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Montale, Eugenio - Non chiederci la parola

Commento della poesia di Montale, nella quale l'autore esprime la sua personale concezione della poesia e del ruolo dei poeti

E io lo dico a Skuola.net
Non chiederci la parola - Commento Una definizione “in negativo”
della poesia
Nella prima strofa il poeta si rivolge al lettore abituato ad ascoltare formule sicure e valori assoluti e lo invita a non domandargli parole che diano certezze, come aveva potuto fare il poeta tradizionale, e versi che svelino la complessità del suo animo.
Nella seconda strofa constata che ci sono uomini fiduciosi nella vita, che non si soffermano a riflettere, non si curano dei dubbi e delle incertezze esistenziali, di quanto di oscuro c’è dentro di loro (rappresentato dall’ombra proiettata su un muro scalcinato): costoro non sono consapevoli della precarietà del vivere (di cui l’ombra nella sua inconsistenza è metafora) e ostentano una sicurezza che è solo indizio di superficialità.
Nella terza strofa il poeta ribadisce di non possedere formule magiche capaci di infondere fiducia al lettore, svelandogli i misteri della vita e dell’universo. Può solo esprimere il sussurro di una forma poetica scarna ed essenziale (qualche storta sillaba e secca come un ramo): oggi possiamo sapere solo «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». La conclusione esprime la crisi degli ideali e delle certezze.
Suoni aspri e ritmi nuovi
La lirica presenta i moduli espressivi tipici di Montale. L’imperativo negativo dei versi i e 9 pone in rilievo la negazione, che nell’ultimo verso è in corsivo. La sintassi è semplice e i periodi coincidono con le strofe. Il lessico presenta suoni aspri allitteranti (perduto, polveroso prato, stampa sopra, scalcinato, storta sillaba e secca), per esprimere il tema della negatività e definire l’adozione di un linguaggio scabro. La mancanza di armonia dei suoni si ripropone a livello metrico per la presenza della rima ipermetra amico I canicola, cioè di una parola piana (amìco) e di una sdrucciola (cànico-la), della quale non si conta l’ultima sillaba.
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