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Gabriele, D'Annunzio - Vita e Opere scaricato 10 volte

Gabriele D'Annunzio

Nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia benestante. Prende il cognome dallo zio adottivo Antonio D'Annunzio, del cui patrimonio è erede. Trascorre l'infanzia nella città natia e nel 74 è ammesso al collegio Cicognini di Prato. Studente brillante, ma indisciplinato coltiva ambizioni mondane e colleziona varie esperienze amorose (anarchico, pieno di sè, spirito libero). Nel 79 esordisce con la sua prima raccolta di versi e traduzioni, Primo Vere (all'inizio della Primavera), ispirata dalle letture delle Odi Barbare di Carducci.
Nell'81, conseguita la licenza liceale, si trasferisce a Roma, con il progetto mai realizzato di laurearsi. Comincia a collaborare con periodici e testate giornalistiche dove pubblica poesie e prose e redige cronache mondane, resoconti di letture ed esposizioni d'arte. Nell'82 pubblica Canto novo, in metri barbari (ammirazione di Carducci). Esce Terra vergine, il suo primo libro di prose di ambientazione abruzzese.

Nell'83 sposa la duchessina Maria Hardouin, dopo la fuga per l'opposizione dei genitori di lei. Esce Intermezzo di rime (primi passi poetica estetizzante). Nell'84 nasce il figlio Mario, poi Gabriellino, ma la situazione economica è precaria: è sempre bisognoso di arricchirsi e di spendere per affermarsi nella società, è perseguitato dai creditori. Escono Le novelle della Pescara e Isaotta Guttadauro. Nell'87 per amore di Barbara Leoni, interrompe la convivenza con la moglie, da cui ha avuto un terzo figlio. Per lavorare alla stesura del romanzo Il piacere (protagonista Andrea Sperelli) pubblicato nell'89, si ritira dall'amico pittore Michetti, che lo ospita a Francavilla.

Per sfuggire ai creditori si trasferisce a Napoli e intraprende una collaborazione con il Mattino. Nel 92 esce L'innocente. Lavora al Poema paradisiaco e alle Odi navali (impregno patriottico e civile). Ha una nuova relazione amorosa con la principessa siciliana Maria Gravina Cruyllas: avrà una figlia con essa e subirà un processo con lieve condanna per adulterio.

La traduzione francese de L'Innocente dà il via alla sua fama europea. Intanto applica analisi di grande impegno, con scritti su Nietzsche, Zola e Wagner. Lavora per fronteggiare la difficile sitazuone economico-familiare, ma poi lascia anche Napoli. Si ritira nuovamente da Michetti e termina Trionfo della morte. Comicia il romanzo Le vergini delle rocce.

Nell'85, con altri intellettuali, fa un viaggio in Grecia, base per la sua prima opera teatrale La città morta. A Venezia, dove ha pronunciato il discorso di chiusura della prima Esposizione Internazionale d'Arte, incontra l'attrica tragica Eleonora Duse, con la quale stabilisce legame intellettuale ed affettivo che condiziona la sua produzione artistica indirizzandola verso il genere teatrale.

Nel 97 si trasferisce in Toscana nella Villa della Capponcina dove afferma di aver ritrovato gusti e costumi rinascimentali. Intanto si presenta come candidato della Destra per il collegio di Ortona a Mare e viene eletto. Interviene solo nel 1900 quando si discutono leggi eccezionali proposte dal governo Pelloux in seguito ai moti di Milano e alla sanguinosa repressione. In quell'occasione, passa a Sinistra. Nel 98 ha successoa Parigi La città morta con l'attrice Sarah Bernhardt.

Nel 99 intraprende un viaggio in Egitto dove accompagna la Duse in tournèe e poi di nuovo in Grecia. Nel 1900 pubblica Il Fuoco, incentrato sul mito del superuomo. Trascorre le vacanze in Versilia con la Duse e comincia a stendere Alcyone. Peregrina per l'Italia al seguito dell'attrice e compone una tragedia storica, Francesca di Rimini. La carriera di drammaturgo gli riserva un grande successo con La figlia di Iorio, tragedia pastorale di ambientazione abruzzese.

Nel 903 termina Alcyone. La sua attività letteraria si rivolge anche al teatro in versi con La nave e Fedra. Nel 910 esce Forse che sì forse che no, ambientato all'epoca dei primi voli aerei a Mantova. Nel frattempo è costretto ad abbandonare la villa in Toscana, che viene posta all'asta. Il poeta inizia nel 1910 il volontario esilio in Francia per sottrarsi ai creditori.
In Francia, insieme alla sua nuova compagna russa Nathalie de Goloubeff, trascorre cinque anni di intensa vita mondana. La prima opera nata in Francia è Le martyre de Saint Sebastien, musicato da Debussy. Pubblica sul Corriere della Sera le Canzoni delle gesta d'oltremare, scritte per la guerra di Libia. Nel 14 abbandona le scene con Il Ferro, ultima tragedia del superuomo.

Nel 15 rientra in Italia, inaugurando a Quarto il monumento ai Mille. Pronuncia acclamato dai nazionalisti, un discorso in cui sprona l'Italia a entrare in guerra. Lancia messaggi interventisti e quando l'Italia entra in guerra si arruola volontario con il grado di tenente. Nel 16 in un atterraggio di fortuna si ferisce all'occhio destro, durante la convalescenze, assistito dalla figlia, scrive le prime impressioni del Notturno.

Nella notte del 10-11 febbraio del 18-19 tre motoscafi uno dei quali ha a bordo d'Annunzio, riescono ad eludere la vigilanza austriaca e a lanciare un siluro contro la Marina autriaca, schierata davanti alla costa croata, presso Burrari: 'Beffa di Buccari'. Riesce poi a sorvolare la città di Vienna e alanciare manifesti tricolori. A guerra finita, dopo che le nazioni vincitrici non hanno accolto alla Conferenza di Parigi le rivendicazioni italiane su Istria e Dalmazia, d'Annunzio parte alla volta di Fiume alla testa di un piccolo esercito ed occupa la città in nome dell'Italia. Alla fine del 20 (Irredentismo: nel 18 finita la guerra ci sono le terre irredente = al confine tra Italia e Iugoslavia, contese) in base agli accordi presi tra il governo italiano e gli alleati, Fiume viene bombardata e d'Annunzio è costretto a ritirasi. Queste tre vicende creano il mito del poeta-soldato.
Si trasferisce a Gardone, sul lago di Garda, in una grande villa a cui darà il nome di Vittoriale degli Italiani.
Nel 21 esce il Notturno, nel 24-28 Faville del maglio. Si rafforza l'immagine di Vate nazionale: il regime fascista, con il quale d'Azzunzio ha rapporti non sempre facili, lo colma di onore. Nel 26 viene fondato l'Istituto nazionale per l'edizione dell'Opera omnia, il cui disegno generale è stilato dallo stesso poeta. Vantaggiosi contratti ed un vitalizio di Stato provvedono al suo sontuoso mantenimento. Circondato da una corte di servitori e donne, il poeta vive chiuso e malinconico. La decadenza fisica, accentuata dalla droga, lo tiene ormai lontano dalla vita pubblica. In occasione della guerra d'Etiopia, manda a Mussolini una serie di messaggi di consenso raccolti nel 36 in Teneo te Africa. Muore nel 38.

Fu il primo uomo autore a dare importanza allo sport, per dimostrare le proprie capacità. Dà importanza alla bellezza. Far l'amore fa bene soprattutto se si è belli. Andava a caccia, a cavallo. Auto diventa femminile grazie a lui, non può che essere donna, fu il primo ad averla.

Pensiero e poetica:
è a metà strada tra veggente e vate (guida popolo). Rappresenta la novità, epoca di contraddizioni.
Incarna i nuovi miti del progresso, della mondanità, dell'effimero e dell'irrazionalismo, ma vivendone anche le contraddizioni e i conflitti. Diede un'interpretazione originale al problema dell'identità e del ruolo dell'intellettuale, in bilico tra critica ai valori borghesi e spregiudicato sfruttamento di quegli stessi mezzi di comunicazione attraverso cui si eprimeva.

Ha grande abilità a gestire la propria immagine attraverso letteratura, giornalismo, pubblicità e teatro, fece pubblicità e creo slogan, ma fece pubblicità anche a se stesso. Il suo stesso esordio letterario è segnato da una strategia pubblicitaria: dopo l'uscita di Primo vere, fa diffondere la notizia della propria morte in seguito ad una caduta da cavallo. Il falso scoop attira l'attenzione sull'opera. Ha costante bisogno di sollecitare clamore intorno al suo nome e alla sua attività.

Viveva circondato dal lusso e dalla ricerca del piacere assoluto. Il gusto dominante negli ambienti artistici e letterari di fine 800 e primo 900, è quello dell'estetismo, di cui d'Annunzio è interprete. In lui l'Estetismo è ideale di vita, cioè aspirazione costante a dare a tutti gli aspetti dell'esistenza e della comunicazione umana una sensibilità ed un gusto nutriti dall'amore per la bellezza. Il mito dell'esteta implica una visione aristocratica della vita: d'Annunzio ama vivere in dimore lussose, satura gli ambienti di oggetti, ornamenti. La villa del Vittoriale, sarà aspirazione a vivere la vita come un'opera d'arte. L'arte viene da lui concepita come una dimensione superiore. Il culto della bellezza diventa l'unico valore possibile al cui cospetto appaiono superati i valori tradizionali. L'esaltazione estrema dell'arte nasce anche in risposta all'idea più diffusa tra gli artisti del tempo, che il suo valore sia in pericolo: la morte della Bellezza è un tema ricorrente, soprattutto nei romanzi di d'Annunzio, e contro questo pericolo lottano gli artisti.

Altro punto di forza sono i riferimenti alla letteratura classica. Il suo classicismo predilige i Greci ed il mito. L'infatuazione per la grecità avviene negli anni 90, dopo il viaggio in Grecia e la lettura della Nascita della tragedia di Nietzsche. La crociera sul panfilo Fantasia assume il valore di una commemorazione omerica, di un ritorno alle origini del mito in un'atmosfera di esuberanza gioiosa. La Grecia appare a d'Annunzio come la fonte dei grandi archetipi tragici e mitici, il luogo del conflitto antico e sempre nuovo tra il dionisiaco e l'apollineo, cioè tra irrazionalità ed equilibrio. Il suo classicismo si fonda sulla rivisitazione dei luoghi e dei miti antichi, cui corrisponde l'aspirazione a rendere di nuovo mitica e inimitabile la vicenda umana, contro la realtà delle nuove città industriali.

La chiave di volta dell'esperienza artistica e ideologica di d'Annunzio è l'incontro con la teoria del superuomo di Nietzsche. La bestia elettiva, è un articolo scritto in polemica con i principi del suffragio universale e dell'uguaglianza, egli si ispira al Così parlò Zarathustra di Nietzsche, scrive che gli uomini saranno divisi in due razza, alla superiore tutto sarà permesso, alla inferiore ben poco.
Ciò che interessa a d'Annunzio è la dimensione di privilegio accordata agli uomini straordinari, ai quali, in grazia di innate qualità spirituali, tutto è lecito. Si appropria di alcuni elementi del pensiero di Nietzsche, come la polemica antidemocratica, l'esaltazione della virtù della stirpe e il senso di decadenza della società contemporanea, ma anche l'esaltazione della vita e dei sensi e l'idea dell'individuo eccezionale ce si pone al di sopra e al di fuori di ogni limite sociale e al di là della morale.
Egli innesterà sul mito dell'esteta, dedito esclusivamente al culto del bello, un'ideologia di potenza che dal piano dell'arte si estende fino a includere la dimensione politica ed il controllo delle masse grazie all'arma della parola da parte del superuomo-tribuno. Del pensiero di Nietzsche:
Accoglie
Non accoglie
L'esaltazione della volontà di potenza del superuomo. Esiste un superuomo che può imporsi sugli altri per la sua volontà di dominare.
La critica radicale alle idiologie e alle convenzioni (Hitler)
L'aristocraticismo, il disprezzo per le masse. Eredità decadentismo francese: rifiuta i più.
La prospettiva di un'umanità liberata dai dogmi e da gli valore tradizionale (religione, morale, scienza)
Il culto per la civiltà greco-classica e l'esaltazione della componente dionisiaca che rappresenta la dimenensione irrazionale, intuitiva ed edoniastica dell'uomo, contrapposta alla componente apollinea cioè all'ordine, all'equilibrio, alla razionalità
La critica al progresso e al mito della scienza (prospettiva antipositivistica). Al contrario, l'eroe dannunziano per affermarsi si serve dei nuovi mezzi della tecnina (esaltazione della macchina e dell'aereo nell'ultimo d'Annunzio)

Superuomo:
D'Annunzio: individuo che, trascendendo i vincoli morali e sociali, afferma la sua volontà di potenza e superiorità sulle masse.
Nietzsche: utopico modello di uomo che costituisce il superamento della tradizionale etica cristiana.

D'Annunzio si volge alla ricerca del vocabolo raro e prezioso. La lingua è il luogo in cui il poeta, casellatore e sperimentatore accanito, misura la propria forza creatrice e plasmatrice. La produzione in prosa e in versi evidenzia scelte lessicali elitarie. Il culto della lingua diventa anche un modo per affermare, con orgoglio nazionalista, i sentimenti di rispetto per la tradizione e la difesa dell'italiano dagli influssi non-latini. La fiducia nel valore assoluto della parola, sintetizzata dal motto 'divina è la Parola'.
Osa a livello lessicale, ricordato come il maestro cultore della parola. Verbalizzazione di sensazioni, ma senza contenuto importante.
Ricchi prestiti dell'intera tradizione poetica italiana: grecismi, latinismi, rinonanze dei moderni europei e un gran numero di tecnicismi vengono accostati liberamente come tessere con cui comporre una sorta di lingua-mosaico. Enciclopedie e vocabolari prestano un aiuto notevole allo scrittore nella fabbricazione di questa lingua ricercatissima.

L'ideologia politica d'annunziana s'inquadra nel vasto moto antiparlamentare e antidemocratico, delineato negli anni successivi all'Unità. Concepisce la politica come 'spettacolo'. Un capitolo rivelatore di questo atteggiamento è quello della sua candidatura alla Camera dei Deputati nel 97. Presentatosi per la Destra con il 'discorso della siepe', durante la legislatura, compie il clamoroso passaggio dai banchi dell'estrema Destra a quelli dell'estrema Sinistra. La sua partecipazione alla guerra sarà ricca di azioni eroiche e colpi di scena.

Sul piano ideologico, si può dire che d'Annunzio non aderì mai al fascismo, ma che il Fascismo fu dannunziano. Egli fu cretore di una serie di motti assunti dal fascismo come propri: 'Ricorda di osare sempre' fu associato alla 'Beffa Buccari' come impotetico acronimo di MAS (memento audere semper), nome dei motoscafi che parteciparono all'impresa. Il 'me ne frego' assunto come motto dalle squadre fasciste fu da lui diffuso, come anche il saluto fascista 'Eja eja Alalà. Nonostante l'influenza che d'Annunzio esercitò nella prima fase del fascismo, i rapporti con Mussolini non furono semplici: esaltato come Vate nazionale, d'Annunzio con tempo venne progressivamente isolato e tollerato con difficoltà a causa delle critiche al Duce (da delitto Matteotti ad alleanza con Hitler). I riconoscimenti ufficiali e le visite di Mussolini al Vittoriale sono segno di omaggio da parte del regime al sommo poeta, ma tradiscono anche il tentativo di 'monumentalizzare' d'Annunzio per esorcizzare una presenza ingombrante e ormai ininfluente sulla linea politica mussoliniana.
Rapporto strano: fu lui a creare il fascismo: programma basato sulla ritualità, in riferimento alla romanità, ripreso da Mussolini. Più forma che sostanza.
Ad un certo punto il suo carisma lo fece mandare al vittoriale da Mussolini che vuole essere al centro.

Il pubblico fu diviso tra adoratori e denigratori influenzati da elementi extraletterari, ai testi si alternavano i pettegolezzi amorosi. Si entra nell'era della reclame in cui la letteratura ha bisogno di clamore, di miti e di polemiche.
L'aggettivo dannunziano prese ad indicare un insieme di atteggiamenti stilistici e comportamentali ispirati all'estetismo e l'esibizionismo. Si generó il fenomeno dell'antidannunzianesimo che si manifesta soprattutto sul piano letterario con scrittori come Sgozzano, Moretti, Puccini, Palazzeschi. Fu un fenomeno complesso e contraddittorio.
I primi romanzi nascono dal romanzo realista. Il canone veristico dell'impersonalità, viene a ribaltarsi nel suo esatto contrario.
Il romanzo dannunziano si focalizza su ritratti psicologici di personaggi che appartengono alla classe alto borghese o alla nobiltà.
La vita corale lascia il posto alla vita di singoli individui è la raffigurazione oggettiva della realtà fa spazio all'universo soggettivo. Il mondo psicologico dei personaggi si rispecchia con modalità impressionistiche nei luoghi, gli oggetti, nelle condizioni storiche. Vi è una rappresentazione introspettiva.
D'Annunzio usa la letteratura per costruire un'immagine divina di se, ovvero una sorta di autobiografia fantastica.
La presenza dell'autore all'interno dell'opera non assume però una forma direttamente autobiografica, ma è piuttosto una sorta di proiezione narrativa e personaggi. I personaggi come l'autore sono dotati di grande sensibilità, sono creature privilegiate, sia dal punto di vista sociale che intellettivo. Mirano all'allargamento delle esperienze di vita, convinti di aver avuto dalla natura una specie di missione. La finezza del loro sentire viene stimolata dalle suggestioni dell'arte e si esprime attraverso l'erotismo particolarmente spiccato, volto all'esplorazione della parte oscura e profonda dell'interiorità.
La dimensione individualistica che caratterizza i personaggi dannunziani si traduce nella celebrazione del superuomo nietzschiano. I protagonisti possono spingersi a sognare una nuova stirpe eletta che, nata dalla loro unione con donne di superiore e antico lignaggio, dovrà affermarsi sulle masse, e con l'esercizio della volontà di potenza, spazzare via il dogma democratico.
Gli eroi dannunziani però alla fine restano vittime del loro stesso velleitarismo e la loro aspirazione all'autoaffermazione, di condanna alle ripiegamento e alla sconfitta. Essi uccidono così suicidano. La disfatta dell'esteta è la sconfitta del superuomo costituiscono una costante nella produzione dannunziana.
La prosa è caratterizzata dalla varietà dei registri e da un'ambiziosa ricchezza sperimentale.
Si privilegino le parti digressive a quelle narrative. L'azione cede alla descrizione di taglio impressionistico e all'introspezione. Il romanzo dannunziano è una sorta di ibrido, costituito da pezzi che spesso nascono come episodi autonomi e poi vengono legati assieme ed elaborati. Spesso è presente la riscrittura e la citazione di testi propri o altrui. Il lessico è ricercato e prezioso, fitto di parole rare.

Abbandono del canone naturalista
Dimensione soggettiva, classi sociali elevate
Centralità binomio arte-vita
Personaggi come proiezioni della vita di d'Annunzio e viceversa
Vitalismo ed erotismo
Idea della vita come esplorazione e ricerca dell'assoluto, tesa all'autoaffermazione vitalistica e sensuale sulla realtà e sulla donna
Motivi superomistici
Dal mito all'esteta all'ideale del superuomo-tribuno: volontà di potenza, elitarismo, disprezzo per le masse
L'arte e la parola divengono strumenti di dominio
Crisi del superuomo, vittima del suo velleitarismo e sua sconfitta finale
Ricerca e sperimentazione
E' centrale la ricerca sulla parola e risultano frequenti le digressioni saggistiche e oratorie


Il piacere
È composto in soli sei mesi, tra 88 e 89, a Francavilla a Mare, dove D'Annunzio è ospite dell'amico pittore Michetti. Viene pubblicato nell'89, anno in cui esce anche mastro Don Gesualdo di Verga.

Titolo: il titolo comunica al lettore la centralità della passione nella vita del giovane aristocratico protagonista, Andrea Sperelli. Per lui, il piacere si muta in passione, fino all'esaurimento dell'esperienza amorosa. D'Annunzio tende a presentare la ricerca del piacere come nuovo mito dell'esistenza.

Trama:
In apertura Andrea Sperelli è chiuso nella sua fastosa dimora di Palazzo Zuccari a Roma. È in attesa di Elena Muti, donna bellissima e provocante, un tempo intensamente amata. Egli spera di poter riaccendere l'appassionata relazione, interrotta per volontà della donna; ma l'arrivo di Elena, passata seconde nozze con il gentiluomo inglese Lord Heathfield, infrange le sue speranze. A questo incontro segue un ampio flashback in cui si racconta della precedente vita dissoluta del giovane Sperelli, consumata tra spregiudicati flirt e nel lusso di preziosi oggetti d'arte. Estraneo allo spirito democratico, non ha passioni politiche nè interessi per una società che non sia quella ristretta di cui egli è parte; è un esteta, cerca di fare la propria vita come si fa un'opera d'arte. Nell'86, costretto a curarsi per una ferita procurata in un duello, passa un'estate presso una sua cugina, dove incontra Maria Ferres, moglie di un ministro del Guatemala. L'attrazione per la donna è di natura opposta a quella 'libidine bassa' che lo aveva legato ad Elena: Maria è donna di spiritualità elevatissima e bellezza straordinaria. Finita la convalescenza, torna alla vita dissoluta di sempre nella capitale; incontra di nuovo Elena e intraprende una sottile opera di seduzione nei confronti dela Ferres, che nel frattempo si è stabilita a Roma. Il rapporto con le due donne gli dà sensazioni nuove, ma anche conflitti inquietanti. Nella prima e ultima notte d'amore con Maria, si consuma 'l'orribile sacrilegio': mentre Andrea la possiede con foga convulsa, pronuncia il nome di Elena. Il protagonista finisce per rinchiudersi penosamente fra le mura di Palazzo Zuccari.

Tutti gli avvenimenti narrati si svolgono tra 25 marzo 85 e 20 giugno 87. La veria storia è tutta mentale.

Andrea incarna la sintesi decadente dell'esteta e del dandy, cultore di gusti raffinati, collezionista per vocazione, ricercatore del bello, spinto a seguire in modo fluido e mutevole molteplici pulsioni verso il piacere che sente agire dentro di sè. Non riconosce leggi morali, ma solo estetiche. Risulta vittima della sua incostanza: la sua è una volubile ricerca senza centro, attratta da ciò che gli appare desiderabile.
Nel Piacere fa da sfondo la città di Roma. La città viene vista attraverso gli occhi dell'artista, che si compiace di paragonare eventi naturali con momenti e immagini dell'arte. La realtà è filtrata attraverso l'arte. Le citazioni letterarie e i riferimenti colti ricorrono costantemente nei dialoghi. Gli oggetti hanno valenza simbolica, sono segnali di stile, di eleganza e si legano al tema dell'eroicizzazione dell'artista. Sperelli costituisce l'artista ideale: collezionista di pittura, esperto di musica, seduttore, amante raffinato.

Tema del doppio: costituito dalla sovrapposizione delle due donne amate da Andrea, Elena e Maria, che rappresentano il contrapporsi e il compenetrarsi di sensualità e spiritualità, già a partire dai nomi: Elena, donna all'origine della guerra di Troia, Maria madre di Gesù.

Il romanzo è intessuto di simboli. Nel leggere la realtà si privilegia la sensazione. Per questo lo scrittore si serve spesso della sinestesia (associazione di parole relative a sfere sensoriali diverse). Il romanzo persegue un Estetismo totale, basato su una ricerca del bello che provoca un piacere fine a se stesso. Il finale mostra come l'ansia del possesso e l'ossessione della bellezza si rovescino in un'azione distruttrice e autolesionista.

I modelli:
il gusto decorativo presente nelle descrizioni deriva dal culto dei pittori del 3/400, dei pittori inglesi, di Leonardo. Domina il modello narrativo e tematico del romanzo A rebours di Huysmans. E' influenzato non solo dalla figura del protagonista deciso ad assaporare ogni esperienza nella sua casa-rifugio distaccata dal mondo convulso della borghesia parigina, ma anche dal viaggio mentale nel labirinto delle sensazioni. Des Esseintes si compiace di una vita artificiosamente costruita e votata al culto della bellezza.
Il Piacere alla pubblicazione è recepito come manifesto delle nuove tendenze europee. Confluiscono nel romanzo le atmosfere rarefatte del Decadentismo, il dandismo di Baudelaire, l'Estetismo e il mito dell'artista. Agli umili e ai disperati (Manzoni, Verga) succedono i raffinati, gli esteti, i superuomini. Nasce una nuova mitologia estetica e fa la sua comparsa un nuovo tipo di romanzo in cui a contare è l'esigenza autobiografica, l'attenzione all'io.

Sintesi – Il Piacere:
Datazione
1889
Modelli
Il romanzo A rebours di Huysmans
I pittori di 3/400, pittori inglesi, Leonardo; Goethe e la pittura del Seicento
Paul Verlaine
Struttura
Romanzo in quattro libri, prima opera del ciclo dei Romanzi della Rosa (Il piacere, L'Innocente, Trionfo della morte – le caratteristiche della rosa languida, carnale, bella, perfida, casta, devota, assurgono ad emblemi di femminilità ed erotismo. La rosa è simbolo dell'amore ardente e sensuale. Incarna la massima bellezza e l'inesorabile sfioritura)
Temi
La realtà filtrata dall'arte: il culto della bellezza, la ricerca di esperienze eccezionali e raffinate contro la mediocrità della vita borghese
La città di Roma nel suo splendore barocco
Il tema del doppio Elena/Maria
La contrapposizione di sensualità e spiritualità, di passione erotica e amore platonico
La valenza simbolica degli oggetti
Elementi stilistici
Uso del flashback e frequenti inserti digressivi; presenza di citazioni e riferimenti colti
Prosa lirica e impressionistica, con largo uno di sinestesie e cadenze ritmico-musicale

L'attesa, Il piacere, Libro I, cap. I, P. 397:
brano d'apertura del romanzo. La narrazione prende le mosse dal momento in cui Andrea è in attesa, nella sua abitazione romana, di Elena Muti, donna alla quale è stato legato da una passione travolgente e che, senza alcuna spiegazione, ha deciso improvvisamente di lascialo, dopo una relazione durata anni. Andrea l'ha incontrata pochi giorni prima e le ha strappato la promessa di una sua visita: in questo consenso egli intravede la possibilità di riprendere la relazione interrotta.

Roma protagonista: Roma, città divina, diventa protagonista del romanzo non meno di Andrea. Come in una panoramica cinematografica, lo sguardo parte dal cielo e si inoltra nel cuore della città.
I fiori liberty: i fiori recisi e il loro profumo rappresentano un elemento decorativo tipico dello stile liberty o floreale in voga in quegli anni.
Fa rinvii all'arte.
L'attesa: la sintassi è frammentata, gli avverbi ripetuti (poi... poi), le azioni frequenti (si chinò... prese... mise): tutto ricalca quell'ansia che grava nell'animo di Sperelli.

Ripresa Ovidio – Metamorfosi: Dafne rincorsa da Apollo si trasforma (v. 45-46 ecc.)
Latinismi: l'uso arcaicizzante della parola e il latinismo grafico (legna per legno, imagini per immagini) servono ad impreziosire la pagina.

Le donne erano molto coperte, quindi qualsiasi minima cosa che gli uomini vedevano creava aspettativa.

Apertura con la descizione dell'ultimo giorno dell'anno in Roma in cui c'è aria tiepida (ambientazione raffinata). Sembrerebbe una descrizione naturalistica, ma poi l'ambiente si rinchiude nel palazzo, dove giunge il rumore della vita cittadina. Da lì, il centro saranno le stanze del Palazzo, e poi Sperelli, con le sue attese, le sue ansie, i suoi ricordi.
In Sperelli si riconoscono il culto della bellezza, il gusto del collezionista, l'attenzione decorativa. Domina in questo brano il ricordo alla sinestesia (tepor velato, mollissimo, aureo; luce fredda; gelato crepuscolo; movimento dolce; caldo lume; solitudine alta e grave). Il senso della vicenda risiede nella serie di visioni che si susseguono nella mente del protagonista. Elena Muti è identificata in una figura d'arte, la Danae di Correggio: il fascino di Elena sarebbe indefinibile senza il ricorso alla pittura. E' come se la scrittura dannunziana spaziasse in una sterminata galleria di immagini, le cui opere prestano sensazioni e colori alla tessitura del romanzo.
Dopo la descrizione delle stanze e dell'attesa impaziente di Sperelli il racconto ricostruisce la storia dei due amanti. La tecnica del flashback introduce nella seconda parte del brano, la visione di una paesaggio esterno, attraverso la quale è rievocata la brusca interruzion del rapporto tra i due. Il giorno è detto esattamente: 25 marzo 1885. Il ricordo di quel giorno è pieno di sensazioni soggettive. La corrispondenza tra stato d'animo e paesaggio è forte: la sofisticata eleganza di Elena, i particolari del suo abbigliamento fungono da elementi di contrasto con la natura selvatica e con l'animo turbato dell'uomo.
La natura circostante partecipa di questo senso di ansia e di contrasto: il terreno è aspro e il vento soffia furiosamente. Nella scena del distacco tra i due amanti l'azione è concitata, Sperelli denuda il polso di Elena. L'azione poi si placa nell'immagine del fiume immobile e freddo come un metallo illuminato dalla luce rossa del tramonto.

D'Annunzio si cimenta con il romanzo alla slava, in cui cerca di conciliare la concretezza dei fatti con l'analisi psicologica dei personaggi. Il modello di riferimento è Delitto e castigo di Dostoevskij, ma anche i narratori francesi.
L'esteta lascia spazio al superuomo.

L'Innocente:
romanzo psicologico, 1° persona.
Fu ripubblicato da Treves nel 96. Seconda opera de I romanzi della rosa. Vi si racconta la storia di Tullio Hermil, ricco proprietario terriere, in crisi matrimoniale con la moglie Giuliana, donna rassegnata e sofferente. Pur consumando rapporti amoroso con altre donne, Tullio torna infine in seno alla famiglia. Qualche tempo prima, però, Giuliana, in un momento di debolezza, ha ceduto alla passione del poeta Filippo Arborio, rimanendone incinta. Tullo, deciso a perdonarla, non riesce ad accettare il figlio perché prova evidente del tradimento e medita di eliminarlo. Anche se dopo il parto egli prova una certa pietà per Raimondo, l'innocente, alla fine prevale la pulsione omicida. Mentre tutti i famigliari e i domestici sono riuniti della cappella per le Novene di Natale, egli espone il neonato all'aria gelida della notte. Dopo giorni il piccolo muore e la narrazione si chiude con le sue esequie.

La trama comprende un'azione criminale, ed il tema della confessione ne costituisce il presupposto. Il titolo è ambiguo, può indicare lo stato giuridico di chi venga sottoposto a giudizio, o la condizione di innocenza originaria del piccolo Raimondo, vittima del protagonista. Il testo è disseminato di indizi sull'irresponsabilità del protagonista. La descirzione degli stati d'animo di Tullio rasenta spesso la sintomatologia psichiatrica. Il proposito di d'Annunzio è quello di indagare i processi mentali di disgregazione della volontà. La vicenda è narrata in prima persona. Il protagonista dichiara la compresenza il lui di più personalità. Non intende guarire da questo 'io multiplo' e si compiace di esso.

Sintesi – L'Innocente
Datazione
Pubblicato a puntate sul Corriere di Napoli, ripubblicato da Treves nel 96, con qualche modifica linguistica
Modelli
Delitto e castigo di Dostoevskij
I narratori francesi, gli analisti della scuola psicologica francese
Struttura
Romanzo, seconda opera dei Romanzi della rosa
Temi
Processi mentali di disgregazione della volontà
Il tema della colpa e della confessione legata ad un'azione criminale
Elementi stilistici
Narrazione in prima persona
Procedimenti di autoanalisi
Frequenza di interrogative retoriche ed esclamazioni


Trionfo della morte
Iniziano i veri romanzi del superuomo.
Il romanzo, prende il titolo da un affresco del pittore medioevale Andrea Orcagna, conclude il ciclo dei Romanzi della Rosa e assimila il nucleo dell'incompiuto romanzo L'invincibile, che risaliva all'89. Viene pubblicato da Treves nel 94. I caratteri del superuomo vi assumono tonalità cupe ed eccessive, è messo in scena il tragico destino di due amanti separati da cultura, sensibilità e visione del mondo. Il protagonista, Giorgio Aurispa, è un raffinato intellettuale abruzzese, che fallisce il sogno di affermarsi a Roma. La sua rovina è causata dalla smodata passione per Ippolita Sanzio, la Nemica, una donna bellissima ma sterile, che esercita sul protagonista una sorta di invincibile possessione sensuale: è a lei che fa riferimento il titolo originario del romanzo.
Ritornato al paese natale, Guardiagrele, Giorgio è preso dal demone della gelosia e del crescente rancore per la donna di cui diviene schiavo, cadendo in una spenta abulia ( non volontà di vivere, conseguenza dello spleen), in cui torna ad assillarlo il ricordo dello zio Demetrio, morto suicida.
Nel finale, uccidendosi con l'amante, egli riscatterà la sua volontà di dominio, che la molla più segreta del suo superomismo, ma cadrà al contempo vittima della tara ereditaria dello zio. La morte è vista come il bel gesto, nel quale l'individuo eccezionale ritrova il proprio orgoglio e la propria volontà di potenza, ma anche come la sconfitta dell'eroe alle forze della natura.
Il protagonista è raffinato intellettuale previo completamente da Ippoliti, lo domina, è dura e fredda. Si suicida e uccide lei.

Eros e morte, Trionfo della morte, Libro III, L'eremo, cap. IX, P. 409:
Giorgio Aurispa, incarnazione del superuomo, ricerca i più sottili incanti dei sensi e una vita inimitabile, ma si dibatte tra la voluttà sensuale dalla donna e la volontà di infrangere la suggestione, di dominarla. Nel brano egli sembra ricercare, proprio nel momento in cui la donna è abbandonata al sonno, e quindi inerme, una nuova forza istintiva di amore di possesso.

Sono presenti profumi. C'è sensualità ed erotismo, echi all'amplesso di prima. S'insinua nella testa di Giorgio che se lei morisse, sarebbe ideale della bellezza, corroso di gelosia. Spinta dei sensi. Tinte macabre, donna indomita, non si lascia soggiogare.

Il passo è una sorta di rivelazione del sentimento di morte, che attraversa l'intero romanzo. Il tema funebre si intreccia con quello dell'erotismo. In apertura i conflitti interiori dei protagonisti si specchiano nei nessi ossimorici esanime-furiose, istante-infinita lentezza, in modo parallelo, il finale ripropone questo conflitto nell'atto compiuto dal protagonista: egli copre l'amata di petali di rosa rimanendone stregato.
Diversi sono gli elementi che accomunano Eros è morte: ritualità legata ai fiori allude all'invito amoroso e alla commemorazione funebre. La donna è presentata inoltre pallida come un cadavere. Una sensualità necrofila domina il brano, che si chiude con il nome della rosa. Il fiore simbolo di bellezza e caducità. Il modello sottostante è quello della pallida donna preraffaellita, esangue, spesso circondata di fiori, ambigua, indecifrabile nello sguardo.

Il fuoco
Ci sono molte immagini metaforiche del fuoco. Lui è il fuoco che brucia, lei l'acqua.
Foscarina: riprende Fosca.
Pubblicato nel 1900, racconta le vicende della relazione amorosa tra il giovane Stelio Effrena, incarnazione dell'artista superuomo, proiezione dello stesso d'Annunzio, e Foscarina, matura attrice drammatica ispirata alla figura di Eleonora Duse. L'opera è costituita sul motivo centrale del fuoco, metafora della combustione poetica e della ritrovata unità tra arte e vita. La metafora ignea (del fuoco) domina la struttura del romanzo, e si ispira a diversi riferimenti culturali: l'audacia di Prometeo, che ruba il fuoco agli dei per portarlo agli uomini; la pittura sublime di Giorgione e Tiziano; il dionisiaco 'soffio igneo' dell'ispirazione nietzschiana; i vetrai di Murano, maestri del fuoco. Il protagonista, poeta e musicista, aspira ad un'opera d'arte totale, sintesi di musica, poesia e danza, da trasmettere al volgo per dare nuovo vigore al Genio italico. Modello esplicito è Wagner di cui sono narrati i funerali alla fine del romanzo con sfondo Venezia che diviene metafora ricorrente della decadenza e della morte. E' il luogo dell'acqua e del fuoco. Le associazioni che fanno del fuoco il segno di una stagione piena e virile (estate, arte, vita) e dell'acqua l'elemento conveniente ai tempi ai tempi di decadenza della vecchiaia (autunno, morte, cenere) costituiscono i motivi tematici su cui è fondato l'incontro-scontro tra due amanti protagonisti. Idea tragica della morte del Bello e dell'Arte, travolti dal gusto borghese e dai nuovi valori imposti dalla logica dell'utile e del mercato.

Forse che sì forse che no
Superuomo superato. Pubblicato nel 1910. Ambienti più vasti, trama varia e complessa. Il titolo è suggerito da un'iscrizione contenuta nella stanza del labirinto del Palazzo Ducale a Mantova: tra le sale abbandonate, pervase dal disfacimento e dall'immobilità funebre, il protagonista Paolo Tarsis insegue la sua amante, Isabella Inghirami. La storia racconta la vicenda amorosa, che si conclude con la follia della donna. La figura femminile che è la 'nemica' si sdoppia in Isabella e la sorella Vana: possessiva e sensuale la prima, debole e morbosa la seconda. L'uomo in cerca di salvezza dalla volgarità dell'esistenza, parte con il suo aereo in una sfida alla morte, sorvolando il Mar Tirreno, atterrando ferito sulle coste della Sardegna. Individuo che ama le azioni spericolate.

Tentativo di attingere alla cronaca e all'attualità. L'automobile, l'aereo, i mostri meccanici al centro della rivoluzione tecnologica del 900. L'aereo diventa lo strumento di uno spericolato individualismo, capace di esaltare la folla.

La novellistica
Apparentemente trae ispirazione da Verga.
Nell'82 pubblica Terra Vergine, raccolta di bozzetti ispirati alle novelle Vita dei campi di Verga. Ma all'attenzione sociale di Verga, d'Annunzio sostiuisce il proprio Abruzzo mitico, primitivo, talora pittorico, alla base del quale sta una concezione della vita regionale, dei costumi delle campane lontanissima da quella di Verga. Inoltre sceglie storie di sesso e violenza, a volte portate agli estremi, verso il sadismo.

Nell'86 escono le Novelle San Pantaleone (polemica plagi da Maupassant e Flaubert).Nel 902 Le novelle della Pescara, in cui si avverte la lezione dei naturalisti francesi (Zola) per lo scavo in situazioni psicologiche con la descrizione di personaggi malati, vecchi, deformi, viziosi.

Il teatro
L'attività teatrale inizia nel 96, il progetto d'Annunziano si fonda sulla teoria estetica della rinascita della tragedia greca in terra latina, rinascita ispirata al modello dell'opera d'arte totale di Wagner che apirava la fusione armonica di poesia, musica e danza.
Porta in scena La città morta, rappresentata a Parigi. Il testo, incentrato su una tragedia familiare ambientata nello scenario di Micene, ruota attorno all'attività dello scavo archeologico. La Francesca da Rimini, composta per la Duse rielabora la vicenda resa celebre da Dante nel canto V dell'Inferno.
Rinnova il genere della 'tragedia pastorale' con La figlia di Iorio e La fiaccola sotto il moggio, ambientate in Abruzzo posto fuori dalla storia e dal tempo. Sono atto di omaggio al mondo contadino e pastorale, attraverso cui il poeta dà forma al suo messaggio di trasfigurazione ideale della vita. Nella prima c'è la tragica vicenda di Mila e Codra, condotta al rogo come strega, accusata di aver indotto il pastore Aligi ad uccidere il padre, che voleva violentarla. La seconda illustra la degradazione di una famiglia aristocratica.
Sono favole senza tempo, ambientate in uno sfondo regionale arcaico e intriso di magia, ci sono richiami alla tradizione folklorica, con la figura dei serpari, incancantatori di serprenti abruzzesi, e nel riutilizzo di canzoni popolari.

La prosa 'notturna'
Fine della vita dell'autore. Stanco, problemi alla vista.
Fa riferimento ad una serie di scritti composti dal soggiorno francese alla morte. Sono opere eterogenee, che hanno in comune la forte attenuazione della retorica e il parziale venir meno dell'ideologia superomistica. Nuove tematiche: la malattia, la morte, il ricordo dell'infanzia. A livello stilistico vi è una frammentazione della prosa, che procede con brevi frasi e periodi staccati privi di enfasi. D'Annunzio chiamerà questo ciclo di scrittura 'esplorazione d'ombra.

Il Notturno è stato scritto in seguito ad un incidente di volo che lo aveva costretto alla temporanea cecità. Composto nel 16, pubblicato nel 21. E' distinto in tre parti, ognuna delle quali è detta Offerta. Nella prima, il tema della sofferenza e dell'immobilità a letto, quasi una bara, si lega alla memoria del cadavere sfigurato di Miraglia, amico caduto in volo. Nella seconda, i ricordi dell'infanzia e della madre continuano a mescolarsi con le immagini che tormentano il degente, bendato e al buio. Visioni di morte e guerra ricorrono nella terza, che si chiude con la Pasqua, simbolica speranza di liberazione.
Può essere definito un diario della malattia. La novità tematica è la scoperta della sofferenza fisica. L'impossibilità di muoversi e vedere si trasforma in esigenza di scrivere, quindi è anche un diario della scrittura, ma anche il diario della memoria.
Formalmente la maggior novità è la sovrapposizione dei piani temporali (presente-passato) ed il frammentismo. Allinea frasi coordinate e tende al lirismo poetico.
Tema della visione interiore: riattraversamento del proprio passato. Attraverso la scrittura scandaglia la realtà psichica e mnestica al di là dell'oscurità fisica (assenza vista).

Il cieco veggente, Il Notturno, Prima Offerta, P. 421:
brano di apertura del libro, racconta come impossibilitato nella vista e nel movimento, seguiti a scrivere. Stanco coricato al buio, si serve di sottili listelli di carta, ritagliati appositamente dalla figlia Renata che lo assiste nella convalescenza, nei quali annota il flusso dei pensieri e ciò che i sensi percepiscono.

E' quasi ceco, si aiuta col tatto.
Nuovo stile: il linguaggio è scarno, la sintassi regolare, e nei periodi prevale la coordinazione delle frasi.
Non c'è più enfasi oratoria.
Scrittura pre-ermetica, essenzialità.

Il brano descrive la condizione fisica e psicologica del poeta mentre scrive il Notturno: l'immobilità e l'isolamento acuiscono la sua sensibilità. La sensibilità esasperata della posizione innaturale (supino e immobile nel letto), cerca un modo ingegnoso per tradurre in immagini l'angoscia che dal corpo del malato trapassa la coscienza. La cecità non va intesa solo nella sua accezione fisica, dolorosa e concreta; diventa anche una condizione mentale conoscivita e creativa.
Termini che si riferiscono al campo metaforico della cecità e della morte (occhi bendati, supino, immobile, oscurità, notte) e i termini che indicano le modalità della scrittura (scrivo, carta, riga, scriba, segni), capace di creare una nuova arte.

Le Laudi
dovevano comprendere sette libri, tanti quante sono le Pleiadi, la costellazione che presiede al tempo della semina e della piantagione. Esaltano la natura, si rifanno ai miti antichi, domina il panteismo.
Nel 903 sono pubblicati i primi tre libri, Maia, Elettra e Alcyone. Merope è pubblicato nel 12. Nel 33 Asterope. Non verranno mai scritti gli ultimi due libri, Taigete e Celeno.
Il più antico nucleo delle Laudi risiede in alcuni taccuini toscani relativi agli anni 899-903, che il poeta trasforma in versi. Sul litorle pisano nascono le prime liriche tra cui Bocca d'Arno e La sera fiesolana. Un'altra serie di liriche è composta durante le vacanze con la Duse nel 902. Nel 903 si colloca l'ultima fase della scrittura dei primi libri.

Maia
pubblicato nel 903 dall'editore Treves. Reca il sottotitolo Laus vitae 'lode della vita' e costituisce l'introduzione e la premessa ideologica dell'intero ciclo: è un poema vasto e complesso nella struttura, che ambisce a trasmettere il messaggio di una vita nuova e di una nuova morale per l'umanità superiore degli eletti. Maia canta la vita come gioia, l'ebbrezza dei sensi, l'istitno e la comunione con la natura, fonte di inesauribile energia vitale. Nella sezione di apertura, Alle Pleiadi e ai Fatti, il poeta celebra nella figura di Ulisse l'incarnazione mitica del superuomo che si clancia oltre i limiti umani, attratto da nuove conquiste. Il secondo capito di apertura, l'Annunzio, prclama la resurrezione di Pan, il dio pagano simbolo della pienezza della vita cosmica. Il poeta descrive le tappe di un viaggio che lo porta nella Grecia antica, culla della civiltà pagana. Poi trova rifugio nella Cappella Sistina, tra gli eroi dipinti da Michelangelo, al riparo da un presente corrotto e misero, rappresentato dalle 'città terribili', moderne città tentacolari. Il poeta approda infine nel Deserto, lontano dalla folla, dove si purifica da ogni tristezza e ogni pensiero e ritrova la Felicità, in una sorta di estasi naturalistica lontana dal presente e da ogni problematica sociale.

Sintesi – MAIA
Datazione
1903
Struttura
Primo libro delle Laudi, consta di 8400 versi ineguali, suddivisi in 400 strofe libere di 21 versi ciascuna e distribuite in 21 canti
Temi
Vita come gioia e tronfo della vitalità
Istinto e comunione con la natura, fonte di inesauribile energia vitale
Ulisse come incarnazione del superuomo
Elementi stilistici
Sfrofa lunga di versi liberi in genere coincindete con un unico periodo
Chiarezza, retoria dell'enfasi, semplicità del messaggio

Alcyone
Esce come terzo libro delle Laudi nel 1903. La raccolta ha per filo conduttore lo scorrere della stagione estiva vissuta. L'opera muove dalla tarda primavera, quando l'io lirico confessa il proprio desiderio di tregua dall'impegno politico morale dalla precedente produzione poetica. L'io cerca il contatto con la natura in una sorta di fusione vitalistica che coinvolge tutti i sensi. Accompagna il poeta una figura femminile di nome Ermione, nome mitologico sotto cui si cela Eleonora Duse. Dopo la sensualità e l'energia dell'estate, rappresentata in forma di donna nuda che avvampa e che avvolge, giunge il malinconico autunno, accompagnato da segni inquietanti: i giorni si abbreviano e appaiono nuvole minacciose. In mezzo alla natura delle Versalia, egli sente riemergere l'antica Grecia e i suoi miti, vedo materializzarsi figure di Fauni, di ninfe voluttuose, di possenti centauri. Presente passato e futuro vengono a coincidere, come in una dimensione mitica in cui il tempo è ciclico e reversibile. Ancora una volta si affaccia il richiamo al mito dell'eterno ritorno di Nietzsche, secondo cui ogni gesto esaltato, ogni sentimento vittorioso è destinato a ritornare eternamente.

L'opera è composta da 88 liriche. Aperta dal proemio La tregua e chiusa dall'epilogo Il commiato, la raccolta si sviluppa in cinque sezioni, scandite da quattro Ditirambi, ciascuno dei quali è preceduto da una lirica preparatoria con il titolo il latino. I Ditiriambi conferiscono al libro compattezza ideologica e organicità formale. I ditiriambi sono costruiti a parte da uno dei cardini del pensiero di N., l'antitesi Dioniso-Apollo: il primo dio dell'ebbrezza e del vino, il secondo dio dell'equilibrio e della setenità. Il tema di Alcyone è quello interiore di una vicenda mitica, fondata sull'illusione estiva che l'individuo possa fondersi con la natura, illusione poi sconfessata all'arrivo dell'autunno che seng ail tramondo dell'utopia mitica.
Alcyone si fonda sul tema del rapporto con la natura, che consiste in una totale e vicendevole fusione tra soggetto umano e naturale, ove il primo si 'vegetalizza' e il secondo si antropomorfizza. La poesie registra le gradazioni e sfumature di questo scambio, metamorfosi, tra natura e uomo, in cui si sentono le tracce di Ovidio. La vita del poeta coincide con la vita della natura.

Il poeta si dichiara 'ultimo figlio degli Elleni' con allusione a Pan, la divinità che incarna la vitalità istintiva, l'impulso a fondersi con la natura. La connessione con Dioniso, il dio dei culti orgiastici a cui è legato il mito di Pan, riporta a Nietzsche, ai suoi studi sulla tragedia greca e alla distinzione tra 'spirito apolline' e 'spirito dionisiaco'. Quest'ultimo conduce il poeta-Pan ad indentificarsi nel tutto in una coincidenza perfetta tra natura e uomo. Compare il motivo orifico: il poeta è come il mitico cantore Orfeo, che fa parlare le cose e le dispone secondo il ritmo del suo canto. Il panismo di Alcyone è inteso come recupero di un senso di pienezza della natura e insieme come astrazione da tutto ciò che è umano.

La comunione tra uomo e natura implica l'allontanamento del soggetto dagli altri uomini. L'eroe dannunziano giunge ad un'estasi nturalistica. Se da un lato in quest'opera trova conferma il motivo della solitudine dell'eroe, essa coincide con l'attenuarsi di ogni aspirazione agonistica. I componimenti finali scandiscono, con l'arrivo dell'autunno, il rimpianto per un Eden perduto. Si insinua l'ansia per il trascorrere rapido del tempo, per il declinare del sole e il marcire dei frutti. Il presagio di morte dell'estate, presagio di morte del mito, chiude il libro e la poesia. Il commiato finale è nell'omaggio a Pascoli.

Panismo:
poeti romantici: misticismo finalizzato a cogliere il senso e l'origine delle cose
D'Annunzio: fusione dell'uomo nella natura in chiave sensuale e mitica
Italiano odierno: il sostantivo 'panico' indica paura irrefrenabile

Il poeta è il solo interprete del segreto profondo della natura. Egli ha il grande compito, come Orfeo, di scioglire il mutismo delle cose e far si che la natura diventa il linguaccio della poesia, la quale assume così un tono sacrale. Il poeta utilizza pertanto un lessico aulico e prezioso. D'Annunzio è abile sperimentatore di vocaboli, metri e ritmi. Frequente è l'uso della sinestesia.

Sintesi – ALCYONE
Datazione
1904 (3)
Modelli
Nietzsche per il mito dell'eterno ritorno e per l'antitesi Dioniso-Apollo
Ovidio per il mito della metamorfosi
Struttura
Terzo libro delle Laudi, consta di 88 liriche, inquadrate in un disegno unitario: dopo un proremio (La tregua), la raccolta si sviluppa attraverso cinque sezioni, scandite da quattro Ditirambi, ciascuno dei quali preceduto da una lirica preparatoria con il titolo in latino e si conclude con un epilogo (Il commiato)
Temi
Avventura esistenziale e conoscitiva
Dimensione mitica in cui il tempo è ciclico e reversibile
Antitesi Dioniso-Apollo
Rapporto con la natura risolto in uno scambio (metamorfosi) tra natura e uomo
Panismo
Motivo Orfico
Solitudine dell'eroe
Elementi stilistici
Tono sacrale e solenne
Lessico aulico
Vocabolario tecnico
Ricorso alla sinestesia
Importanza della dimensione fonica e simbolica

La sera fiesolana, Alcyone, P. 437:
fu pubblicato senza titolo, ma con tre sottotitoli parziali a fianco di ciascuna strofa (La natività della luna, La pioggia di giugno, Le colline), è poi inserito nel primo gruppo di liriche di Alcyone. E' un libero fluire di immagini paesaggistiche, incentrate sui temi della fraschezza e della dolcezza di quel momento magico tra il cadere del giorno e l'apparire delle prime stelle.
Protagonista è la sera, che assume i tratti di una figura femminile, mentre sembrano dissolversii le figure umane: quella del poeta tende ad essere soltanto una voce che loda; la donna è appena una vaga e sfumana presenza.

Endecasillabi, novernari.
3 strofe = 3 tempi: ogni strofa corrisponde ad un periodo sintattico, che è seguito a propria volta dalla lauda.
Fresche – parole: sinestesia
Fruscio: onomatopea
Fruscio – foglie: allitterazione F
S'annera: nera
S'annera – S'inargenta: vista col colore
S'inargenta: grazie alla luna, crea chiaroscuri
Versi liberi legati da annonanze e consonanze, periodo lungo.
Presenza umana di un contadino. Misticismo senza dio.
Luna: divinizzazione, è una sorta di divinità --> Teofania = apparizione del divino
Cerule: colore
8-14: non ha senso razionale, sospensione
La luna crea un velo ed i nostri sogni rimangono lì
E da lei – vederla: la notte assorbe la presenza pacifica della luna senza rendersene conto
Lode alla rivelazione: è la prima delle tre antifone di tipo francescano che incorniciano le strofe, secondo lo schema Laudata sii ... o Sera. In questa ripresa dello stile della lauda, il poeta moderno esprime il rinnovarsi di una rivelazione (v. 15)
Laudata sii: cantico di S. Francesco d'Assisi
Viso di perla: analogia
Umidi occhi: sinestesia
Sera: personificazione
Si tace acqua: metafora
22-31: polisindeto per anafora della E
grano – verde: sta crescendo
Olivi: S. Francesco
Pallidi i clivi: dovuta alle foglie
La sera come donna: la sera, personificata in una languida figura femminile tra stilnovismo e preraffaellismo, ha nel viso il colore pallido e perlaceo proprio del cielo quando non è più giorno ma non è ancora notte.
Cinto – cinge: figura etimologica
Come: similitudine
Aulenti: profumo
Io: svela il suo ruolo, poeta veggente
Ombra: atmosfera rarefatta
Colline – labbra: similitudine
Morte: pura, come verginale
Palpitare: appaiono e scompaiono
D'Annunzio credeva nell'assoluto ma non in una religione particolare. Credeva in un Dio, ma non si sa quale. Non è ateo, ma agnostico.

In una sera di giugno, nel silenzio sospeso del crepuscolo, il poeta ammira lo spettacolo dell'ora insieme con la donna amata che gli sta accanto. Solo un uomo si attarda a sfrascare un gelso, in cima ad una scala, e il fruscio delle foglie nella mano è l'unico rumore che si stense nel perfetto silenzio della sera. La luna è prossima a sorgere, si annuncia un diffuso albore, risvegliando nei cuori sogni senza tempo e soffondendo il paesaggio di un dolce senso di frescura. Il cielo, ancora umido di pioggia, si è fatto di color di perla, e, il poeta vorrebbe parlare alla donna amata in modo tale che le sue parole fossero dolci come la pioggia che sullo scorcio del giorno è caduta lieve sui gelsi, sulle viti, sul grano, sul fieno, sugli ulivi, quasi fosse il commiato lacrimoso della primavera che si accinge a lasciare il passo all'estate.
Nell'aria si esalano i profumi e gli odori della sera e il poeta racconta alla donna di regni favolosi verso i quali li chiama la corrente dell'Arno, e dice che cosa rende così belle e ricche di conforto le colline che non il loro profilo si stagliano sulllo sfondo dell'orizzonte, simili a labbra desiderose di dire ma per sempre impedite di farlo. La lirica si chiude sull'immagine dello spegnimento della sera e del palpitare delle prime stelle.

Il poeta vuole esprimere la musica segreta delle cose, il comporsi armonioso degli oggetti. Il ritmo della lirica è ampio e solenne, come a riprodurre il momento magico in cui la sera si veste dei suoi colori più suggestivi tra il cadere del giorno e l'apparire delle prime stelle.
Il componimento si articola in tre tempi, coincidenti con le strofe. Ad ogni strofa segue una lode della sera in tre versi. Il poeta moderno è chiamato a rivivere, in forme suggestive e preziose, quella stessa rivelazione dandole voce con la parola poetica. L'unica trama del componimento è quella musicale.
Ci sono echi petrarcheschi, affidati alle parole Fresche, nella prima strofa, e Dolci, nella seconda. I due aggettivi richiamano l'incipit della celebre canzone Chiare, fresche e dolci acque di Petrarca.

La pioggia nel pineto, Alcyone, P. 441:
inizialmente comparve con il titolo di Ermione. Illustra il vagare senza meta del poeta e della donna amata. Ermione, in un bosco solitario del litorale pisano, mentre la pioggia crepita sui rami e porta nella calura estiva il fresco rinnovarsi della vita. Domina in tutto il componimento una trama musicale data dal ritmo della pioggia che cade incessante: le gocciole sono come corde sonore che, mescolate agli accordi degli altri elementi naturali, producono una sinfonia boschiva. Dietro le immagini sonore i versi mirano a mostrare, come nella Sera fiesolana, una segreta armonia, un senso di comunione fra tutti gli esseri della natura.

Taci: udito
Facciamo silenzio per assaportare i suoi della natura attraverso la pioggia
Attesa e attenzione: l'imperativo iniziale, rivolto ad Ermione, chiede il silenzio e crea un'atmosfera di attesa, che predispone all'attenzione dei sensi.
E' primavera
Ascolta: invito ad ascoltare
Sensi
Sensazione di calma
Senso maggiormente preso in considerazione: udito
Ritmo poesia = ritmo pioggia
Sembra che le piantwe siano come un'orchestra di strumenti
Si sente anche il profumo della natura
Fusione panica con la natura
I nostri volti: passa all'uomo
Silvani: del bosco
Una nuova natura dell'uomo: l'aggettivo silvani segna l'inizio della metamorfosi dei due protagonisti in creature silvane, descrittira ai versi 107-114.
Metamorfosi dell'uomo, alla fine Ermione diventa pianta
Mani ignude – vestimenti leggeri: tatto, erotismo non esplicito
Amante della sua donna = tradizione di amarsi sotto la pioggia
Dimostra che la storia d'amore è solo un'avventura di passaggio (inverte i pronomi) prima uno dei due ci crede di più, poi viceversa = non esiste l'amore eterno. Inversione: v. 31 e 127
Purificazione, catarsi: l'acqua purifica tutto
Infiniti aggettivi
Favola bella: storia d'amore tra poeta ed Ermione
Ermione: amante, donna non identificata
Mirto sacro a Venere
Fulgente: da fulgore, splendore
Verdura: vegetazione, termine aulico
2° strofa evoca ancora di più i suoni
Crepitio: onomatopea
Il suono ha delle modulazioni a seconda delle fronde
Ascolta: invito ad ascoltare
Cicale: fauna, novità
Pianto australe: pioggia, metafora
Ciel cinerino: cielo color cenere
Versi liberi, senza rime e distinzioni sillabiche
47-49: elenco = enumerazione per polisindeto
Dita: goccie, lacrime del cielo
Vita, viventi: allitterazione, figura etimologica (etimo = radice, stessa radice)
Ebro: inebriato per la pioggia, preso nei sensi dalla pioggia
Molle: imbevuto
58-64: metamorfosi sempre più chiara
Ermione: bellissima, la lieve e gentile presenza della donna è suggerita da questo nome antico e carico di suggestione; secondo la mitologia, Ermione era figlia di Elena e Menelao.
Laggiù – chi sa dove, chi sa dove! = là oltre = Laggiù è un punto indeterminato della pineta, indicato nel verso successivo come una zona umida. Sono indicazioni volutamente imprecisate e sfumate, che danno un tono di indeterminatezza. Non interessa dove siamo = luogo indefinito (Leopardi) = figlio del sensismo
Litorale toscano, la voce del mare è fagocitata dalla pioggia
3° strofa: più spazio alla fauna, rana che gracida, cicala e rana fanno da sottofondo alla pioggia. Tramite 'r' si introduce il verso della rana.
Crosciare: onomatopea
83-87: colore, cromatismo, vista attraverso colori, tatto ed olfatto
Che monda: che purifica
Croscio: onomatopea
Chi sa dove: il verso si riferisce alla favolosa lontananza da cui proviene il canto della rana: sarà ripetuto più avanti (v.115), lì riferito all'errabondo vagare del poeta e della donna.
Da 97: erotismo
Ciglia nere: capelli neri
Bianca – virente: non più bianca ma verde, metamorfosi
Fresca – aulente: sinestesia, vita
Polle: pozzanghere
Vigor rude: metafora, radici
116 – 127: avventura del momento, leggerezza, piacere fisico
Doppia lettura: leggendo i versi 116-117 si ottiene un endecasillabo, segno di una costante sperimentazione metrico-ritmica tipica di d'Annunzio.
Densa musicalità: la conclusione riprende una frase della prima strofa (v. 29, favola bella). La lirica termina in maniera circolare, come fosse una danza, sul motivo dell'amore-illusione.
No pathos emotivo, superficiale

Tema della passeggiata nel bosco, che in genere fissa incontro amoroso e che qui diventa invece occasione di una rivelazione insaspettata e di metamorfosi. L'elemento musicale predomina su tutti gli altri. Il poeta invita Ermione a concentrarsi su questo silenzio ed a predisporsi: Taci, Ascolta, Odi?, Ascolta.
Il tema della pioggia viene costruito a partire da brevi rimati e attraverso rime distanziate. Gioco continuo di assonze e consonanze. La pioggia, a seconda che cada con un ritmo più o meno intenso sulle foglie, elabora un vero e proprio 'discorso' musicale, un canto quasi umano.
Il fulcro del componimento è nel motivo della 'favola bella', che illustra attraverso il chiasmo il gioco di reciproche illusioni tra il poeta e la donna. La favola della vita, degli affetti, la loro dolce illusione, è cangiante come la pioggia: l'amore, alla stregua di ogni vincenda umana, è solo un momento del perenne fluire della realtà, che ritorna ciclicamente su se stessa. Alla fine l'io lirico è ormai tratto fuori d'inganno. L'amore ora illude solo la donna, perché il poeta è regredito nella mitica profondità della natura, remota e senza tempo.

I pastori, Alcyone, P. 455:
contenuta nella sezione Sogni di terre lontane, unisce suggestioni e ricordo, memora e idealizzazione del passato mostrando un d'Annunzio stranamente nostalgico e 'mansueto'.
Paesaggio dell'Abruzzo, semplici pastori che parlano ed il poeta commenta alla fine. Rappresentazione apparentemente realistica.
Pastori aulici: la celebrazione dei pastori come esuli crea una mitologia della loro migrazione, confermata dall'uso di vocaboli e nessi aulici come v. 12- 13 – 15 – 18 – 19.
Linguaggio aulico
v. 15: all'inizio del Purgatorio, voce di Dio fa tremare il mare
v. 21: sogno di evazione da una vita troppo lussiosa, affermazione fittizia
Riprende il canto notturono del pastore errante per l'Asia.
(456 Guida alla lettura)

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