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Montale, Eugenio - Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Testo e analisi della poesia nella quale Montale afferma che il poeta è colui che vede ciò che gli altri non sono in grado di cogliere

E io lo dico a Skuola.net
Forse un mattino andando in un'aria di vetro
Introduzione
Questa poesia è una delle liriche di Montale più famose. Egli vi dichiara che il poeta è colui che vede come la realtà sia inconsistente, è dotato di una consapevolezza che gli altri non hanno, ma tuttavia è costretto a stare zitto, perchè neppure la parola poetica è adeguata a esprimere e comprendere il mistero della vita. I versi sono di varia lunghezza, adatti a imprimere alla lirica un andamento prosastico, secondo i principi della poetica montaliana.

Il testo
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto
.

Il poeta e il miracolo
Come si è già sottolineato in precedenza, in questo periodo il poeta è colui che vede ciò che gli altri non sono in grado di cogliere. Montale afferma che egli sarebbe in grado di vedere il miracolo. La poesia non può parlare in un linguaggio preciso e certo; il miracolo è, dunque, ciò che dà senso a tutto, è il segreto che svela la vera essenza delle cose: in questo testo consiste nella scoperta della finzione della realtà. In altre liriche esso permette di sbrogliare una matassa. Questo miracolo è visibile solo al poeta, mentre gli altri non si voltano, non possono accorgersi di quel che sta accadendo.

Il segreto inesprimibile
La grandezza della poesia montaliana consiste nell'aver tentato di esprimere questo segreto che non è possibile comunicare. Il miracolo, il senso nascosto delle cose, non si può esprimere con la lingua normale, con il linguaggio che segue la linearità della logica: il poeta non può comunicare così il proprio segreto, deve tenerlo nel proprio cuore.

Il linguaggio montaliano
Nella poesia sono presenti versi lunghi, raccolti in strofe metriche tradizionali: la lirica è costituita infatti da due quartine di versi lunghi, tra cui sono individuabili almeno due endecasillabi; gli altri sono doppi settenari.
Si riconosce poi uno schema di rime alternate, con un'irregolarità nella rima ipermetra: se si elide -lo nella parola miracolo, essa è in rima con ubriaco.
I versi lunghi spesso sono separabili in versi più brevi da una forte cesura, segnata dalla punteggiatura. Il verso 6 è poi costituito da un asindeto, che presenta il veloce ritorno delle immagini della realtà come in una sequenza cinematografica.
La struttura sintattica del componimento è molto studiata: un periodo occupa tutta la prima quartina, introdotto dall'avverbio forse, e due periodi occupano due versi ciascuno della seconda quartina, introdotti dall'avverbio dall'avverbio poi e dalla congiunzione ma; quest'ultima ha un carattere fortemente avversativo e ritaglia la conclusione della lirica dal resto del componimento. Si notino gli enjambements.
Dunque la poesia montaliana, nella sua prima fase, si serve di una lingua poetica più tradizionale di quella utilizzata dalla maggior parte dei suoi contemporanei; soprattutto non incide in modo rivoluzionario sulle norme della sintassi e della grammatica italiana e anche la metrica è più conforme ai canoni della tradizione, anche se si avverte ormai il loro superamento.
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