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Opere di Carducci


Iuvenilia


È la prima raccolta. Sono scritti giovanili che si rifanno agli autori latini e agli autori classici in generale. L'intento di Carducci è quello di contrapporre il presente al passato (come faceva Leopardi) gli untori di riferimento sono Orazio, Virgilio 
Si rifà anche a Dante, Alfieri e Parini. Inoltre più di ogni altro autore predilige Foscolo. 

Levia gravia


Raccoglie componimenti scritti tra il 61 e il 71. È evidente un maggior impegno e attenzione alle tematiche politiche. Alterna componimenti più leggeri a componimenti più impegnativi. Si intravede l'avvicinamento di Carducci alla politica all'attualità. Sta abbandonando motivi letterari.

 Nel 1863 scrive l'inno a Satana. È un componimento che si colloca tra i levia agraria e la raccolta successiva.
Carducci si pone contro l'oscurantismo del cristianesimo.

Gli epodi sono la raccolta che comprendono gli scritti tra il 1877 e il 1879. Per questa raccolta si può parlare di realismo classicistico. Abbiamo temi di attualità, ma viene ripreso il metro e il linguaggio degli antichi. 

La miglior raccolta sono le Rime nuove ed anche la più articolata (61-77)

Le odi barbare 


È una raccolta di testi tra il 77 e l'89. C'è maggiore attenzione per la storia di Roma: ritorna il tema storico, con però attenzione alla storia di Roma. Il titolo odi rimanda alla letteratura greca e latina. Carducci cerca di portare la metrica quantitativa Latina, in quella accentuativa  italiana. 

Rime e ritmi 


Sono l'ultima raccolta e anche quella meno riuscita. Sono l'esaltazione della monarchia sabauda. I toni sono oratori perché esprimono questa posizione di poeta ufficiale. 

Pianto antico


A lungo rimane senza titolo. Pianto antico perché è il pianto si sempre di tutti gli uomini, in particolare di tutti i padri che hanno perso un figlio. Il motivo centrale è il contrasto tra il risveglio della natura a primavera e la fine del figlio. 


Alcuni termini sono dei segnali che premono inquietudine pur in questo contesto sereno. Risuona in giardino l'orto delle grida gioiose del bambino. Nelle ultime due strofe abbiamo l'angoscia del poeta. La dispersione di Carducci è sottolineato dall'uso delle anafore che sottolineano la concitazione dei sentimenti del poeta. 
Il contrasto tra vita morte, luce e buio è sottolineato da un chiasmo

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