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Piccolo Testamento (Eugenio Montale)

da La bufera e altro
Questo che a notte balugina
nella calotta del mio pensiero,
traccia madreperlacea di lumaca
o smeriglio di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d’officina
che alimenti
chierico rosso, o nero.
Solo quest’iride posso
lasciarti a testimonianza
d’una fede che fu combattuta,
d’una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si farà infernale
e un ombroso Lucifero scenderà su una prora
del Tamigi, del Hudson, della Senna
scuotendo l’ali di bitume semi-
mozze dalla fatica, a dirti: è l’ora.
Non è un’eredità, un portafortuna
che può reggere all’urto dei monsoni
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l’estinzione.
Giusto era il segno: chi l’ha ravvisato
non può fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi: l’orgoglio
non era fuga, l’umiltà non era
vile, il tenue bagliore strofinato
laggiù non era quello di un fiammifero.

Ancora, Montale pone l’accento sulle contraddizioni dell’esistenza, lasciando appena persistere le tracce di un’esigua speranza. Ma la fioca luce che riverbera fra il “pensiero” e la notte non è tale da alimentare aspettative politiche, né induce il poeta ad abbracciare convinzioni storiche o sociali: Montale ribadisce la sua distanza profonda dalle ideologie postbelliche, nelle forme di destra e di sinistra (“non è lume di chiesa o d’officina”). In particolare, egli rifiuta le tendenze della cultura neorealista, impegnata attivamente nella ricostruzione.

Per Montale il “lume” è, comunque, il solo dono che il poeta possa offrire; è una testimonianza, un gesto di carità piccolo ma significativo, che consiste in una “fede” non trionfalistica ma “combattuta”, nella speranza debole ma tenace, “più lenta” a consumarsi “di un duro ceppo nel focolare”. È un amuleto, a cui egli affida le residue possibilità di difendersi dalla “sardana infernale” e dall’“ombroso Lucifero” che incombono sulla terra, abbandonano l’uomo sul ciglio dell’abisso e portano la certezza irrevocabile della morte (“è l’ora”). Contro l’“urto dei monsoni”, tuttavia, anche l’amuleto è inefficace. Il solo “lume” o “segno” in grado di durare è la memoria, affidata ai pochi che possono riconoscerla, nella modesta forma di un “piccolo testamento”.

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