Il classicismo carducciano


La classicità è il filo conduttore della produzione poetica di Carducci, che si distacca sia dall’ultimo romanticismo sia dall’incipiente tendenza simbolista che nel secondo Ottocento caratterizzò la poesia europea, il poeta toscano, fiero delle sue ascendenze culturali tutte italiane e classiche, rifiutò nettamente i modelli letterari e culturali provenienti d’Oltralpe. La sua poesia, inoltre, espresse sempre una forte tensione verso l’impegno civile e verso una sanità di costumi che sembravano ormai perduti nei poeti della seconda generazione romantica, intenti a una poesia di pura evasione.
Il compito di questa sua poesia consisteva infatti nell’esaltazione dei valori legati all’amor di patria, al culto della libertà e dell’eroismo: motivi epico-storici ed epico-politici che rivelavano impietosamente il contrasto tra la grandezza di un certo passato, come l’età dei Comuni medievali e del Risorgimento, e la mediocrità del presente, con l’Italia postunitaria che sembrava aver tradito le aspettative che avevano ispirato i patrioti del Risorgimento. Tutto ciò fece sì che Carducci influisse non poco sulla letteratura italiana fra Ottocento e Novecento, guadagnandosi non a caso l’appellativo di “poeta-vate” della terza Italia (l’Italia del Risorgimento dopo l’Italia romana e quella dei Comuni), interpretando un certo disagio della borghesia italiana che, a causa della delusione storica per l’esito risorgimentale, si stava spostando su posizioni sempre più conservatrici.
L’esperienza carducciana, invece, intese ascriversi alla gloriosa tradizione segnata dai grandi poeti della nostra tradizione come Parini, Leopardi, Foscolo, Dante, Petrarca. La passione civile che animò sempre le sue poesie si tradusse nell’esaltazione del passato, quello della Roma repubblicana, ad esempio, o dei Comuni medievali, e in generale dell’antica virtù italiana e dei valori nazionali. Le posizioni di Carducci, che pure in vita fu molto amato dal pubblico (ricevette tra l’altro il premio Nobel per la letteratura), ne fecero un poeta isolato dal contesto letterario europeo a lui contemporaneo; la critica in seguito ha assunto nei suoi confronti posizioni contrastanti: Enrico Thovez, ad esempio, ne smaschera l’ingenua retorica patriottica, mentre Benedetto Croce lo considera addirittura l’ultimo “omeride” italiano, l’ultimo grande poeta della storia.
Le inquietudini del primo Novecento determinarono così il superamento della concezione carducciana della vita e dell’arte; conseguentemente si può affermare che il Carducci sul piano letterario, più che aprire il Novecento, ha chiuso l’Ottocento.
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