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Carducci, Giosué - Vita, Opere scaricato 1 volte

Giosuè Carducci


Anni di studio e perido repubblicano (1835-60):
nacque a Valdicastello nel 1835, trascorse l'infanzia in Maremma; nel 1849 si sposta a Firenze, dove frequenta le scuole dei Padri Scolopi, acquisendo buona preparazione di retorica e letteratura. Nel 53 viene ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa e fonda con amici la società degli "Amici pedanti" che mira alla restaurazione del classicismo. Nel 56 si laurea in filosofia e filologia e pubblica la prima raccolta di Rime con pseudonimo Enotrio Romano. Dopo morte del fratello Dante e del padre, nel 58 si fa carico della famiglia. Insegna al liceo di Pistoia e sposa Elvira Menicucci, poi avrà figlia Beatrice. Nel 60 è nominato professore di eloquenza presso l'università di Bologna. Influenzato da lettura di storici repubblicani francesi (Michelet e Quinet) e da Heine, matura idee repubblicane e anticlericali. Frutto di questa ideologia è Inno a Satana (1863), che testimoni una condanna alla religione in nome del progresso e della scienza.

Svolta ideologica (1870-80):
all'inizio degli anni 70 muore la madre e poi il figlioletto Dante, per cui compone la lirica Pianto antico (1871). Pochi anni prima era uscita la raccolta Levia Gravia (Cose leggere e cose pesanti, ossimoro, 1868), ispirata alla poesia latina di Ovidio. Nel 71 esce il volume delle Poesie in cui sono comprese le Juvenilia. Nel 72 ha una relazione con Carolina Cristofori Piva, moglie di un colonnello dell'esercito, denominata Lina o Lidia nelle lettere e in alcune poesie. Nel 77 escono le Odi Barbare, prima raccolta di versi costruiti secondo gli schemi della metrica barbara.
Matura una svolta ideologica: con l'avvento al potere della Sinistra storica egli sente una profonda delusione nei confronti della politica italiana e della corruzione parlamentare; si avvicina alla monarchia, affascinato dalla regina Margherita e accetta di rivestire il ruolo di garante dell'unità italiana. Si sposta sempre più su posizioni conservatrici, aderendo alla politica di Crispi fino ad essere riconosciuto come il VATE dell'Italia umbertina.

Nell'82 pubblica le due raccolte poetiche Nuove odi Barbare e Giambi ed epodi. Escono poi i volumi di Confessioni e battaglie, che raccolgono gli scritti in prosa. Nell'87 pubblica le Rime nuove, raccolta di liriche ispirate ai metri della tradizione romanza, poi pubblica le Terze odi Barbare. Comincia a curare l'edizione completa delle Opere per l'editore Zanichelli di Bologna.
Nel 90 viene nominato senatore del Regno. Rime e Ritmi esce nel 99, insieme al commento alle Rime di Petrarca. Nel 1904 abbandona definitivamente l'insegnamento e due anni dopo riceve il premio Nobel per la letteratura. Muore nel 1907 a Bologna.

VATE: indovino, profeta, cantore
Nella tradizione: poeta di alta ispirazione, cantore di valori elevati e sacrali
Nella cultura romantico-risorgimentale e in Carducci: cantore di valori civili e patriottici, maestro e guida di una comunità nazionale

Pensiero e poetica:
è considerato uno degli ultimi rappresentanti della tradizione risorgimentale. Venne considerato il poeta-vate per eccellenza.
La profonda delusione maturata successivamente all'Unità, di fronte all'affermarsi di una politica trasformista e corrotta, alimenta in lui un atteggiamento profondamente critico nei confronti della realtà politico-sociale contemporanea, che si traduce in una vena polemica e satirica, incline alla condanna del tempo presente. Assume, a partire dalla seconda metà degli anni 70, posizioni sempre più conservatrici e filomonarchiche. La parabola carducciana si rivela esemplare per comprendere il processo di trasformazione e di crisi che investe la società e la borghesia italiana: dall'ideale risolgimentale di una nazione unita, essa approda al mito nazionalistico di un'Italia "forte" e al fragile sogno di una politica di potenza.

L'esperienza di Carducci si inscrive nel quadre della reazione al secondo Romanticismo in nome di un ritorno ai classici. Il classicismo carducciano è un atteggiamento culturale complesso che si muove nella letteretura tardo-romantica, come dimostrano i temi del Medioevo, o del rimpianto e della malinconia. Non si sottrae ad un confronto con la cultura europea più sensibile alla modernità, come dimostra la lettura di parnassiani francesi e di Baudelaire.
Alimenta una vena polemica contro il presente, giudicato mediocre e privo di eroismo. Il recupero dei classici asusme un connotato civile e porta alla celebrazione di epoche storiche, come quella romana, depositarie di alti valori di libertà. Nell'ultima fase della sua produzione prevale un senso di irrecuperabilità del classico, per cui al poeta non resta che cantarne nostalgicamente le rovine.

Motivi principali della polemica di Carducci che si oppone al romanticismo:
1. Avversione allo spiritualismo romantico, si spiega con una posizione anticlericale e radicale, di tipo repubblicano e giacobino, rivoluzionario, che Carducci abbraccia tra il 1850 e il 1860;
2. reazione al sentimentalismo, oppone i valori dell'equilibrio formale e dell'armonia al patetismo della seconda generazione di poeti romantici;
3. mito del poeta "artiere", esalta lo spirito del poeta che lavore come un artigiano della lingua e che segue delle regole, contro il mito del poeta creatore che rifiuta le regole. Si sente vicino al poeta latino Orazio, da cui riprende la formula del Labor limae e a cui si ispira per la sua sperimentazione metrica;
4. compito etico della poesia, il poeta deve esprimere alti sentimenti e ideali civili all'interno dei vincoli della struttura metrica e della rima. La poesia così recupera la tradizione classica e si attribuisce una missione civilizzatrice.

Incarna la figura del professore per eccellenza. Da lui prende le mosse la cosiddetta Scuola carducciana, un gruppo di amici e allievi del poeta, che con lui condividono gli ideali del classicismo. Nella sua importante attività di critico e professore scrive numerosi articoli e saggi. I suoi scritti il prosa possono essere distinti in tre gruppi:
1. scritti storici e critici, su problemi di carattere metrico, su aspetti linguistici e retorici;
2. scritti polemici, prosa aspra e aggressiva o ironica;

3. epistolario, in 21 volumi, emerge aspetto intimo, malinconico e pensoso.

La poesia:
nella sua prima raccolta di liriche Juvenilia, propone un ideale di classicismo, rifiutando il sentimentalismo del secondo Romanticismo. Guarda al passato come un esempio di vigore e di salute morale e civile, da contrapporre alla contemporaneità.
La raccolta Levia Gravia mette in luce un allargamento dell'orizzonte culturale e politico dell'autore in senso europeo e democratico, alimentato dalle letture di Mazzini e dagli scrittori politici francesi.
Dopo il 1860 si accosta agli ideali anticlericali e repubblicani, esaltando il libero pensiero laico soprattuto nell'Inno a Satana, che suscita scandalo per l'identificazione di Satana con le formedel progresso, del lavoro e della rivolta, e per la celebrazione della scienza opposta all'oscurantismo religioso.
Questo forte anticlericalismo è il presupposto di un'adesione del poeta alla massoneria, nella linea mazziniana in cui si riconoscono i delusi dal Risorgimento e successivamente della sua "conversione" alla monarchia.

A partire dalle Primavere elleniche, il classicismo di Carducci ricerca soluzioni più eleganti, ripiegandosi in atteggiamenti malinconici e turbamenti angosciosi.
Nelle Rime nuove vi è il senso del tedio e la negazione della solarità. La Maremma diviene il luogo della nostalgia e del rimpianto: il paesaggio maremmano riconduce il poeta alla sua fanciullezza, che contrasta con l'infelicità del presente.
Al tema della meditazione storica sono dedicate diverse poesie in prospettiva eroica e celebrativa.

Odi Barbare:
raccolta uscita nel 1877, il classicismo di Cardussi si trasforma in un estetismo vicino a certe suggestioni dei poeti parnassiani francesi, il movimento che sostiene il principio dell'arte per l'arte.

Il titolo della raccolta rinvia all'esperimento metrico a cui lavora, che consiste nel riprodurre i ritmi e i versi della metrica latina attraverso la metrica italiana. Queste liriche sono definite dall'autore "barbare" perché tali sonerebbero agli orecchi e al giudizio dei greci e dei romani. I risultati ottenuti sono di notevole interesse e aprono la strada al verso libero e alla rinuncia alla rima.
In alcune poesie si nota un ripiegamento interiore in cui emergono momenti di malinconia o si affaccia il pensiero della morte.
Nell'ultima raccolta Rime e ritmi, la retorica prende il sopravvento in componimenti di esaltazione monarchica e di ostentato patriottismo, vi sono anche qui momenti di malinconia e solitudine.

Metrica barbara:
barbaros: straniero
Metrica barbara: riproduce la metrica classica nella poesia italiana
Carducci: ricrea versi latini (basati sulla quantità sillabica) con i versi italiani, basati sul numero delle sillabe e sulla disposizione degli accenti
Evoluzione poetica successiva: favorisce l'uso del verso libero e della rima

Fasi
Eventi biografici
Pensiero e Poetica
1835-53
Infanzia e adolescenza; ingresso alla Scuola Normale di Pisa

1853-60
Fonda la società degli Amici Pedanti e si proclama Scudiero dei classici
Fase del classicismo di stampo scolastico; adesione agli ideali mazziniani e antiromantici; raccolta Juvenilia
1860-71
Ottiene la cattedra di Letteratura italiana all'Università di Bologna, dove si trasferisce
Fase del classicismo civile; adesione a ideali repubblicani e anticlericali; pubblica Inno a Satana e Levia Gravia; avvio della poesia satirica e polemica, raccolta poi in Giambi ed epodi
1872-89
Piena maturità e consacrazione a vate della Terza Italia.
Delusione politica e avvicinamento alla monarchia sabauda; adesione alla politica nazionalistica e imperialista di Crispi; fase della poesia della storia; tono nostalgico, ispirazione autobiografica; sperimentalismo formale e metrico con suggestioni moderne: Odi barbare; Rime nuove
1890-1907
Fase della monumentalizzazione del vate e dei riconoscimenti ufficiali; nomina a senatore d'Italia; nel 1906 ottiene il Nobel per la letteratura
Fase del classicismo retorico e patriottico; permane una vena elegiaca e malinconica; Rime e ritmi

Rime Nuove, Pianto antico:
fu composta nel giugno 1871 per la morte, avvenuta pochi mesi prima, del figlioletto di tre anni Dante, cui il poeta aveva già dedicato Funere mersit acerbo (si immerse in una morte prematura). Ha per tema il contrasto tra la natura, il melograno, che torna a fiorire ad ogni stagione e il poeta, pianta ormai inaridita dal dolore per la perdita del bimbo.
Il titolo allude ad un antico THRENOS (pianto, lamento funebre) in onore di Bione, attribuito al poeta greco Mosco, cui Carducci aggiunge l'aggettivo antico per indicare che il dolore che lo accompagna grava da molto tempo o per espremere l'antemporalità del dolore dinanzi alla morte.

Manifesta compostezza nel dolore, malinconia fredda, convinzione che questa è la vita.
Vermigli: rossi. Verde-vermigli: cromatismo; Gioia della vita
Da 1 a 8: Luogo in cui Dante giocava
Giardino solitario e muto
Poeta Mosco: passare delle stagioni: infinito (melograno)
opposto all'uomo che ha vita finita (Dante)
Percossa e inaridita: dalla morte, dalla volontà di vivere
Sepolto sotto terra, NEGRA: non luminosa

E' incentrata sul tema del contrasto tra il ciclo di perpetuo rinnovamento della natura (melograno)e la fine della vita del bambino, che ormai nulla può sottrarre alla fredda immobilità della morte. Il tema è di ascendenza classica.
Si possono individuare due campi semantici nei versi: da un lato quello che ruota intorno alla vitalità della natura; dall'altro il gelo della morte.
Le notazioni coloristiche relative all'albero risentono della freschezza del punto di vista del bambino, che pare attratto dal verde nitido delle foglie e dal rosso vivace dei fiori, con lo stupore e l'incanto dell'infanzia che esplora il mondo circostante e si protende con ingenuità e slancio verso le tinte calde e accese della natura.

Alla stazione in una mattina d'Autunno, Odi Barbare:
Treno a vapore, carbone, fuliggine, addio alla donna amata amante.
E' dedicata a Carolina Cristofori Piva, che amò e cantò sotto nome di Lidia o Lina. La poesia racconta della partenza della donna: il treno la sottrae agli occhi e agli abbracci del poeta. L'atmosfera è nebbiosa, la stagione autunnale sottolinea il carattere cupo e a tratti visionario del paesaggio. Al dolore della separazione si unisce la malinconia dell'autunno e dell'ora, enfatizzata dalla rievocazione di un'estate ridente e gioiosa, e degli attimi spensierati passati insieme.
Echi da poeti francesi decadenti.

Andamento quasi lugubre, atmosfera di sospensione, panorama triste e grigio, pioggia.
I fanali sono i lampioni che si inseguono, personificati come esseri umani.
L'accidia è l'indolenza.
Fischia: suono, onomatopea
Plumbeo: grigio
Versi 12-16: fa vidimare il biglietto dai controllori
Versi 20-24: paesaggio romantico simpatetico
Inno alla bellezza della donna che ha amato.
Io che rielabora l'ambientazione. Opposizione tra luce ed ombra, TRENO: negativo, progresso (II metà 800)
Unite la metrica italiana e quella classica.
Flashback: momento in cui l'ha conosciuta e amata
Da -sotto la pioggia- presente
stagione diversa: prima giugno, ora Autunno, pioggia
Si sente come un fantasma
Si avvicina a Leopardi nell'addio di sofferenza, vorrebbe scomparire
60: annullarmi per non soffrire all'infinito
La poesia è formata da due nuclei lirici distinti: da 37-48 risalgono al 25 giugno 1875 e rievocano un incontro con Lidia, avvenuto a Milano pochi giorni prima; il resto nasce tra il 17 ed il 31 dicembre 1876 dal ricordo autunnale della partenza di Lidia in treno del 23 ottobre 1873.

Il mondo reale è un allucinato sfondo davanti al quale gli esseri umani si aggirano con inquietudine. Il fragore del treno contribuisce a creace atmosfera malinconica di questa mattina nebbiosa, resa triste non tanto dalla partenza della donna ma dalla rivelazione del senso cosmico del tedio che avvolge ogni cosa e nel quale il poeta alla fine desidera sprofondare.
La bellezza di Lidia precipita in questa atmosfera.
Contrasto tra il lugubre presente e il più ridente passato apre la seconda sezione in cui viene rievocata un'estate felice di gioia e giovinezza, ormai inattingibile.
L'immagine femminile assume nella memoria una sostanza luminosa che si contrappone all'atmosfera tediosa della stazione in cui si sta avvenendo il distacco.
Al 49 si torna al presente, il paesaggio autunnale viene interiorizzato, il soggetto perde la certezza di sè e delle propre percezioni, la nebbia esterna si trasforma in tedio in cui l'io sembra smarrire il senso dell'essere.

Treno: icona dell'età positivista. Qui appare empio e orribile artefice del distacco della donna amata.

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