Analisi poesia “Il brivido”

“Il brivido” è una poesia di Giovanni Pascoli composta da 4 sestine che seguono lo schema metrico ABABCDC.
In questa poesia, Pascoli descrive la morte come un brivido che gli “corse le vene”. La poesia è il racconto del passaggio della morte accanto al poeta, passaggio rapido e percepito da egli stesso. Alla fine di ogni strofa ripete una stessa domanda, “Com’era?”. Ciò evoca un senso di non totale conoscenza della morte. Essa infatti è solamente passata di fianco al poeta ed egli non l’ha vista chiaramente. Nonostante non la si possa vedere e non la si conosca fino in fondo, la morte è descritta in maniera abbastanza accurata. La morte è un’ “ombra nera”, un’ “ombra di mosca”, impercettibile ma quando arriva nasconde tutto. E’ veloce è “come un uragano” silenzioso che passa e distrugge ogni cosa, svuotandola e togliendole la vita. L’unico che potrebbe descrivere realmente la morte è colui che poi chiude gli occhi per sempre, viene messo “sotterra” e non ha la possibilità di esprimere a nessuno come essa sia. La morte è buio, oscurità; questo è infatti il campo semantico della poesia, formato da parole come “nera”, “ombra”, “fosca”, “sera”. Anche il non aprire più gli occhi ricorda il buio. Pascoli per descriverla usa ben due similitudini, già accennate: una al verso 7 “Veduta vanita,/ com’ombra di mosca” e una al verso 14 “Tremenda e veloce/come un uragano”. Per scrivere la poesia Pascoli utilizza molti enjambements, il più forte al verso 19: “Chi vede lei,serra/ né apre più gli occhi”. Presenti alcune inversioni, come quella al verso 1 “mi corse le vene il ribrezzo”: qui il soggetto è messo per ultimo. Una forte antitesi al verso 17 (“silenzio e bufera”) è forse la descrizione più adatta per la morte: essa infatti è silenziosa, non avverte nessuno ma quando appare scatena una bufera.

Questa poesia si distacca un po’ dalle altre prodotte da Leopardi poiché è più cupa e non è una descrizione positiva come buona parte delle altre opere. Non descrive una scena di vita quotidiana ma tratta comunque di qualcosa che fa parte della vita, a cui noi non possiamo fuggire.

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