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Carducci nasce a Valdicastello (Versilia) il 27 luglio 1835. Trascorre l'infanzia in Maremma, dove la famiglia si era trasferita. Il padre era un medico condotto, e il figlio lo accompagnava per i paesi. Carducci conosce quindi il paesaggio e l'umanità. A 14 anni si sposta a Firenze dove frequenta le scuole dei Padri Scolopi, acquisendo una buona preparazione di retorica e letteratura. Viene ammesso alla scuola Normale di Pisa e nello stesso periodo con alcuni amici fonda la società degli Amici Pedanti, che mirava alla restaurazione del classicismo. Nel 1856 si laurea in filosofia e filologia e pubblica la sua prima raccolta di Rime sotto lo pseudonimo di Enotrio Romano. Dopo la morte del fratello e del padre si deve fare carico della famiglia: in questi anni insegna al liceo di Pistoia e sposa Elvira Menicucci, dalla quale avrà una figlia, Beatrice. Nel 1860 viene nominato professore di eloquenza (poi di letteratura italiana) all'università di Bologna. Segue un periodo in cui matura idee di tipo repubblicano e anticlericale influenzato dalla letteratura degli storici repubblicani francesi (Michelet e Quinet) e dal poeta romantico tedesco Heine. Frutto di questa ideologia é il componimento poetico Inno a Satana, che condanna la religione in nome del progresso e della scienza. A causa dei suoi atteggiamenti eversivi viene sospeso per due mesi e mezzo dall'insegnamento. All'inizio degli anni settanta muore la madre e poi l'amato figlioletto Dante, per il quale compone la lirica Pianto Antico. Nello stesso anno esce una raccolta di poesie che riscosse immediato successo Juvenilia. Intraprende una lunga relazione con Carolina Cristofori Piva, moglie di un colonnello denominata Livia o Lidia nelle lettere e in alcune poesie. Nel 1877 escono le Odi Barbare, raccolta di versi costruiti secondo la metrica classica antica. Nel frattempo sente una delusione data dall'avvento della sinistra storica nella politica italiana e dalla corruzione parlamentare. Per questo si avvicina alla monarchia, affascinato in modo particolare dalla regina Margherita. Accettò cosi di rivestire il ruolo di garante dell'unità d'Italia (Ode alla Regina d'Italia). Si sposta sempre più su posizioni conservatrici, aderisce alla politica di Crispi, fino ad essere riconosciuto vate dell'Italia umbertina (1880). Gli anni ottanta lo vedono impegnato nella pubblicazione di molte opere, sia in rima sia in prosa. Comincia anche a curare l'edizione completa delle opere per l'editore Zanichelli. Nel 1904 abbandona l'insegnamento e due anni dopo riceve il nobel per la letteratura. Muore a Bologna il 16 febbraio 1907.

Era innamorato dei classici, la sua idea, ad esempio nelle Odi Barbare, era quella di riprodurre il suono della metrica latina (il distico elegiaco).
I punti chiave sono nella vita di Carducci sono: l’importante figura del poeta vate e il fatto che egli appartiene ad un'epoca in cui c'è interesse per il progresso e per la scienza. Per lui ad esempio la figura del treno è simbolo della modernità, e ne parla nell’Inno a Satana.

Pianto Antico

Pianto antico è un lamento funebre che riprende il tema greco del Threnos, pianto, ideato dal poeta Siceliota (della Sicilia, sotto la Magna Grecia) Mosco vissuto nel II secolo aC.
A Pianto lui aggiunge antico, si pensa che questo sia un omaggio agli antichi ma anche che si riferisca all’antico dolore della perdita di un figlio.
Nelle prime due terzine sembra positivo, ma quando subentra il “muto orto” (giardino), dove non gioca più il figlio, si arriva ad una negatività, alla freddezza e al buio.
Si arriva poi al tema della sepoltura e infine al dolore del distacco.

Odi Barbare

Essendo Carducci, innamorato dei classici, decide di riprodurre il suono della metrica latina (il distico elegiaco, costituito da un esametro e un pentametro), dove l’ultima parola era sempre tronca.
Ricorse a ciò nella raccolta Odi Barbare. Barbaro, nel titolo, perchè, secondo lui, i Greci avrebbero ritenuto quest’opera barbara, cioè straniera, “non di lingua greca”.
Nevicata è tratta da questa raccolta ed espone il tema della morte (presagio di morte).

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