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Il piacere: estetismo, edonismo

La frequentazione dell’ambiente nobiliare romano offre a D’Annunzio gli spunto per il primo grande successo, il romanzo Il piacere che si pone sulla stessa linea estetizzante delle precedenti opere poetiche a cui la forte spinta estetica è affiancata da un forte edonismo: il culto del bello viene esteso all’arte e all’esistenza e l’atteggiamento estetico diviene imperativo morale.
Il protagonista del romanzo è Andrea Sperelli, un gentiluomo che vive in un palazzo in Piazza di Spagna; frequenta il bel mondo, le feste galanti e le corse di cavalli. Proviene da una famiglia di artisti e ha votato la propria vita alla bellezza, alla cultura raffinata, nella costante ricerca del piacere e vuole “fare la propria vita come si fa un’opera d’arte”.

Un esteta votato alla sconfitta

Per Andrea Sperelli “il verso è tutto e può tutto”.
L’arte perciò, è il valore supremo e ad essa sono subordinati tutti gli altri valori, anche quelli morali. Ma Andrea ha una volontà debole, perciò l’estetismo diventa in lui una forza distruttiva, che lo porta alla solitudine e alla sconfitta nel rapporto affettivo con l’universo femminile.

L’intellettuale di fronte alla società borghese
Con Il piacere D’Annunzio vuole soddisfare le esigenze del pubblico aristocratico di raffinata cultura che egli stesso frequentava e che si rispecchiava negli atteggiamenti snob del protagonista.
Il romanzo traduce le preoccupazioni delle famiglie patrizie all’epoca nei confronti delle classi borghesi e dalle masse proletarie.
Nel contempo, il dandy Andrea Sperelli rappresenta una sorta di doppio dello scrittore, che in lui aveva trsferito molte delle sue passioni e aspirazioni ma anche insoddisfazioni. Il mito dell’esteta è l’estremo tentativo dell’intellettuale di fine Ottocento di recuperare una condizione di privilegio.

L’apertura al romanzo psicologico decadente
Il romanzo è composto da 30 capitoli divisi in 4 libri.
La storia non segue un ordine cronologico, ma procede per blocchi discontinui, flashback e frammenti, viene mescolato passato e presente.
D’Annunzio riduce così gli elementi dell’intreccio a vantaggio di:
- estese digressioni: nei particolari più minuti, sull’ambiente e gli scenari dell’aristocrazia;
- una minuziosa e quasi patologica indagine interiore del protagonista.
Anche i nomi dei due personaggi femminili sono simbolici: Elena, la donna fatale, evoca Elena di Troia, la cui bellezza causò terribili sciagure; Maria, la donna angelo, evoca la purezza della Vergine.

I romanzi del superuomo
D’Annunzio si avvicinò alla teoria del superuomo di Nietzsche.
Colse soprattutto l’idea del superuomo come affermazione di individualismo, di volontà di potenza che identifica con il culto estetico della “vita come opera d’arte”. L’artista è un individuo superiore, il solo che riesce a indicare nuove strade all’umanità per superare la crisi determinata dall’avvento della società borghese.
Nonostante le eroiche aspirazioni i protagonisti dei romanzi sono incapaci di tradurre in azione i loro progetti di vita e restano prigionieri delle loro imprese. Questo atteggiamento è caratterizzata da una sproporzione tra gli scopi che si intendono raggiungere e la possibilità di realizzarli.
Il dandismo di questi personaggi non sono più una difesa dalla società industriale, ma un’affermazione della volontà del singolo sulla massa reputata inferiore.

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