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Il periodo romano: la figura dell'esteta

Il periodo romano coincide con la fase dell'estetismo, il cui principio primo è rappresentato dalla “vita come opera d'arte”. Il poeta quindi è tutto proteso a conformare la sua esistenza ai valori della bellezza e dell'art che vengono contrapposti all'arrivismo e all'affarismo borghesi. D'Annunzio incarna proprio tutte le ambiguità e le incertezze dell'intellettuale di fine Ottocento- inizi Novecento, costretto a dover fare i conti con il predominio della mentalità borghese e capitalistica che tende a mercificare ogni cosa, la stessa letteratura e la stessa immagine del letterato, il poeta cerca in modi diversi di affermare la propria rilevanza.

La figura dell'esteta è al centro del primo romanzo dannunziano, Il piacere, pubblicato nel 1889, ed è incarnata da Andrea Sperelli, giovane di peculiare sensibilità, che intende vivere la sua vita esclusivamente all'insegna della bellezza e dell'arte. Nel romanzo già si preannunciano alcuni aspetti che saranno costanti nelle produzioni successive: innanzitutto il carattere autobiografico del protagonista, personaggio di intellettuale in cui confluiscono di volta in volta gli stati d'animo, i pensieri, l'ideologia dell'autore. In questo lavoro si riflette in tutta la sua chiarezza la fase dannunziana dell'estetismo. Andrea convinto che bisogna “habere non haberi” (possedere non essere posseduti) si sente un individuo dotato di una sensibilità al di fuori del comune e di una grande elevatezza spirituale, ama tutto ciò che è raffinato e aspira a modellare la propria vita sui supremi valori dell'arte. Ma il giovane, trascinato dall'ossessione per Elena Muti, con la quale ha avuto un'intensa e passionale relazione, finisce con l'appiattisti, svuotarsi.

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