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Leopardi, Giacomo - La poetica (3)

Appunto di Italiano con la descrizione della poetica di Giacomo Leopardi, i ricordi e la filosofia contenute nelle sue opere.

E io lo dico a Skuola.net
La poetica leopardiana

Per definire in modo esaustivo la poetica di Leopardi, si devono sicuramente citare tutti gli aspetti che concorrono a delineare la complessa visione dell’arte del poeta.
È scontato dire che per Leopardi la poesia occupava il ruolo più importante nella letteratura: infatti, si può affermare che Leopardi democratizza la poesia, a differenza di Manzoni che democratizza la prosa. Egli per i suoi componimento alterna, infatti, termini di uso quotidiano a termini dotti, per meglio rendere l’udibilità poetica.
Perché si studia Leopardi? Dal piccolo paese di Recanati, Leopardi elaborò uno dei pensieri più moderni in assoluto, con idee e critiche riscontrabili nella società odierna.
Leopardi difendeva gli antichi non come modelli letterari di razionalità e armonia da imitare, ma in quanto modelli morali, creatori di una poesia spontanea. Tale concezione trova risonanze profonde nelle annotazioni poetiche dello Zibaldone, scritte tra il 1817 e il 1819, dove Leopardi afferma che la poesia vera fu solo degli antichi, dei secoli Omerici, di un’età ingenua e fervida di fantasia, fanciullesca e mitica, in cui l’uomo viveva in armonia con la natura, fonte di felicità.
Con l’avvento della modernità, invece, l’equilibrio tra l’uomo e la natura si è rotto, a causa della ragione che ha fatto cadere le illusioni e svelato la vanità dell’esistenza e degli sforzi per raggiungere la felicità.
Ai moderni non resta che la sola poesia “sentimentale”, legata alla realtà interiore, che sola può ricreare, attraverso il ricordo, la poeticità delle sensazioni percepite nella fanciullezza.
Ed è proprio il ricordo ad assumere un valore particolare nelle poesie di Leopardi perché il poeta, proprio attraverso il ricordo, racconterà del suo paese Recanati, con il quale intrattiene un rapporto di amore e odio.
La poesia moderna può solo cercare di ricreare quella felice condizione che, presentandosi in modo vago, lontano e indeterminato sollecita la fantasia.
Mentre la filosofia positivista raggiungeva il suo più alto apice nella storia, Leopardi fu il primo a criticarla, mettendo in discussione il valore assoluto donato alla ragione e dunque alla scienza come dogma, profetizzando e dunque anticipando di quasi 50 anni il suo totale e definitivo declino.
Anticipatore di tematiche novecentesche, quali la crisi dell’identità, del dramma dell’esistenza e la crisi della ragione, Leopardi è considerato il padre del pessimismo occidentale, che con lui arriva fino alla forma più estrema, il Nichilismo secondo cui l’uomo è niente.
Leopardi aveva capito che la poesia stava morendo, che la ragione stava prendendo il posto della fantasia e dunque della poesia. Del Romanticismo Leopardi condivide l’esaltazione dell’io, il titanismo e la concezione della vita come dolore, ma non condivide assolutamente lo spiritualismo, la religiosità e l’amore per il vero. L’esperienza soggettiva del dolore fisico, del disagio familiare e dell’insofferenza nei confronti dell’ambiente provinciale di Recanati determinarono nel poeta una visione pessimistica della condizione umana.
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