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gabriele d'annunzio il piacere

Gabriele D’Annunzio è uno dei pochi scrittori italiani del Novecento che è riuscito ad avere fama europea. Raffinato cultore dell’estetismo, infatti può essere considerato uno dei più noti esponenti del decadentismo internazionale.
L’arte è concepita come Bellezza, iInfatti la Bellezza è per lui al di sopra di tutto, è un valore assoluto e ad esso tutti gli altri valori devono sottostare.

L’opera di D’Annunzio che a mio parere è più significativa nell’esaltazione dei sensi e dei valori estetici è “IL PIACERE” che fa parte del ciclo de “ I romanzi della rosa” simbolo della voluttà e della passione invincibile. Il Piacere è stato scritto durante la prima fase della produzione poetica di D’Annunzio, quando con estremo entusiasmo esaltava gli ideali dell’estetismo. Insoddisfatto della volgarità del Verismo e “Pratico” cioè che anche la vita pratica deve essere condotta in assoluta libertà, del progresso industriale, dell’unità di Italia, D’Annunzio è convinto che sia questi i motivi che hanno portato all’emarginazione e al declassamento dell’intellettuale. Così crea il personaggio dell’esteta (colui che fa della sua vita una vera opera d’arte, non seguendo nessun rigore morale). Fissato di voler ricreare una nuova immagine di intellettuale che si pone fuori dalla società borghese, facendo rivivere una condizione di epoche passate dell’artista. Ma ben presto D’Annunzio si accorge della debolezza dell’estata che non ha la forza di opporsi alla borghesia, si avverte una forte fragilità della figura dell’esteta in un mondo ormai totalmente lacerato, così il culto della bellezza diventa menzogna.

Analizzando il romanzo emergono:
• Residui realistici: il romanzo risente della lezione del realismo e del verismo. Infatti molto evidenti sono le ambizioni a costruire un quadro sociale popolato di figure tipiche di aristocratici.
• Romanzo psicologico: D’Annunzio più che descrivere gli eventi esteriori, si concentra sui processi interiori del personaggio, che risultano complessi e tortuosi.
• Le figure femminili: di Elena Muti e Maria Ferres oscillano tra sensualità finemente viziosa e l’immagine della donna delicata prettamente stilnovista.
Elena Muti è l’esponente viziosa di cultura mediocre, dell’eros, dell’istinto carnale che si contrappone alla sanità spirituale di Maria Ferres, colta, intelligente e sensibile all’arte, molto religiosa e legata alla famiglia.

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