caro91 di caro91
Bannato 0 punti

Forse un mattino andando
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(Eugenio Montale, tratto da “Ossi di seppia”)

QUESITI:
1) Cosa significa il baratro?
Per Montale il nulla significa il baratro, a cui si giungerà a forza di andare avanti. L’autore si sente escluso dalla realtà circostante e dalla società in cui vive, in quanto non si pone in favore di tutte le innovazioni e scoperte avvenute durante l’ultimo secolo.
2) Qual è l’atteggiamento dell’autore rispetto agli uomini che non si voltano?
Montale, rispetto agli “uomini che non si voltano”, ha un atteggiamento molto simile a quello di Leopardi, in quanto questi due autori appartengono ad epoche in cui vi sono uomini ai quali non importa del mondo dove vivono ma che agiscono solo per interesse personale.

3) Confronto con il pessimismo su Leopardi.
Il pessimismo di Leopardi è in certi casi molto simile al pessimismo che emerge da questo testo di Montale, in quanto entrambi gli autori, nonostante appartengano a due diverse epoche, soffrono per le vicende del proprio tempo. Essi si sentono in un certo senso esclusi ed incompresi dalla società. Mentre per Leopardi si trattava di una forma di pessimismo storico che col tempo si era esteso a pessimismo cosmico, ossia veniva trasmessa l’idea che in ogni parte dell’universo ci fosse solo sofferenza, Montale soffre perché non condivide la trasformazione della società per mezzo dell’innovazione tecnologica e sostiene di vivere in un mondo caratterizzato dall’inganno e dalla sopraffazione. A questo proposito è opportuno citare alcune espressioni, tra cui “aria di vetro”, per indicare gli edifici della civiltà moderna e “inganno consueto”, come se l’inganno fosse qualcosa di solito. Entrambi gli autori hanno però in comune l’idea del nulla, cioè che a forza di andare avanti si giungerà ad un baratro; infatti quest’idea era già presente nel testo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Leopardi. Montale sente il nulla dietro di sé, a differenza di Leopardi che provava un senso di inquietudine e paura nei confronti di ciò che non conosceva. Montale è invece consapevole della realtà in cui vive e conosce a fondo una buona parte del mondo. Un altro punto importante di diversità tra i due autori è il modo di concepire il nulla: Montale spera in un miracolo, mentre Leopardi esprime tutta la sofferenza dei romantici quando parla di ciò che è irraggiungibile ed incomprensibile dalla mente umana. In conclusione vi sono degli aspetti comuni ma anche varie diversità fra questo testo di Montale e la poetica di Leopardi.

Registrati via email