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Carducci, Giosuè

Appunto breve sul pensiero,la figura d'intellettuale e le opere del poeta Giosuè Carducci

E io lo dico a Skuola.net
Giosuè Carducci
Avverte il disagio di fronte alla realtà contemporanea che lo lascia deluso e insoddisfatto, ma egli trova una soluzione su piano formale e su quello delle idee fortemente diversa dalle scelte di tutte le altre correnti. D'altronde rifiuta le proposte degli scapigliati, di cui non condivide la contestazione dei valori morali, evita il Naturalismo, che gli si presenta come una degradazione della letteratura, e scansa il Romanticismo. La figura del Carducci ha un notevole rilievo sia per il modo in cui egli interpreta la sua epoca, sia per il valore della sua elaborazione formale. Formatosi attraverso uno studio dei classici, egli vede come primo obiettivo della sua opera di poeta la restaurazione della tradizione.
Carducci assume il ruolo di intellettuale polemico nei riguardi della società di cui denuncia le diffuse mancanze. Da questo atteggiamento trae origine la sua indignazione anche nei confronti della situazione politica italiana e in particolare per l'irrisolta questione della capitale romana.
Accanto alla poesia di ispirazione storica ha parallelo rilievo per il Carducci la poesia delle memorie personali, composta da nostalgie verso la giovinezza, dal rapporto con la natura. Nel Carducci si fondono esperienze diverse: il classicismo, l'eredità del romanticismo e il realismo.
Giosuè Carducci nato nel 1835 a Val di Castello, trascorse la giovinezza in Maremma. L'iniziazione agli studi gli venne fatta dal padre, medico condotto, che poi proseguì dagli Scolopi di Firenze, e dalla scuola normale di Pisa. Nel 1858 fondò il gruppo degli "amici pedanti"; scrisse in questi anni Juvenilia e Levia Gravia.
Ispirato al positivismo, nel 1863 scrisse l'inno A Satana. Si iscrisse in seguito alla massoneria e appoggiò apertamente Garibaldi; cominciata la repressione dei repubblicani, anche Carducci venne inquisito.
In questo tempo il poeta scrisse I Giambi ed Epodi, Ode alla regina d'Italia, Rime Nuove, Odi Barbare.
Morì nel 1907 a Bologna, dopo aver ricevuto il Nobel e il titolo di senatore d'Italia.
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