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D’Annunzio rappresentante del Decadentismo

L’Opera di Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è caratterizzata da un eclettismo straordinario. Sorretto da un instancabile furore creativo D’Annunzio affrontò tutte le forme e tutti i generi letterari: dalla novella alla lirica, dal teatro al romanzo.
Fu un uomo attento e disponibile a recepire novità e suggestioni di qualsiasi provenienza, proprio per questo motivo spesso venne accusato di plagio.
Il principale pregio di Gabriele D’Annunzio era quello di intuire immediatamente quali fossero i gusti dominanti e di adattarsi con prontezza raccogliendo i favori del pubblico. A ciò contribuì il suo stesso stile di vita, improntato al lusso, alla stravaganza, alla mondanità, all’adesione alle nuove mode e alle innovazioni tecnologiche.
Gabriele D’Annunzio è uno dei principali rappresentati del Decadentismo italiano.

Con il termine Decadentismo si intende un movimento artistico e letterario, che si contrappone alla razionalità del positivismo.
Il termine "Decadente" fu, in origine usato in senso dispregiativo, per indicare giovani poeti che vivevano fuori dalle norme comuni, considerati appunto simboli di una "decadenza sociale" che disprezzava il progresso e la fede nella scienza del positivismo. Più tardi passò a designare la dilagante "decadenza" della società materialista di fine secolo.
Questo movimento, cioè il Decadentismo, diede origine a diverse correnti o poetiche particolari.
Fra le tante analizziamo:
- l’estetismo;
- il superomismo;
- l’antropomorfismo;
- il vitalismo panico.

L’estetismo
L'estetismo è un movimento artistico ma soprattutto letterario sorto in Francia nella seconda metà dell'800. Questa corrente culturale si fonda sull'imperativo dell'"l'arte per l'arte", vedendo dunque in questa l'unico e sommo fine della letteratura. Inoltre l’Estetismo si basa sul culto della bellezza e tende a rendere l’artista eccezionale. L’unico valore morale del movimento è il “bello”. Nasce quindi la figura del Dandy, l'eccentrico che si diverte a stupire il pubblico con atteggiamenti trasgressivi. Si dà vita, quindi, al Dandismo ovvero a uno stile di vita basato sull’eleganza e sulla raffinatezza del comportamento esteriore.
L’Estetismo viene spesso considerata la più frivola delle correnti affini al Decadentismo, in quanto il solo scopo è quello di esaltare il gusto del bello e dell'arte, tanto da mettere i valori sociali e familiari in secondo piano. Tra gli esponenti di questa corrente, oltre a Gabriele D’Annunzio, ricordiamo Oscar Wilde con "Il ritratto di Dorian Gray".

Per meglio capire il concetto di Estetismo dannunziano, analizziamo l’opera “il Piacere” composta nel 1889.

In quest’opera il valore assoluto del Piacere è l'arte, la quale rappresenta per Andrea Sperelli (protagonista dell’opera) un programma estetico e un modello di vita, a cui subordina tutto il resto, giungendo alla corruzione fisica e morale. È, insomma, la realizzazione di un'elevazione sociale e di quel processo psicologico che affina i sensi e le sensazioni.
Riportiamo alcune frasi in cui sono spiegati questi concetti:
- “Bisogna fare la propria vita come si fa un'opera d'arte”;
- “La volontà aveva ceduto lo scettro agli istinti”;
- “La concezione della Bellezza è l’asse del loro essere interiore, intorno a cui tutte le loro passioni ruotano”.
Dopo la convalescenza, successiva alla ferita procuratasi a causa di un duello, Andrea Sperelli scopre che l'unico amore possibile è quello dell’arte.
Il culto profondo e appassionato dell’arte, diventa per Andrea l’unica ragione di vita.

Il superomismo
Una caratteristica fondamentale dell’ideologia di D’Annunzio, che traspare spesso dai suoi scritti, è ciò che viene chiamato “superomismo”.
All’inizio degli anni ’90 D’Annunzio legge alcuni scritti del filosofo tedesco Nietzsche, invaghendosi e interpretando in modo personale la sua teoria del “super uomo”. Nietzsche sosteneva che l’uomo comune è schiavo di una morale che lo rende avido, incapace di decidere, che lo trasforma in servo. Sosteneva che la morale cristiana è una morale da schiavo, ma l’uomo comune non può fare a meno di una morale, ha bisogno che gli si dica cosa è giusto e cosa è sbagliato. Pochi uomini sono capaci di decidere il proprio destino, e proprio per questa loro capacità possono e devono prescindere dalla morale comune. Questi sono i “super uomini” di Nietzsche, coloro che procedono al di là delle convenzioni e dei pregiudizi che attanagliano l'uomo.

D’Annunzio dà un’interpretazione superficiale a questa teoria: i superuomini sono superiori, e per questo è giustificata la violenza, l’autoritarismo, il sopruso, in questi uomini. È comunque grazie ai testi di Nietzsche che D’Annunzio si convince della necessità di agire sulle masse ed abbandonare la passiva contemplazione di tutto ciò che è bello.
Per meglio capire il concetto di Superomismo, analizziamo nuovamente l’opera “il Piacere” composta nel 1889.
In quest’opera si fa esplicitamente riferimento ad un uomo (Andrea Sperelli) colto, spregiudicato, cosciente della propria superiorità e tendente alla follia.
Il superomismo è una forza interiore, capace di spezzare le catene delle consuetudini e delle norme imposte.

Il Vitalismo Panico
Il vitalismo è una corrente di pensiero che esalta la vita intesa principalmente come forza energetica e fenomeno spirituale, al di là del suo aspetto biologico materiale.
Il Vitalismo Panico si esprime nella volontà di adorare la natura sensibile e di confondersi in essa.
Per meglio capire il concetto di Vitalismo Panico facciamo riferimento a due liriche composte da Gabriele D’Annunzio:

- la pioggia nel pineto;
- la sera fiesolana.
La pioggia nel pineto, composta nel 1904, racconta che il poeta si trova con una donna, dal nome letterario di Ermione, identificabile con l’attrice Eleonora Duse, nella pineta sotto la pioggia estiva. Entrambi ascoltano in silenzio le gocce di pioggia che cadono sui rami e sulle foglie, intonando una musica nuova e suggestiva.
Questa atmosfera che si viene a creare dà al poeta e alla donna la sensazione di trasformarsi in creature vegetali, fino a sentirsi parte integrante della natura.
In questa lirica emerge la capacità della natura di inglobare tutti gli esseri viventi.
Riportiamo alcuni versi della lirica in cui è evidente in concetto di vitalismo panico:
- “piove sui nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude”;
- “e immersi noi siamo nello spirito silvestre”;
- “piove su le tue ciglia nere si che par tu pianga ma di piacere”;
- "il cuor nel petto è come pesca intatta, tra le palpebre gli occhi sono come polle tra l’erbe, i denti negli alveoli son come mandorle acerbe”;
- “e andiamo di fratta in fratta, or congiunti or disciolti chi sa dove, chi sa dove!”

La sera fiesolana, composta nel 1899, descrive l’ambiente della campagna di Fiesole, sui colli sovrastanti Firenze, colta al sopraggiungere della sera dopo una pioggia estiva, nel momento di trapasso dalla primavera all’estate.
Paesaggio e stato d’animo si compenetrano l’uno nell’altro realizzando una perfetta comunione panica tra il poeta e la natura.
Alla scomparsa della presenza umana, ridotta a pura percezione sensoriale, fa riscontro l’umanizzazione degli elementi naturali e in particolare della sera, attesa come una bella donna dal viso di perla, dalle vesti aulenti e dai grandi occhi umidi, alla cui presenza la natura comincia a prendere vita.

Riportiamo alcuni versi della lirica in cui è evidente in concetto di vitalismo panico:
- “laudata sii pel tuo visto di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo”;
- “dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva tepida e fuggitiva”;
- "laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce in fien che odora”.

Quindi il vitalismo panico è superare il limite umano, raggiungere una dimensione ignota all’esperienza comune e l’essenza della natura.
Sul piano formale c’è la ricerca di una sottile musicalità e l’impiego di un linguaggio analogico, che si fonda su un gioco continuo di immagini corrispondenti.

L’antropomorfismo
L'antropomorfismo è l'attribuzione di caratteristiche e qualità umane ad esseri inanimati o a fenomeni naturali o soprannaturali.
Per meglio capire il concetto di antropomorfismo facciamo riferimento alla lirica “O falce di luna Calante”, riportando un verso al quanto significativo:
- “aneliti brevi di foglie sospiri di fiori dal basco esalano al mare”.
Anche nella lirica “La sera fiesolana” ci sono alcuni riferimenti all’antropomorfismo, tangibili in questi versi:
- “Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscío che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie”;
- “Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva tepida e fuggitiva;”
- “e su 'l grano che non è biondo ancóra e non è verde, e su 'l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti”.

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