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D'Annunzio

1. L'ambiente romano e il giornalismo mondano
Nel 1881 D’Annunzio si traferì a Roma per frequentare la facoltà di lettere, che non portò mai a terminare. Tuttavia investì gran parte del suo tempo nella società dei salotti, dove colse l’opportunità di pubblicare liriche, cronache mondane e resoconti di esposizioni d’arte su giornali di rilievo come “Cronaca Bizantina” e la “Tribuna”. Nel 1884 pubblicò la sua raccolta di poesia “Intermezzo di rime”, la quale fu oggetto di scandalo per i temi sensuali e di carattere immorale.

2. Principali imprese belliche dannunziane
Dopo il suo esilio volontario in Francia per sfuggire ai creditori, nel 1915 D’Annunzio tornò in Italia. Nello stesso anno, mentre si respirava un clima teso e prossimo al conflitto armato, il poeta si pronunciò a favore dell’intervento dell’Italia nella guerra. Lui stesso infatti si arruolò nell’esercito allo scoppio della guerra e rimase ferito ad un occhio. Poi nel 1918, con la Beffa di Buccari, contribuì a sabotare parte della marina austriaca. Inoltre lo vediamo come protagonista nella breve occupazione della città di Fiume nel 1919, e costretto poi da Mussolini ad abbondare la città.

3. Posizioni politiche di D'Annunzio
D’Annunzio era noto per le sue posizioni interventiste e nazionaliste. Inizialmente si presentò come un deputato di destra, ma successivamente si trasferì nelle liste di sinistra. Nonostante ciò, non venne mai eletto. Spesso la sua ingerenza in ambito politico e le sue capacità di leadership furono motivo di preoccupazione per l’allora presidente Benito Mussolini, il quale lo teneva d’occhio attraverso le sue spie personali.

4. Argomento delle principali opere teatrali di D'Annunzio
Le opere teatrali di D’Annunzio oltre ai principi nazionalistici, hanno come oggetto la complessità dei rapporti umani, e sconfinano spesso nella morbosità dell’animo umano. Infatti, i personaggi dannunziani si ritrovano quasi sempre proiettati in situazioni estreme dove i loro piani si scontrano con forze opposte e distruttrici; inoltre vi è la presenza di una donna “nemica” o appartenente ad un contesto sociale ostile al protagonista. L’argomento principale delle opere è sempre ricercato nella storia passata, caratterizzata da un linguaggio sofisticato ed aulico. Non mancano opere ambientate nel presente, ma pur sempre protese a quella ricerca del clima “poetico”.

5. Trama de "Il piacere"
Il protagonista de “Il Piacere” è un nobile romano di nome Andrea Sperelli. Terminata la relazione con la passionale Elena Muti, inizia a frequentare altre donne. Ferito in un duello, viene accolto dalla cugina a Francavilla, e conosce la dolce Maria Ferres, moglie di un diplomatico. Egli si innamora di lei e comprende ben presto di essere ricambiato. Una volta terminata la sua convalescenza torna a Roma, dove ritrova Elena. Andrea si trova in difficoltà e si rivela incapace di scegliere una delle due donne. Maria Ferres, la quale si era trasferita da poco a Roma, è costretta a partire, a causa del marito che ha perso tutto al gioco. Durante un incontro d’amore con ella Andrea pronuncia per errore il nome di Elena e rimane solo, abbandonato da entrambe le donne.

6. Trama de "L'innocente"
Tullio Hermil, ricco proprietario terriero, dai gusti raffinati e privo di moralità, tradisce la moglie Giuliana di continuo. Quando poi, pentito torna da lei, viene a conoscenza della gravidanza extraconiugale della donna. Il bambino, figlio dello scrittore Filippo Arborio viene visto come una disgrazia da entrambi. Così Tullio decide di abbandonare il bimbo durante una fredda notte natalizia.

7. Trama de "Le vergini delle rocce"
Il protagonista Claudio Cantelmo abbandona Roma, disgustato dalla corsa alle speculazioni edilizie, e si rifugia nei possedimenti di un'antica famiglia aristocratica, ancora di fede borbonica. Qui cerca una donna adatta al suo rango, con la quale concepire un figlio (il futuro re di Roma) capace di salvare l'Italia dalla presente bassezza. S'imbatte in tre vergini, Massimilla, Anatolia, e Violante, le sorelle della famiglia Capece Montaga. La loro bellezza, ormai quasi sfiorita, incarna il mito della decadenza; ma la loro virtù è compromessa da un oscuro destino familiare, di follia e decadenza, per cui alla fine si riveleranno inadatte al compito. La scelta cade su Violante, la quale però infelice decide di uccidersi distillandosi dei veleni.

8. L'estetismo in D'Annunzio
In campo letterario D’Annunzio condusse molti esperimenti con l’estetismo. In generale, credeva fermamente che l’arte, la bellezza, la raffinatezza sono gli unici veri valori assoluti. Inoltre, l’estetimo introduce il concetto decadente di autonomia dell’arte (“l’arte per l’arte”), secondo cui l’arte non svolge alcuna funzione morale, e giustifica la sua esistenza come semplice diletto.

9. Aspetti novecenteschi dei romanzi dannunziani
Nei romanzi dannunziani la psiche dei protagonisti gioca un ruolo determinante, mentre i fatti perdono rilevanza. Questa è una caratteristica tipica dei romanzi novecenteschi, nei quali infatti la componente psicologica acquisisce maggiore importanza rispetto a quella sociologica.

10. D'Annunzio primo "divo" della società italiana: in che senso?
D’Annunzio è riuscito a conquistare, non solo in Italia, folte schiere di lettori che sarebbe meglio definire seguaci o fan, grazie al suo essere poeta-divo che fa della ricerca del bello la propria ragione di vita. Infatti, a biografia del D’Annunzio è ricca di atteggiamenti ed episodi che rivelano lo sforzo del poeta di costruirsi una vita “inimitabile”, di fare della propria esistenza “un’opera d’arte”, di realizzare in se stesso il “superuomo” che disprezza la vita comune e la società in cui vive e che afferma che, solo pochi uomini “eletti” hanno il diritto di dominare le masse, vale a dire il popolo. D'Annunzio si propone quindi come intellettuale di tipo nuovo e ciò diventa un fenomeno di costume.

11. Principali raccolte poetiche di D'Annunzio

Le principali raccolte poetiche di D’Annunzio sono: Alcyone, Canto novo, Elegie romane, Elettra, Intermezzo di rime, Laudi, Merope, Poema paradisiaco Primo vere.

12. Il progetto delle "Laudi"
Tra il 1899 e il 1916 D’Annunzio progetta in seguito al viaggio in Grecia il ciclo delle liriche, ovvero le Laudi del cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi. Si tratta di poesie di carattere epico-celebrativo, che si fondano sui concetti di panismo, superomismo e classicismo. Secondo il progetto iniziale dello scrittore le liriche dovevano essere divise in sette libri, quante sono le stelle delle Pleiadi (Maia, Elettra, Alcyone, Merope, Asterope, Taigete e Celeno), ma D'Annunzio riuscì a comporne solo cinque: Maia, Elettra, Alcyone (1903), Merope (1912) e i Canti della guerra latina (1914-1918).

13. Contenuto de "Alcyone"
E’ il terzo libro di D’Annunzio, in cui il poeta racconta diversi momenti della sua estate in Versilia. Alcyone è suddiviso in cinque sezioni per un totale di 88 testi. Le cinque sezioni sono distinte da specifiche tematiche; ogni sezione è caratterizzata dal riferimento a un momento stagionale e ad un ambiente naturale-paesaggistico, nonché da un corrispondente stato d’animo. Il libro è aperto dal testo poetico La Tregua che funge da cerniera tra Alcyone e gli altri due libri. Mentre gli altri due libri rappresentano l’impegno eroico-civile del superuomo, Alcyone costituisce una tregua del superuomo, il suo momento di riposo di abbandono alla natura, infatti, il tema fondamentale sarà il panismo (connessione tra uomo e natura).

14. Contenuto e Caratteristiche generali de "La pioggia nel pineto"
La lirica venne composta nell’estate del 1902. Il componimento si basa su un esile spunto narrativo. Il poeta e la donna che l’accompagna, Ermione, stanno passeggiando in una pineta in riva al mare quando vengono sopresi dallo scoppio di un temporale estivo. La coppia si inoltra nel folto del bosco e, in una sorta di magica metamorfosi, si trasformano pian piano essi stessi in elementi vegetali, parte della natura che li circonda. In questa lirica il tema centrale è l’aspirazione del poeta a fondersi con la natura circostante. Inoltre gli elementi del paesaggio tendono ad essere umanizzati, mentre il poeta e la donna si trasfigurano in creature vegetali.

15. Contenuto e Caratteristiche generali de "La sera fiesolana"
In una tranquilla serata estiva, dai colli di Fiesole, il poeta contempla il paesaggio naturale in compagnia della donna amata. In un silenzio carico di mistero, mentre la compagna ancora umida di pioggia attende il sorgere della luna, egli registra le sensazioni suscitate in lui dalla visione del paesaggio, trasferendole in un testo poetico di suggestiva intensità.
La lirica, priva di un vero centro logico e narrativo, registra in un libero fluire di immagini le sensazioni suscitate nel poeta dalla contemplazione della sera. La scena è interamente dominata da elementi naturali.

16. Caratteri del simbolismo dannunziano con esempi
La poetica di D’annunzio si basa su una completa fusione tra uomo e natura (il famoso panismo), che comporta, nello stile, l’apporto di figure retoriche quali la metafora e la sinestesia. In lui arte e natura tendono a corrispondere. Questo aspetto lo avvicina molto al simbolismo europeo, del quale dà un’interpretazione estremizzante: egli non crede in un arte capace di rivelare un significato universale, ma circoscritto dal particolare. Il simbolismo d’annunziano è presente nella poesia la sera fiesolana, in particolare nell’ultima strofa dove il poeta ribadisce il desiderio di svelare alla donna amata il misterioso messaggio che la natura tiene celato in sé, come un arcano segreto.

17. Il "sentimento panico della natura" (panismo): cos'è? Con esempi
Il Panismo di D'Annunzio consiste nel considerare la natura come un'entità viva e in perenne movimento, un'entità con cui l'uomo deve profondamente fondersi e stabilire un contatto tanto intenso da immergersi in questo ritmo vitale; io e mondo si uniscono in un rapporto diretto. Un esempio classico di metamorfosi panica lo ritroviamo ne "la pioggia nel pineto" in cui si compie la completa fusione della donna (Ermione) con la natura.

18. Il "superomismo" dannunziano
D’Annunzio reinterpreta con grande libertà e senza banalizzare le teorie del filosofo tedesco Nietzsche, egli fa propria la teoria del “superuomo”, inteso come individuo di superiore sensibilità chiamato a opporsi alle convinzioni borghesi per realizzare appieno il proprio desiderio di dominio sulla realtà. Questo individuo eccezionale, dotato di un’energia creatrice che lo pone al di là delle regole morali, si identifica nel pensiero dannunziano con l’artista, legittimato a imporre la propria volontà di potenza sul mondo, anche attraverso l’azione concreta.

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