplessità = dati “realistici” si caricano di significati e di simboli = “poetica degli oggetti”: scavo all’interno dei fenomeni per spremerne un’essenza, un misterioso messaggio. Il simbolismo di Myricae nasce da questa carica attributita all’oggetto o in esso scoperta. Nella sua produzione non c’è svolgimento o sviluppo: nello stesso tempo sperimenta modalità poetiche differenti. “Poemetti”, i “Canti di Catelvecchio”. Novità strutturale: riguarda l’impianto, l’architettura del componimento. “myricae” costituite da brevi componimenti che fissano un aspetto del reale; nei “Poemetti” e nei “Canti di Castelvecchio” prevale un intento narrativo: + ampiezza dei componimenti e ha una sua dinamicità. Specificità e novità di Pascoli: infrangere l’ordine logico della costante classico-razionalistica: è un poeta anticlassico per eccellenza.

Descrizione o narrazione non sono regolare da una comune logica o da una razionale congruenza, ma procedendo per eliminazione o per accostamento. Il nucleo del discorso non è mai esplicito: riferimenti verbali, ripetizioni, accostamento fra parole e rime, o assonanze.
Della novità di queste procedure vi è una teorizzazione nelle famose pagine de “Il fanciullino” dove la concezione della poesia come un’operazione estranea al logos, alla razionalità, come una capacità infantile di stupire, come una disposizione irrazionale. A questo rifiuto del logos è da collegare lo scadimento del tessuto sintattico. A compenso e supporto Pascoli ricorre a una fitta trama di rapporti fonici e ritmici: costruisce un’architettura che non aveva realizzato con la sintassi. Novità linguistica: Pascoli viola le norme tradizionali della comunicazione fondata sulla adozione di una lingua codificata e chiara a tutti, di un “linguaggio grammaticale”: egli ricorre a questo e a un linguaggio “a-grammaticale”, costituito da onomatopee con un valore simbolico (futurismo, dadaismo e surrealismo) più un linguaggio post grammaticale costituito da termini tecnici, cerchiali.
Pascoli mette sullo stesso piano il linguaggio a-grammaticale e pre grammaticale e il linguaggio grammaticale e il post grammaticale.
Uso del linguaggio normale: idea sicura e precisa dell’universo, determinato; dove i rapporti tra io e non-io, tra uomo e cosmo sono determinati. Il rapporto tra io e mondo in Pascoli è un rapporto critico.

Novità metrica

Anche quando resta entro i confini di una metrica tradizionale, Pascoli realizza un’operazione innovativa: versi e sistemi strofici tradizionali, in primo piano sotto il quale emerge la voce intensa e inquieta del “fanciullino”:il singolo verso o la struttura strofica sono dissolti dal di dentro nella loro compattezza armonica tradizionale e nella musicalità frantumate. Pascoli è un rivoluzionario nella tradizione: compresenza di due piani ritmici, uno vicino e scoperto e uno segreto e lontano. I capisaldi della poetica di Pascoli non subiscono variazioni: dolente perplessità di fronte alla vita e al mondo dominato dalla violenza e dal male; conoscenza del mistero; vagheggiamento di umbratile raccoglimento; mito e culto del nido come fuga dalla storia (idoleggiamento della campagna). Questi temi si traducono sul piano poetico in soluzioni e toni inficiati o da un eccessivo compiacimento vittimistico.

Poemi conviciali: Pascoli proietta questi temi e atteggiamenti verso il mondo classico e nei “Poemi” legge, nel destino degli eroi, quella precarietà del destino umano e quel mistero che prima aveva ravvisato e simboleggiato negli aspetti e nel quotidiano. Ricercatezza e “linguaggio antiquario”. Il mondo classico è usato da Pascoli per un ulteriore esemplificazione del destino di dolore e sofferenza e sconfitta cui l’uomo soggiace.

I Carmina

Il latino usato è qui un “inventato”: Pascoli fa incastri e collages dai più disparati testi classici (da opere di agricoltura a scritti di autori cristiani); andamento diseguale, frantumazione: carattere antiumanistico e anticlassico dell’operazione pascoliana. Dal “nido” familiare al “nido nazionale”: sviluppo dell’ideologia del nido: concepito prima in dimensione familiare, come un legame di memorie e sangue, difesa contro il male del mondo; successivamente viene concepito in una dimensione nazionale: attenzione al problema dell’emigrazione, esaltando il nido di tutti gli italiani, i cui componenti devono adoperarsi nella comune lotta contro le “nazioni ricche”: approda al nazionalismo, esalta l’impresa libica come “La grande proletaria si è mossa” (1911).

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