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Montale, Eugenio - Spesso il male di vivere (2)

Biografia breve, citazione delle opere più importanti, testo, parafrasi e commento della poesia "Spesso il male di vivere ho incontrato"

E io lo dico a Skuola.net
Breve biografia dell'autore
Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896, interruppe presto gli studi tecnici, dedicandosi alla musica e al canto. Completò poi gli studi da autodidatta sotto la guida della sorella. Frequentò ambienti letterari di Genova e Torino. Nel 1927 si strasferì a Firenze dove divenne direttore del "Gabinetto Vieusseux", centro culturale di grande prestigio. Nel 1938, però, l'incarico gli venne tolto per suo rifiuto di aderire al Fascismo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, il poeta si trasferisce a Milano. Qui lavorò come redatto per il "Corriere della Sera" e divenne critico musicale per il "Corriere d'Informazione". Nel 1967 fu nominato senatore a vita per la sua carriera letteraria e nel 1975 vince il premio Nobel per la letteratura. Morì a Milano nel 1981.

Opere più importanti
La poesia più nota di Eugenio Montale è "Meriggiare pallido e assorto" del 1916. Mentre la raccolta di liriche più famosa è "Ossi di Seppia", pubblicata nel 1925. Seguirono poi "Le occasioni" del 1939, "La bufera e altro" del 1956 e "Satura" del 1971.

Spesso il male di vivere
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene nn seppi,fuori che il prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


Parafrasi
Ho spesso incontrato il malessere: era torrente che incontra un ostacolo nel fluire, l'accartocciarsi di una foglia, rinsecchita dalla calura, un cavallo caduto per la fatica. Non ho conosciuto altro bene all'infuori della condizione miracolosa che dà origine allo stato di superiore indifferenza tipica delle divinità: era una statua nella sonnolenza del mezzogiorno, una nuvola e un falco che vola alto.

Struttura e figure metriche della poesia
La poesia è formata da due strofe, si tratta di quartine composte da versi endecassillabi tranne l'ultimo verso ipermetro. Lo schema delle rime è ABBA-CDDA.
Rime interne --> Incontrato - strozzato - stramazzato [Vv.1-2-4]
Enjambement --> foglia/riarsa [Vv.3-4], prodigio/che schiude [Vv.5-6], sonnolenza/del meriggio [Vv.7-8].
Allitterazioni --> Consonanti "R"-"S"-"ZZ"
Parole Onomatopee --> Gorgoglia [V.2], incattorciarsi[V.3],
stramazzato [V.4].
Anastrofa --> Era-Era [Vv.2-3]
Anstrofe --> V.1

La poesia
L'intera poesia si basa sull'antitesi tra il male di vivere [v.1] e il bene[v.5] ,ma anche spesso [v.1] e prodigio [v.5].
Sul piano fonetico si notano delle differenze tra la prima e la seconda strofa. Nella prima vi è una ripetizione di suoni aspri (str,zz,rg,rt,rs) che sottolineano la condizione di sofferenza. In più nella prima strofa si possono trovare delle onomatopee.
Da notare che Indifferenza [v.6] è scritto in lettera maiuscola, questo perchè Montale si riferisce all' "Indiferrenza di Epicuro", propria degli dei. Inoltre dobbiamo dire che l'aggettivo divina [v.6] può significare sia proria degli dei e sia straordinaria.
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