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Giosué Carducci

Vita

Giosue nacque a Valdicastello, nella Versilia toscana, nel 1835. La sua infanzia la trascorse a Bolgheri, in Maremma. Il padre era medico condotto, e da lui ereditò la passione patriottica.
Studiò a Firenze e a Pisa. Qui si laureò in lettere presso la Scuola Normale.
Dopo gli studi consegui la sua carriera d’insegnante nel ginnasio di San Miniato, poi passò ad Arezzo e a Pistoia. Nel 1860 venne chiamato ad insegnare all’Università di Bologna fino al 1905.
I suoi interessi culturali si allargarono dal mondo classico al contemporaneo panorama europeo.
Nel corso degli anni, Carducci si oppone alla partecipazione del potere ecclesiastico nella vita politica, sociale e culturale del paese di gioventù. Accogliendo un punto di vista più moderato, accettò sia il Regno d’Italia sia la funzione civilizzatrice della chiesa. Dal 1867-79, dopo le sue opere giovanili “Giambi ed epodi”, pubblicò le grandi raccolte della maturità “Rime Nuove” e Odi barbare. Nel 1890 fu eletto senatore e raffigurò fino all’ultimo il ruoli do poeta-vate dell’Italia contemporanea. Nel 1906 fu il primo poeta a vincere il premio Nobel per la letteratura. L’anno successivo morì nella sua casa a Bologna.

La poetica


Carducci l’ultimo poeta- vate della letteratura italiana. Nelle sue raccolte esprime messaggi di valore universale, utilizzando forme metriche tradizionali. Nell’ ultima fase della sua produzione, non restò immune dall’influsso della nuova poesia quella simbolistica e parnassiana. Dopo di lui, a partire da Pascoli cessa per sempre la figura del poeta dotato di una forte personalità individuale, capace ad esprimere i valori universali e collettivi.

“Rime Nuove”

Questa raccolta venne pubblicata nel 1887 con la composizione di 105 componenti. I temi fondamentali che vengono trattati sono momenti autobiografici e squarci storici. Il poeta celebra eventi temporanei, i ricordi della giovinezza e della terra natale, e ritorna su fatti del Medioevo comunale e barbaro.
Questa poetica nasce da un atteggiamento antiromantico. Ma il culto della bellezza antica è in lui, più che altro, una reazione alla mediocrità contemporanea dell’Italia umbertina. In realtà, Carducci trae dai romantici l’amore per la natura e per la storia, la tensione alla libertà, e l’idea del letterato-maestro. Altri suoi temi sono la sofferta meditazione sul contrasto fra ideale e reale, vita e morte o il sentimento del continuo fluire del tempo.

Odi barbare

All’inizio pubblicò quest’opera in tre volumi, stampati dal 1877 in poi. I seguito le riordinò in un solo volume ( 1893). Il titolo rivela l’ammirazione del poeta per i Poemi Barbari del francese Charles Marie Leconte de Lisle, simbolista francese.
Con l’aggettivo “barbaro” si riferisce al fatto che le poesie suonerebbero “barbare” all’orecchio di un lettore greco o latino: infatti la sua metrica classica era “quantitativa” basata sull’alternanza tra sillabe, mentre i versi moderni obbediscono una metrica “accentuativa” cioè componibili dall’alternanza fra sillabe senza accento e sillabe accentate. Carducci approda a una composizione originale, il discorso è spesso singhiozzante e nervoso tale da esprimere il disagio di un impossibile ritorno all’amata antichità. L’opera ospita testi di contenuto civile e anche di contenuto personale e autobiografico.

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