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Montale, Eugenio-"In Limine"

La poesia, composta nel 1924, apre l’ “Opera in Versi” e quindi anche la prima raccolta, “Ossi di Seppia”.
“In Limine” letteralmente significa “Sulla Soglia”. L’ “Apparato delle Varianti” dell’ “Opera in Versi” indica che il titolo originario della poesia era “Libertà”; il titolo è stato cambiato perché esso rivelava in modo troppo esplicito il tema più importante della poesia, ovvero quello della libertà (uno dei temi più importanti di tutta l’opera poetica di Montale), contrapposto al tema della prigionia.
Infatti, in questa poesia la vita è, raffigurata, da un lato, come una trappola attraverso le metafore del muro e della rete, e dall’altro come possibilità di salvezza, come una via di fuga da ciò che rinchiude l’uomo in limiti che lo soffocano.
Il pensiero del filosofo francese Boutroux influisce profondamente sul Montale degli “Ossi di Seppia”. La sua filosofia, il contingentismo, nega il positivismo. Secondo la corrente positivistica, la vita dell’essere umano consiste in una concatenazione di cause ed effetti necessari che priva l’uomo della libertà e lo rende prigioniero. Boutroux, invece, sostiene che questa catena di cause ed effetti possa essere spezzata da un evento imprevedibile con conseguenze non predeterminate. In questo modo si crea spazio per la libertà.

Nella poesia il fatto non necessario è rappresentato dal rumore prodotto dal volo di un uccello, dal vento che entra in un giardino chiuso da un recinto, simbolo della vita dell’uomo, e dal “tu” femminile, interlocutore dell’io poetico; il “tu” femminile, può usufruire di questa via di salvezza, a differenza del poeta, il quale si limita a pregare che il “tu” possa sfruttare la via di fuga.
La necessità della vita è dovuta al fatto che essa è nel tempo, e il tempo la consuma fino al punto di consunzione estrema, ovvero la morte. Il tempo, che scorre in modo inesorabile, cancella i nostri vissuti, le nostre emozioni, a meno che non accada un fatto imprevedibile che fa sì che ciò che noi credevamo perduto per sempre torni ad essere vivo e presente. La concezione della vita come successione di istanti irripetibili porta alla percezione del tempo come perdita; l’antidoto è la memoria involontaria, capace di restituirci il nostro passato riempiendolo di significato. Infatti, i frammenti della nostra vita passata, per miracolo, si compattano in un tutto organico con un senso; allora, non ci sentiamo più prigionieri di un fluire incessante che si opprime fino al nostro annullamento, ma percepiamo che ciò che abbiamo vissuto ha avuto un significato.
Nella poesia di montale è possibile individuare una tendenza classicista (i versi sono perlopiù tradizionali, l’aspetto musicale è molto importante) che si unisce a una poetica simbolista.
Il dialogo con il “tu” femminile è una delle costanti dell’opera poetica di Montale. Il “tu” femminile, in questa poesia, condivide con il poeta il fatto di essere prigioniero, ma per il “tu” viene contemplata una possibilità di riscatto non contemplata per il poeta. Questo “tu” femminile si identifica in una donna che Montale ha conosciuto, Paola Nicoli. Si tratta di uno dei personaggi femminili presenti in “Ossi di Seppia”(nelle raccolte successive scompare).
Questa poesia si apre con un invito rivolto al “tu” al piacere. Il poeta afferma che prima che il vento (= fatto non necessario) irrompesse nel frutteto, questo costituiva un insieme di reliquie, ricordi inerti, privi di significato. Ora è invece un giardino vitale, e i ricordi si sono trasformati in frutti.
Il secondo fatto non necessario di cui si parla è un battito d’ali, interpretato come il commuoversi di un divino concepito come un utero materno. L’io poetico vuole coinvolgere il “tu” nel godimento procurato da questa trasfigurazione, da questa metamorfosi in cui una situazione di morte di trasforma in una situazione di vita.
Nella terza strofa il miracolo contemplato per il “tu”, ovvero la possibilità di liberarsi dallo schema precostituito che soffoca l’essere umano, viene concepito come un’ipotesi (“forse”). Quindi si afferma che grazie a questo miracolo, le storie che abbiamo vissuto possono comporsi e riempirsi di senso.
Il poeta invita il “tu” a cercare una “maglia rotta nella rete” che intrappola l’uomo per salvarsi. E possibile individuare un’ altra costante nell’opera di Montale, ovvero il sacrificio di sé per la salvezza del “tu” ; infatti il poeta afferma di aver pregato affinché il “tu” si salvasse. L’idea che il “tu” possa liberarsi suscita nel poeta un senso di sollievo, che fa si che la “sete” sia più “lieve” e “meno acre la ruggine”. Quello della sete è un tema biblico: è la sete di un divino capace di liberare l’uomo dal suo sentirsi prigioniero. L’elemento della ruggine rappresenta invece la sofferenza esistenziale.

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