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Breve cenno su Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863, terzo di cinque fratelli, visse un'infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. All’età di 11 anni frequentò il liceo al prestigioso istituto Cicognini di Prato, dove all’età di 16 anni finanziò la pubblicazione della prima opera del giovane studente, Primo vere una raccolta di poesie che ebbe presto successo. Dopo aver terminato gli studi liceali, si trasferì a Roma dove il particolare ambiente culturale e mondano della città furono decisivi per la formazione dello stile comunicativo di D'Annunzio. Le sue prime esperienze poetiche sono rintracciabili nelle raccolte Primo vere (1897), e Cantonovo (1882), in cui si ispira a due intellettuali a lui contemporanei: Giovanni Verga e Giosuè Carducci.

• Giosué Varducci = Di lui raccoglie la concezione aristocratica della poesia e il “senso pagano dell’esistenza” . Infatti, nonostante nelle sue liriche si siano richiami al cristianesimo, l’orientamento è laico; indugia solamente sul rapporto intimo con la natura, avvertendosi creatura dell’Universo integrata con il suo mondo (panteismo naturalistico)

• Giovanni Verga = Di lui recupera la descrizione della propria terra d’origine e l’attenzione per gli umili, che per D’Annunzio coincidono con il mondo pastorale. Tuttavia, nonostante gli sfondi e personaggi siano simili, allo stesso tempo differiscono perché, mentre Verga si propone come realista delineando una natura reale, D’Annunzio, sulle orme della tradizione, riflette un quadro idilliaco in cui si inserisce la componente erotica, quasi animalesca, in riferimento ad una primitività dei sentimenti.
Si differenzia, inoltre, dall’intellettuale siciliano nel modus narrandi: per Verga la narrazione doveva essere condotta in modo oggettivo senza orpelli; In D’Annunzio, invece, sono frequenti le inserzioni e le digressioni personali, che recuperano un certo comportamento romantico. Infine, diversa è la concezione della letteratura: secondo Verga essa deve limitarsi a rivelare lo stato dei fatti senza modificarne la consistenza; secondo D’Annunzio, invece, intende elevare spiritualmente il lettore, ma secondo un accezione differente da quella manzoniana, poiché la letteratura è fine a se stessa.
Contemporaneamente alla crisi dell’Estetismo (si acquista consapevolezza del fatto che la sola bellezza del verso sia insufficiente), verso la fine del 1890 scrive il Poema Paradisiaco (dal lat. Paradisius = giardini) ossia il Poema dei giardini, in cui il poeta si esprime circa la sua terra, pervaso da un senso di inquietudine.

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