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Gabriele D'Annunzio


Gabriele D'Annunzio è un personaggio istrionico e fa di questo suo eccentrismo il tratto connotante del nuovo intellettuale decadente italiano: nonostante egli cerchi di incarnare il ruolo dell'intellettuale aristocratico e anti-borghese (come Oscar Wilde in Inghilterra), egli rende suoi quegli stessi metodi e strumenti di comunicazione che attiravano un pubblico inevitabilmente borghese. Fu sempre attento alle strategie pubblicitarie per diffondere le sue opere mettendo in scena veri e propri "scoop" per sollecitare costante clamore intorno al suo nome e alla sua attività letteraria.
Nell'ambito culturale come nella politica egli è attento a coltivare sempre il mito dell'eterna giovinezza, dell'avventuriero sempre disponibile al rischio.
Ideale cardine della sua vita fu l'estetismo, cioè l'aspirazione costante a dare a tutti gli aspetti dell'esistenza una sensibilità e un gusto nutriti dall'amore per la bellezza. Proprio il culto della bellezza diventa il valore che supera tutti quelli tradizionali e pone l'esteta al di sopra di ogni altro uomo, infrangendo quindi anche ogni ideale democratico. L'arte infatti viene da lui concepita come dimensione superiore ad ogni altra esperienza umana, al di là delle norme morali, e ne sviluppa una concezione di "Arte per l'Arte" cioè l'esaltazione estrema di questa proprio per fronteggiare la crisi di quel momento di estremo progresso tecnologico che stava portando alla "morte della bellezza" (che sarà uno dei temi centrali della sua produzione, per esempio ne "Il piacere").

Contro la realtà delle nuove città industriali, D'Annunzio si affaccia al classicismo fondato sulla rivisitazione dei miti antichi con l'aspirazione di rendere di nuovo mitica e inimitabile la vicenda umana. Per questi concetti D'Annunzio sposerà la filosofia di Nietzsche che vedeva la supremazia di quegli uomini straordinari a cui tutto è lecito per le loro qualità spirituali e che si pone al di sopra di ogni limite sociale e morale. Del filosofo D'Annunzio riprende tutti gli aspetti più agressivi e vitalistici, quali l'esaltazione della volontà di potenza del superuomo; il disprezzo per le masse; l'esaltazione della componente dionisiaca (dimensione edonistica dell'uomo) rispetto a quella apollinea (dimensione della razionalità e dell'ordine).

Ideologia politica

La sua ideologia politica si fonava principalmente sui moti antiparlamentari e antidemocratici, seguendo quelle tendenze nazionalistiche successive all'Unità. Nostante questo D'Annunzio cambiò spesso orientamento politico, per esempio quando dall'estrema Destra si spostò sull'asse socialista per protesta contro il governo di Pelloux e la repressione dei tumulti popolari milanesi, non perché cambia di fatto le sue ideologie nazionalistiche, ma per adempiere a quel suo progetto di vita in cui al ruolo naturale di "persona" si era sostituto quello artificiale di "personaggio" per cui contava solo il gusto del gesto clamoroso. Per quanto riguarda il fascismo, egli non vi aderì mai totalmente ma fu al contrario preso a modello culturale del movimento: Mussolini lo tenne sempre in grande considerazione come vate nazionale, ma poi, col tempo, lo tenne isolato per le sue critiche al Duce.

Evoluzione dell'intellettuale dannunziano

Tramite l'evoluzione che si attua dai componimenti poetici "Laudi" alla produzione in prosa prima de romanzo Il piacere e poi della raccolta dei "Romanzi della rosa", si percepisce l'evoluzione della figura dell'intellettuale prima esteta poi, passando per esteta-inetto, superuomo e infine artista-superuomo nel romanzo Il fuoco.
Nel romanzo Il piacere il protagonista Andrea Sperelli è diviso tra due donne le quali incarnano due aspetti dell'amore contrapposti e complementari: Elena muti quello dell'eroticità e della sensualità: Maria Ferres quello della spiritualità e purezza d'amore. Attratto da entrambi gli aspetti, che lo porteranno alla crisi e allo svilimento totale, Andrea Sperelli incarna il fallimento dell'esteta, incapace di esercitare il proprio ruolo e di vivere, trasformandosi in inetto. Questo fallimento verrò reintrodotto nel romanzo Il trionfo della morte in cui il protagonista Giorgio Aurispa, raffinato intellettuale, fallisce il sogno di affermarsi a Roma, anche perché rovinato dalla sua smodata passione per Ippolita Sanzio che esercita su di lui un fortissima possessione sessuale, che lo porterò al suicidio. Travagliato da una malattia interiore, ricerca il senso della vita intravedendo nel vitalismo nietzschiano una soluzione, ma anche un irrimediabile senso di inquietudine. Sarà portato così al suicidio che rappresenterà la definitiva morte dell'esteta, poiché egli vedrà realizzarsi la caduta di tutti i valori etici e morali (corrisponde alla conclusione di Nietzsche "Dio è morto"). A questo punto D'Annunzio crede che la figura dell'intellettuale debba identificarsi con quella del superuomo, infatti nel romanzo Le vergini delle rocce si attua questo passaggio. Il protagonista Clauio Cantelmo sposa la figlia di un principe decaduto con la speranza di generare un figlio che possa incarnare tutti i valori necessari per diventare "il nuovo re di Roma". In questa figura confluiscono tutti gli aspetti del superuomo dannunziano che ha come obiettivo il far emergere l'aristocrazia come classe dominatrice che ha il potere su tutte le altre. Tuttavia il superuomo dannunziano differisce in alcuni aspetti da quello nietzschiano, infatti se D'Annunzio ne mutua il rifiuto del conformismo borghese, l'esaltazione della volontà di potenza e dello spirito dionisiaco su quello apollineo, allo stesso tempo ne tralascia tutto l'intento critico. Il superuomo, quindi, ingloba l'esteta e diventa vate-guida: nonostante la critica anti borghese egli ritiene (a differenza di Oscar Wilde) che la figura dell'intellettuale debba omologarsi al sistema, a patto che quest'ultimo sia composta da superuomini. L'ultima tappa a cui approda D'Annunzio per concludere l'evoluzione dell'intellettuale è il romanzo Il fuoco in cui il protagonista Stelio Effrena (nome parlante che rimanda all'energia sprigionata dalle stelle) cerca di mettere in scena uno spettacolo teatrale che coinvolga tutte le sfaccettature artistiche creando un'opera d'arte totalizzante. Proprio tramite questa figura si attua la trasformazione dell'intellettuale in artista-superuomo: tramite la confluenza di tutte le componenti artistiche il superuomo deve trasmettere al "volgo" i valori necessari per dare nuovo vigore al Genio Italico. Si arriva dunque alla piena coincidenza tra vita e arte a cui D'Annunzio ambiva sin dall'inizio della sua attività. tuttavia, gli eroi dannunziani alla fine restano vittime del loro stesso velleitarismo: poiché delusi o frustrati nella ricerca di assoluto, essi si suicidano. Sia che si tratti dell'influsso naturalistico (che contempla un finale negativo al termine della vicenda), sia che ci si trovi dinnanzi ad un tratto tipico decadente, la disfatta dell'esteta e la sconfitta del superuomo costituiscono una costante nella produzione dannunziana.

Alcyone

La raccolta ha come filo conduttore lo scorrere della stagione estiva vissuta in soggettività dal poeta, che si trova immerso nella natura. Si tratta della visione di tutte le stagioni partendo dalla primavera, momento in cui l'io lirico confessa il proprio desiderio di tregua dall'impegno politico e morale, che deve svolgersi a contatto con la natura in una fusione vitalistica. L'estate invece è quel periodo segnato dall'energia e dalla sensualità (rappresentata come una donna nuda che avvolge tutto). Dopo l'estate arriva l'autunno che è il momento di malinconia dove i giorni si abbreviano e appaiono le nuvole minacciose. Grazie alla natura si possono fa riemergere i miti dell'antica Grecia e si possono materializzare figure mitiche come ninfe e fauni.

Passato, presente e futuro si uniscono in una dimensione il cui tempo è ciclico e reversibile (richiamo all' "eterno ritorno" di Nietzsche). Quindi l'Alcyone è una vicenda mitica interiore fondata sull'illusione che persiste in estate, ma poi viene fatta cadere in autunno.
Il rapporto con la natura è dato dallo scambio che avviene tra uomo e natura, poiché il primo si "vegetalizza" e il secondo si "antropomorfizza".
Temi fondamentali sono anche quello del motivo orifico e del panismo, inteso come recupero della pienezza della natura e astrazione da ciò che è umano
La struttura si compone di cinque sezioni scandite da quattro ditirambi che hanno ognuno una lirica preparatoria con titolo in latino; prima di tutto ci è un proemio intitolato "La tregua" e poi è chiuso da un epilogo, "Il commiato". Il tono è sacrale ed è compito del poeta far sì che la natura stessa diventi linguaggio della poesia. Il lessico è aulico e il simbolismo frequente.

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