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Montale, Eugenio-"Nuove Stanze"


Questa poesia è ispirata dalla stessa occasione privata e storica a cui si ispira la poesia “La Primavera Hitleriana”, appartenente alla terza raccolta poetica di Montale, “La Bufera ed Altro”, e scritta nel 1946. L’ occasione privata è la relazione sentimentale che ha legato per alcuni anni Montale e Irma Brandeis; l’ occasione storica è l’ incontro di Mussolini e Hitler a Firenze nel maggio del 1938. La visita di Hitler a Firenze prelude alla sottoscrizione del Patto d’Acciaio, all’estensione all’Italia delle leggi razziali e all’ingresso in guerra dell’Italia a fianco della Germania.
Il termine “tregenda” compare sia in “Nuove Stanze” sia in “La Primavera Hitleriana” e in entrambi i testi fa riferimento alla manifestazione nazifascista a Firenze. Infatti la tregenda è una festa infernale.
In una lettera indirizzata a Gianfranco Contini, Montale spiega che, in estrema sintesi, i temi di “Nuove Stanze” sono amore, scacchi e vigilia di guerra. La vigilia è sia il momento che precede lo scoppio della guerra sia l’attesa dello scoppio della guerra.
Il titolo indica una continuità tra questo testo e la poesia “Stanze”, anch’essa appartenente alle “Occasioni” e composta nel 1928. Il termine “Stanze” costituisce un intenzionale richiamo a un genere poetico molto utilizzato dai poeti del tardo rinascimento fiorentino. Infatti, sia in questa poesia, sia nella “Primavera Hitleriana”, la civiltà umanistica, di cui Firenze è simbolo, è contrapposta alla barbarie nazifascista.
Nella prima strofa si descrive una situazione intima: un “tu” e un “io” si trovano nello spazio protetto di una stanza e stanno giocando a scacchi. Il “tu” ha appena spento una sigaretta e dal portacenere si alzano gli ultimi fili di fumo. In questa prima strofa il linguaggio è realistico; fa eccezione l’immagine delle pedine stupefatte. La donna viene identificata negli anelli che indossa; Ciò costituisce un richiamo alla poesia stilnovistica, in cui della donna non veniva realizzato un ritratto completo, ma questa era descritta attraverso piccoli particolari.
Nella seconda strofa si ha uno scarto metaforico: il fumo della sigaretta della donna diventa un incantesimo che costruisce in aria la Firenze dell’epoca rinascimentale. Ma un soffio di vento penetra nella stanza attraverso una finestra annullando la resurrezione della Firenze rinascimentale che stava avendo luogo in essa. Il vento rappresenta la Storia che fa irruzione nell’intimità dell’ “io” e del “tu”. L’interno protetto e custodito si contrappone quindi a un esterno minaccioso. Il fumo diventa incenso; questo elemento simboleggia la presenza del sacro (l’incenso viene infatti utilizzato nelle cerimonie religiose); la donna diventa quindi una sacerdotessa capace di resuscitare la Firenze rinascimentale. Ma questo incantesimo è dissolto dalla tregenda che sta avendo luogo all’esterno dello spazio chiuso e protetto in cui si trovano l’ “io” e il “tu”. Inoltre, il fatto che Clizia sia una sacerdotessa in grado di resuscitare il passato è un privilegio conoscitivo che è solo del poeta. La scacchiera, che nella prima stanza è un dettaglio realistico, nella seconda stanza diventa un dettaglio metaforico: è la scacchiera della storia, in cui le pedine sono i popoli europei. Si allude al fatto che solo Clizia può conoscere il significato degli eventi storici che si stanno verificano.
Nella terza strofa il poeta afferma che in passato non era sicuro che Clizia avesse compreso il significato degli avvenimenti che si svolgono sulla scacchiera della storia e che costituiscono una minaccia per la donna (Irma Brandeis è infatti ebrea). Quindi si afferma che, di fronte alla follia omicida che anima le intenzioni del duce e del fuhrer, la chiaroveggenza di Clizia (cioè la sua capacità di leggere la realtà oltre il fenomeno e quindi, di comprendere che dietro le apparenze festose e celebrative si nasconde una realtà drammatica) non è sufficiente.
Nella quarta strofa il poeta si dice sicuro del fatto che Clizia abbia capito il vero significato dei fatti storici che stanno avendo luogo. E importante il dettaglio della Martinella, la campana di Palazzo Vecchio che veniva suonata solo in occasioni funeste; il suono della campana fa impallidire le pedine (simbolo dell’umanità) che si trovano sulla scacchiera (che solo la chiaroveggenza di Clizia può decifrare in modo corretto). Nella seconda parte dell’ultima strofa gli occhi di Clizia sono presentati come occhi d’acciaio che non si fanno accecare dallo “specchio ustorio” della propaganda. Lo specchio ustorio era un’arma utilizzata per incendiare prima dell’invenzione delle armi da fuoco. In quest’ultima strofa è molto importante il tema della resistenza; per Montale resistere significa mantenere uno sguardo critico sugli avvenimenti, non farsi ingannare dalla propaganda. Gli occhi d’acciaio di Clizia sono un dettaglio realistico; la donna aveva infatti gli occhi chiari e uno sguardo duro e deciso. Ma rappresentano anche capacità di mantenere intatta la propria coscienza critica degli avvenimenti storici e la chiaroveggenza della parola poetica; la resistenza del poeta, che è necessaria per salvarsi, è però solitaria.
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