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Carducci

Nacque nel 1835 in Versilia da una famiglia borghese, visse libero in campagna a contatto con natura e questo influenzò molto il suo modo di scrivere. Completò gli studi, laureandosi in Lettere e iniziò ad insegnare nelle scuole. Passò poi all’università di Bologna dove rimase per 40 anni, collaborò con varie riviste culturali e visse tra studio e ricerca. Ottenne il premio nobel per la poesia nel 1906 e morì l’anno dopo. La sua carriera come scrittore attraversò due fasi: la prima, quella giovanile, durante il quale Carducci manifestò una chiara propensione verso la democrazia e la repubblica, osannava la Rivoluzione francese e si mostrò ostile all’Italia quando vinse di nuovo la destra storica; questa violenta opposizione gli costò anche una sospensione di un anno dall’insegnamento; inoltre era contro la corruzione del suo tempo, contro la chiesa che considerava come un oscurantismo medioevale, contro la mediocrità della classe politica, contro il progresso e la scienze, mentre invece si faceva sostenitore dei diritti del popolo.

La seconda fase, invece, nella maturità, vide un Carducci opposto, simpatizzante della monarchia ( tanto da aprire un circolo monarchico e da venir eletto senatore del regno) con le critiche a tutti coloro che lo avevano appoggiato nel periodo precedente; divenne conciliante con il papa e con il cattolicesimo e anche il suo populismo si trasformò tanto da denigrare la massa popolare. Anche la sua produzione poetica seguì lo stesso iter: negli anni giovanili manifestò un atteggiamento contrario al romanticismo a favore del classicismo, mentre più avanti rivelò dei tratti romantici come la nostalgia per l’infanzia, il senso della morte, la memoria del passato. Carducci rappresentava lo scrittore moralmente sano, che come tardo romantico cercava nell’esotico un rifugio da una realtà squallida e borghese. Ma comunque Carducci divenne, anche non volendo, il rappresentante di quella cultura borghese con la descrizione delle sue inquietudini che non raggiungevano la profondità dei romantici. Non fece emergere l’animo negativo dell’uomo ( come Baudelaire) e le sue produzioni furono accolte da un pubblico di media cultura. Le prime raccolte di poesie furono “Juvenilia” e “Levia Gravia”, “Giambi ed Epodi” ( satira sulla politica e sul malcostume), “Inno a Satana”, nelle quali parte da un linguaggio aulico e classicheggiante e piano, piano se ne allontana, esalta eroi come Garibaldi e poeti antichi come Orazio e manifesta il suo anticlericalismo. “ Le rime nuove” è una raccolta di poesie scritte dal 1861 al 1887 che nascono da spunti intimi sulla letteratura e sulla storia, tutte in rima.

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