Daniele di Daniele
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Gabriele D'Annunzio, la pioggia nel pineto. Poesia e parafrasi della poesia di D'Annunzio, componimento poetico sinfonico, grazie all'utilizzo della musicalità delle parole

La pioggia nel pineto è una celebre poesia scritta dal poeta abruzzese Gabriele D'Annunzio nel 1902 presso la sua celebre abitazione in Versilia. La lirica fa parte della raccolta di poesie nota come Alcyone: questa raccolta contiene le liriche composte dal poeta nel periodo di tempo compreso tra il 1902 e il 1912. Nel testo poetico ciò che colpisce più di ogni altra cosa è l'utilizzo delle parole che rendono un'idea di musicalità e di sonoro: per esempio vengono riprodotti i rumori che rendono meglio l'idea dello scròscio della pioggia, viene anche riprodotto abilmente il canto delle cicale per esempio, il verso della rana nel momento stesso che ha smesso di piovere.
Molto importante è anche la resa del colore della vegetazione circostante attraverso l'utilizzo di parole molto vivide, precise e dettagliate che rendono l'idea di come sia la vegetazione circostante. Molto ricorrente è per esempio l'uso del verde come colore per rendere l'idea delle piante che sono presenti nel luogo descritto. Questa è una delle liriche più conosciute di Gabriele D'Annunzio e una delle più apprezzate.

Indice

La pioggia nel pineto
Testo de La pioggia nel pineto
Spiegazione de La pioggia nel pineto
Analisi de La pioggia nel pineto
I nuclei tematici
Le caratteristiche dello stile
La parafrasi de La pioggia del pineto
Commento La pioggia nel pineto
Gabriele D'Annunzio
Descrizione de La pioggia nel pineto

La pioggia nel pineto


Viene presentata la poesia e la parafrasi della poesia scritta dal poeta Gabriele D'Annunzio, "La pioggia nel pineto". E' un componimento poetico che rende l'idea di una composizione sinfonica. Il poeta, infatti, attraverso l'uso accurato della parola sembra riprodurre delle vivide sonorità, rumori che sono prodotti dallo scròscio della pioggia sulla vegetazione circostante. La musicalità viene riprodotta anche dal canto delle cicale, dal verso di una rana nel momento in cui smette di piovere. Molto accurata è anche la rappresentazione delle sfumature di colore attraverso la descrizione precisa della vegetazione (per esempio ricorrente è l'utilizzo del colore verde).

Testo de La pioggia nel pineto


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Spiegazione de La pioggia nel pineto


“La pioggia nel pineto” è una tra le più belle poesie di D’Annunzio. E’ rivolta alla donna amata, Ermione. La scena si svolge in un bosco, nei pressi del litorale toscano, sotto la pioggia estiva. Il poeta passeggia con la sua donna, Ermione e la invita a stare in silenzio per sentire la musica delle gocce che cadono sul fogliame degli alberi. Inebriati dalla pioggia e dalla melodia della natura, il poeta e la sua donna si abbandonano al piacere delle sensazioni con un’adesione così totale che a poco a poco subiscono una metamorfosi fiabesca e si trasformano in creature vegetali.
La poesia La pioggia nel pineto è ricca di enjambement e similitudini. Le rime sono libere e sono presenti molte onomatopee.

Analisi de La pioggia nel pineto


Taci (il poeta si rivolge a Ermione). Sulle soglie del bosco non sento parole umane; ma sento parole più nuove, suoni prodotti dalle prime gocce di pioggia sulle foglie. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove sugli arbusti in riva al mare, piove sui pini con la corteccia ruvida, piove sui mirti divini (nell’antichità era sacro a Venere), sulle ginestre spendenti grazie ai fiori ora rinchiusi per la pioggia, sui ginepri folti di bacche profumate, piove sui nostri volti che sembrano diventare elementi della selva, piove sulle nostre mani, sui nostri abiti leggeri, sui freschi pensieri che l’anima nuova schiude, sulle illusioni della vita e dell’amore che ieri t’illuse, che oggi m’illude, o Ermione.

Senti? La pioggia cade sul fogliame con un crepitio che dura e varia nell’aria a seconda delle chiome degli alberi. Ascolta. Risponde alla pioggia il canto delle cicale che il pianto dell’austro (vento del sud) non impaurisce neanche il cielo grigio. E il pino ha un suono, e il mirto un altro suono, e il ginepro un altro ancora, gli alberi sembrano degli strumenti musicali suonati dalla pioggia. E noi siamo immersi nello spirito della selva (il poeta e la sua compagna si sentono penetrati dalla vita vegetali: è incominciata la loro metamorfosi), come gli alberi; e il tuo volto inebriato di felicità è tutto bagnato come una foglia, e i tuoi capelli profumano come le chiare ginestra, o creatura terrestre che hai nome Ermione.

Ascolta, ascolta. Il canto delle cicale a poco a poco viene sovrastato dalla pioggia che cade più fitta; ma un canto vi si mescola più roco che sale, nell’umida ombra lontana. Più sordo più fioco diventa più debole e poi sparisce. Non si sente il suono del mare. Si sente il crosciare della pioggia sugli alberi che purifica il croscio che varia secondo la grandezza della chioma dell’albero. Ascolta. La cicala è muta; ma la figlia del fango, la rana canta nell’ombra più fonda, chi sa dove, chi sa dove! E piove sulle tue ciglia Ermione.

Piove sulle tue ciglia nere, tanto che sembra che stai piangendo ma di piacere; sembra che tu esca dalla corteccia. E tutta la vita è in fresca aulente, il cuore è come una pesca non ancora colta, tra le palpebre gli occhi sono come delle sorgenti, i denti nelle gengive sono come mandorle acerbe. E andiamo da una macchia all’altra tra gli arbusti o abbracciati o disciolti (e gli sterpi aggrovigliati ci impediscono il movimento alle caviglie) chi sa dove, chi sa dove! E piove sui nostri volti che sembrano diventare elementi della selva, piove sulle nostre mani, sui nostri abiti leggeri, sui freschi pensieri che l’anima nuova schiude, sulle illusioni della vita e dell’amore che ieri t’illuse, che oggi m’illude, o Ermione.

I nuclei tematici


Il poeta e la donna amata si trovano in una pineta della Versilia sotto la pioggia estiva e, vagando senza meta, si immedesimano nella natura e nelle sue voci. Nella lirica si intrecciano i temi della metamorfosi, dell'amore, della funzione musicale ed evocatrice della parola poetica.
Le voci misteriose della natura. Il poeta invita Ermione a tacere e ad ascoltare la musica della pioggia. Egli è attento a cogliere le sfumature più diverse e le varie modulazioni che le gocce di pioggia producono sulle piante del bosco. A questo concerto della pioggia partecipano anche le cicale con il loro canto e le rane, il cui verso sordo e roco si spegne nell'ombra di un luogo lontano e indeterminato (il chi sa dove, chi sa dove vuole creare un'impressione di lontananza favolosa).
La metamorfosi. La sinfonia dei suoni conduce gradualmente l'uomo e la donna in una dimensione di sogno, entro la quale awengono i riti metamorfici. Dapprima si confondono con il bosco (piove su i nostri vòlti silvan,), poi Ermione è paragonata agli elementi della natura (il volto come una foglia, le chiome come le ginestre), diventa quasi una ninfa del bosco (virente), infine si fondono entrambi con gli elementi della natura, sentendosi parte viva e integrante di essa: il cuore è come una pèsca, gli occhi sono come sorgenti, i denti sono mandorle acerbe. La lirica si chiude con la ripresa del tema della pioggia, quasi a prolungare quello stato di estasi cui sono pervenuti il poeta e la sua compagna.
Il panismo. La metamorfosi è uno dei temi di Alcyone e viene definita panismo (da Pan, dio greco della natura, una sorta di satiro certi barba, corna e zampe di capro), cioè identificazione dell'uomo con la vita vegetale. Il panismo dannunziano tende ad umanizzare la
natura, a coglierne il richiamo attraverso gli organi di senso; in essa l'individuo si espande gioiosamente con una identificazione prima fisica e poi spirituale.
L'amore. li poeta non esprime sentimenti profondi, l'amore è sentito come un'illusione e la vita appare fuggevole. La "favola bella" illuse e continua ad illudere i due protagonisti, il loro "ieri" ed il loro "oggi" sono distinti anche se identici (t'illuse..., m'illude, m'illuse... t'illude), l'or congiunti or disciolti indica che tra loro si alterna l'unione all'estraneità dei sentimenti.

Le caratteristiche dello stile


La parola evocativa. Il lessico è semplice ma costellato qua e là di termini ricercati (tamerici, mirti) e di registro alto, per l'uso particolare degli aggettivi (salmastre ed arse, scagliosi e irti, divini, fulgenti di fiori accoIt folti di coccole aulenti, solitaria verdura). li linguaggio poetico traduce in parola i suoni della natura, la parola è la formula magica che rivela l'essenza della realtà.
La parola è usata più per la sua musicalità che per il significatò referenziale e la corrispondenza parola-natura è realizzata in un accordo di suoni, di rime interne (mane, lontane; canto, pianto; dita, vita), di assonanze (parole... nuove; illuse... illude), consonanze (secondo... fronde), allitterazioni (piove..., pini... ginestre... ginepri) e termini onomatopeici (salmastre ed arse, fulgenti, coccole, crepitìo, croscio), che privilegiano il suono sul senso.
Le simmetrie sintattiche. Ogni strofa comprende più periodi e la sintassi, con proposizioni coordinate brevi, è spezzata dagli enjambements, che contemporaneamente dilatano il verso. La struttura è basata sulla enumerazione, ad esempio la ripetizione della parola-chiave piove costruisce una simmetria sintattica, esprime fonicamente il ritmo uguale della pioggia e si arricchisce di immagini nuove, che comunicano la partecipazione alla vita della natura.
Piove..., su elementi naturali (tamerici, pini, mirti, ginestre, ginepri);
piove..., su elementi umani (i nostri volti siivani, le nostre mani, i nostri vestimenti);
piove..., su elementi sentimentali (i freschi pensieri, la favola bella).

Quest'opera, scritta nell'estate del 1902, spiega molto bene il panismo, presentando il concetto di metamorfosi, un processo che i due protagonisti della poesia subiranno. D’annunzio descrive la passeggiata fatta con la donna amata in una pineta presso il mare durante un temporale estivo. Il nome della ragazza, Ermione, è un nome tipico delle opere greche. D'Annunzio descrive con particolare maestria i suoni prodotti dalla pioggia, dagli alberi e dagli animali. La poesia è divisa in quattro strofe, che descrivono i vari momenti della metamorfosi: il processo che porterà lui ed
Ermione a trasformarsi da uomini a vegetali. La prima tappa è quella del silenzio, fondamentale per estraniarsi dal mondo umano e percepire i suoni “non umani” della natura.

La parafrasi de La pioggia del pineto



Taci. All'inizio del bosco non sento parole che puoi definire umane,
ma sento parole più nuove che vengono espresse dalle foglie e dalle gocce lontane.
Ascolta. Piove dalle nuvole sparse.
Piove sulle tamerici (la tamerice è una tipica pianta di pineta) salmastre e aride,
piove sui pini dai tronchi a scaglie e dagli aghi pungenti,
piove sui mirti divini (era un arbusto sacro a Venere),
sulle ginestre brillanti di fiori a grappoli, sui ginepri pieni di bacche odorose,
piove sui nostri volti silvestri (quest'oggettivo introduce la metamorfosi),
piove sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri,
e sui pensieri freschi che l'anima rinnovata fa nascere sulla bella favola (da favola dell'amore)
che ieri chi illuse (Illudere in questo caso è inteso come significato latino cioè di ludus, gioco). e che oggi illude me, o Ermione. (La ripetizione della parola piove è una metafora, allo scopo di dare cadenza la poesia, come in un rito; D’Annunzio conclude tutte le strofe col nome “Ermione”).
Senti? La pioggia cade sulla vegetazione solitaria con uno scrosciare (termine onomatopeico) costante e varia che varia a seconda che cada su rami più o meno radi.
Ascolta. Risponde a questo pianto (il pianto della pioggia) il canto delle cicale che nè la pioggia portata dall'austro (un vento del sud),
nè il cielo grigio impauriscono.
E il pino ha un suono, il mirto ha un altro suono, il ginepro un altro ancora,
come strumenti diversi suonati da innumerevoli mani,
e noi siamo immersi nell'anima del bosco partecipi della vita del bosco e il tuo volto inebriato è bagnato dalla pioggia come una foglia,
i tuoi capelli profumano come le ginestre chiare, o creatura della terra, che hai nome
Ermione. (Questa strofa descrive l'inizio dello metamorfosi).
Ascolta. Ascolta.
Il canto armonioso delle cicale nell'aria a poco a poco si attutisce sotto la pioggia che cresce; ma vi si mescola un'altro canto, più roco, che sale da laggiù,dalle profondità del bosco.
Più attutito e più sottile (il canto delle cicale) si affievolisce, si spegne.
Resta solo una nota (una cicala) a tremare, si spegne, poi riemerge, trema, si spegne.
Non si sente la voce del mare.
Ora si sente su tutti gli alberi lo scrosciare della pioggia argentea (l'aggettivo argentea è in grado di richiamare sia sensazioni visive che uditive), che purifica e questo scrosciare varia a seconda delle fronde degli alberi più o meno folte.
La figlia dell'aria (la cicala) è in silenzio, ma figlia del fango, la rana, canta nell'ombra più profonda chissà dove, chissà dove.
Piove sulle tue ciglia, o Ermione.
Piove sulle tue ciglia nere così che sembra che tu pianga, ma di piacere, non bianca di carnagione,ma quasi divenuta verde sembra che tu esca dalla corteccia di un albero (la metamorfosiè nella sua fase più importante) e tutta la vita in noi è rinascita profumata,
il cuore nel petto è come una pesca non toccata (perfetta), tra le palpebre gli occhi sono come delle sorgenti tra le erbe, i denti negli alveoli sono come mandorle acerbe (bianchissimi).
E noi andiamo da una macchia di arbusti all'altra, ora uniti, ora separati, [e la forza resistente degli arbusti intricati ci avvinghia le caviglie, ci impiglia le ginocchia] chissà dove, chissà dove (si fanno trascinare dalla notura).
Piove sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri, sui pensieri freschi che anima rinnovata fa nascere, sulla bella favola che ieri mi illuse e che oggi illude te, o Ermione.

Commento La pioggia nel pineto


Questa poesia è stata scritta da Gabriele D`Annunzio, ed il tema centrale della poesia è la pioggia estiva che cadendo sulla pineta deserta, vicino al mare, dà vita a una miriade di suoni. Il poeta e` in compagnia della donna amata, Ermione, e la invita a tacere per ascoltare l`armonia che si leva dalla vegetazione battuta dalla pioggia. Tutti tesi a percepire ogni suono, ogni minima sensazione, i due amanti si immedesimano sempre più nel paesaggio fino a subire una "metamorfosi", fino a trasformarsi e divenire un tutt'uno con la natura.

La struttura musicale della poesia esprime il tipico intento decadentista di trasformare le parole in musica, e in questo caso nella musica “reale” composta dalla pioggia.

La prima strofa inizia con un breve preludio, poi introduce il tema musicale della pioggia che cade incessantemente sulle diverse presenze vegetali (tamerici, pini, mirti…). Nel quadro proposto le figure umane risultano anch’esse un elemento del paesaggio immobile lambito dalla pioggia (“piove su i nostri volti silvani”).

La seconda strofa dà forma alla metafora sottesa che lega il suono delle gocce agli strumenti di un’orchestra, e ad essi si lega, poi, la voce “solista” delle cicale in canto (“Risponde / al pianto il canto / delle cicale”). Di nuovo la strofa si chiude con le due figure umane - Ermione e il poeta - che immerse nel paesaggio si identificano con la vegetazione (i due sono viventi “d’arborea vita”).

La terza strofa vede ridursi il canto delle cicale e sostituirsi ad esso il nuovo timbro roco delle rane (“ma un canto vi si mesce / più roco / che di laggiù sale / dall’umida ombra remota”, “la figlia / del limo lontana / la rana, / canta nell’ombra più fonda”). In conclusione ricorre per la terza ed ultima volta il motivo delle figure umane fradice di pioggia (“E piove su le tue ciglia, / Ermione”), ma questa volta viene ripreso e sviluppato dalla strofa successiva, che pone fine al componimento.

La metrica libera della poesia cela una seconda trama metrica sotterranea, il cui ritmo resta avvertibile al di sotto della prima. Il largo impiego (pur sempre libero) di consonanze e ripetizioni dà, poi, un tono musicale ai versi, specialmente ove ricorrono le rime baciate (“silvani” / “mani”, “leggieri” / “pensieri”, “novella” / “bella”) o assonanze come “varia nell’aria”, “al pianto il canto”, “più folta men folta”. Meno appariscente ma ugualmente essenziale è il contributo musicale della modulazione fonica: D’Annunzia pone le vocali “a” e “o” nelle sedi foniche dei versi per dare o un tono chiaro o un tono cupo ai concetti espressi. A tal proposito è significativo l’esempio delle cicale dal canto limpido (“al pianto il canto / delle cicale / che il pianto australe”) e delle rane più cupe e roche (“dall’umida ombra remota”, “nell’ombra più fonda”). Si nota poi il continuo ricorrere di procedimenti retorici: l’anafora (l’insistente ripetersi del “piove” nella prima strofa), l’epifora (il “calando” del canto delle cicale), la triplice ripetizione a fine verso della clausola “si spegne”, allitterazioni (le assonanze nei versi “ciel cinerino”, “spirto silvestre”, “limo lontana”) e paronomasie (“ombra”, “fronda”). Infine, l’impiego di interlocuzioni a capo dei versi (“Taci”, “Ascolta”, “Odi?”), che sembrano invitare Ermione a partecipare al mistero della fusione con il mondo vegetale, và interpretato come il messaggio ideologica del poeta. Al di là del virtuosismo, infatti, il componimento vuole comunicare l’idea di un’esistenza oltreumana mediante le parole nuove della pioggia “che monda”.

Gabriele D'Annunzio


Uno dei massimi esponenti della narrativa decadente è GABRIELE D’ANNUNZIO.
Egli nacque a Pescara nel 1863, da agiata famiglia. A undici anni lasciò la terra natale per studiare in un prestigioso collegio. Ancora adolescente pubblicò un volume di versi, PRIMO VERE, che gli procurò un’ammonizione dai professori per l’eccessiva libertà dei temi e del linguaggio. Per pubblicizzare l’opera, il poeta arrivò a diffondere sui giornali la notizia della propria morte, suscitando il compianto; poi ne fece pubblicare la smentita.
Divenuto celebre e conseguita la licenza liceale, si trasferì a Roma, dove si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia. A Roma venne subito accolto nell’ambito della società letteraria dove si distinse per i suoi articoli giornalistici e per le sue avventure galanti.
Tra il 1889 e il 1890, D’Annunzio fu chiamato a prestare servizio militare; in questo frattempo si dedicò a nuovi esperimenti narrativi, che accolsero la lezione dei grandi romanzieri russi, apprendendo da loro il tema della purezza e della bontà d’animo.
L’incontro con Nietzsche fu l’avvio di una nuova poetica che la applicò alla figura del poeta considerandolo al di sopra di ogni uomo libero da ogni regola.
Contemporanea all’esperienza politica si dedicò all’attività teatrale con il proposito di rivolgersi a un pubblico di massa di cui intendeva plasmare ed eccitare le emozioni.
Gran parte della sua produzione drammatica fu ispirata alla relazione passionale e artistica con Eleonora Duse, alla quale affidò l’interpretazione di alcune sue opere.
Dopo la pubblicazione nel 1910, Forse che si forse che no, D’Annunzio si trasferì in Francia per sfuggire ai suoi numerosi creditori e qui rimase fino allo scoppio della guerra.
Ritornò in Italia nel 1915 e, nonostante l’età, volle arruolarsi.
Nel 1920, a guerra finita, progettò e condusse un’impresa che vedevano assegnate alla Jugoslavia Dalmazia e Fiume. D’Annunziò riuscì ad occupare la città, fin tanto che il governo italiano non lo costrinse ad abbandonarla.
Deluso dagli ultimi avvenimenti, egli si ritirò nella sua villa a Gardone, dove rimase fino alla morte(1938).

Descrizione de La pioggia nel pineto


Una delle liriche più note di D’Annunzio è “La pioggia nel pineto”. Qui la poesia diventa musica. Essa appartiene alla sezione centrale di Alcyone, dedicata all’estate e alla celebrazione della natura come fonte di ispirazione e di sollievo per l’uomo.

Autori che hanno contribuito al presente documento:
kli, eddie guerrero, demetea, blakman, SteDV, Pinturicchio98.
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