Ominide 85 punti

Davanti San Guido

Corrono verso il poeta e lo guardano
i cipressi alti e schietti che da Bolgheri
vanno a San Guido in doppia fila,
sembrano come giganti giovinetti in corsa.

Lo riconobbero, e tornato ormai
gli bisbigliarono con la cima piegata dal vento -
perché non scendi dal treno? Perché non ti fermi?
La sera è fresca e tu conosci molto bene questa strada.

Oh siediti alla nostra ombra profumata di resina
dove dal mare spira un vento impetuoso:
non ti conserviamo alcun rancore per le sassate
che tu ci lanciavi una volta: oh infondo non facevano male!

Portiamo ancora sui nostri rami i nidi degli usignoli:
perché fuggi così in fretta?
I passeri intrecciano voli in cielo alla sera
Intorno a noi. Oh fermati qui!

Bei cipresseti , cipresseti miei ,
fedeli amici della mia infanzia,

oh con quale gioia resterei con voi -
il poeta guardandoli così rispondeva - oh con quale piacere!

Ma, cipresseti miei, lasciatemi andare:
ora non è più il tempo della mia infanzia né della mia giovinezza.
Se voi poteste sapere! … non faccio per dire,
ma oggi sono diventato un uomo celebre.

Conosco e so tradurre il greco e il latino,
continuo a scrivere, sono colto e sono celebre;
non sono più, cipresseti miei, un ragazzo vivace,
e non tiro più sassate alle piante.

E specialmente alle piante. Un mormorio
ondeggiò dalle cime dei cipressi,
e il Sole che stava tramontando sorridente
brillò in mezzo al verde cupo della vegetazione.

Capii allora che i cipressi e il Sole
provavano un sentimento di pietà verso di me
e improvvisamente il mormorio delle piante si trasformò in parole:
Lo sappiamo bene: tu sei un pover uomo.

Lo sappiamo bene, è il vento che ce lo disse
perché lui porta con sé i sospiri degli uomini,
come dentro il tuo cuore eterne lotte
divampano e che tu non sai né puoi placare.

Alle querce e a noi qui tu puoi raccontare
la tua pena personale e il dolore degli uomini.
Guarda com’ è calmo e azzurro il mare
E come gli sorride il Sole che stava tramontando.

E com’ è pieno di voli questo tramonto,
e com’ è gioioso il canto dei passeri!
Di notte canteranno gli usignoli:
rimani, e i cattivi pensieri non seguire; (…)

Ed io - lontano oltre l’ Appennino, mi aspetta
la Titti – risposi; lasciatemi andare.

La Titti è come una passeretta,
ma non si veste di penne.

E mangia solo bacche di cipresso;
né io sono un imitatore di Manzoni
che riesce ad ottenere stipendi per vivere bene.
Addio, cipressi! Addio, dolce mio riparo!

Cosa vuoi che diciamo dunque nel cimitero
dove sta sepolta la tua nonna?
E i cipressi fuggivano e parevano un corteo funebre
che va via in fretta brontolando.

Dalla cima della collina allora, dal cimitero,
giù per il verde viale dei cipressi,
alta, maestosa, vestita di nero
mi parve di rivedere nonna Lucia … (…)

O nonna, o nonna! Quanto bella eri
quando ero ancora bambino! Raccontamela ancora,
raccontala a questo uomo saggio la fiaba
della fanciulla che cerca il suo amore perduto!

Sette paia di scarpe ho consumato
molto robuste per ritrovarti:
sette verghe di ferro ho consumato
per appoggiarmi nel percorso voluto dal destino:

sette fiasche di lacrime ho riempito,
sette lunghi anni di lacrime amare:
tu dormi e alle mie grida disperate
e al canto del gallo tu non vuoi svegliarti.

Deh, com’ è bella, o nonna, e com’ è vera
ancora la storia! Proprio così.
E quello che cercai tutti i giorni
in tanti e tanti anni inutilmente, è forse qui,

sotto questi cipressi, dove non spero,
dove non penso di riposarmi più:
forse, nonna, è nel vostro cimitero
tra questi alti cipressi solitario lassù.

Sbuffando fuggiva la locomotiva
mentre io così piangevo dentro il mio cuore;
e una bella schiera di puledri
correva, nitrendo lieta, dietro al treno.

Ma un asino grigio, rosicchiando un cardo
dal colore rosso e turchino, non si scomodò:
di tutto quel chiasso egli non degnò di uno sguardo
e a brucar l’erba seguitò serio e lento.

Registrati via email