coltina di coltina
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Il rondone raccolto sul marciapiede
Testo
Il rondone raccolto sul marciapiede
aveva le ali ingrommate di catrame,
non poteva volare.
Gina che lo curò sciolse quei grumi
con batuffoli d’olio e di profumi,
gli pettinò le penne, lo nascose
in un cestino appena sufficiente
a farlo respirare.
Lui la guardava quasi riconoscente
da un occhio solo. L’altro non si apriva.
Poi gradì mezza foglia di lattuga
e due chicchi di riso. Dormì a lungo.
Il giorno dopo all’alba riprese il volo
senza salutare.
Lo vide la cameriera del piano di sopra.
Che fretta aveva fu il commento. E dire
che l’abbiamo salvato dai gatti. Ma ora forse
potrà cavarsela.

Parafarsi puntuale
Il rondone raccolto sul marciapiede
Aveva le ali incrostate di catrame,
non poteva volare.
Gina che lo curò tolse quei grumi
Con batuffoli d’olio e di profumo,

gli sistemò le penne, lo nascose
in un cestino appena sufficiente
per farlo respirare.
Lui la guardava quasi riconoscente
Con un occhio solo. L’altro non si apriva.
Poi mangiò mezza foglia di lattuga
E due chicchi di riso. Dormì molto.
Il giorno dopo volò via all’alba
Senza salutare.
Lo vide la cameriera del piano di sopra.
“che fretta aveva” fu il commento. E dire
che l’abbiamo salvato dai gatti. Ma ora forse
potrà cavarsela da solo.

Parafrasi riassuntiva
La poesia scritta da Eugenio Montale nel 1973 e inserita nella raccolta “Diari del ’71 e del ’72”, ha come tema centrale le vicende di un uccello trovato su un marciapiede, e soccorso dalla cameriera dell’autore, fino alla guarigione e alla ripresa del volo.
Nei primi sette versi il tema principale è quello del ritrovamento del rondone e delle cure che Gina gli presta, curando le sue penne e cercandogli un rifugio sicuro.
Nei versi successivi il protagonista è il volatile che, iniziando con uno sguardo riconoscente verso la sua salvatrice, diventa poi più attivo, accetta del cibo, si riposa e poi se ne va.
Nell’ultima parte invece il punto di vista è quello della cameriera del piano di sopra che commenta la fuga del pennuto, accusandolo di ingratitudine, ma sperando che, grazie a ciò, lui se la cavi.

Commento
La poesia è composta di 18 versi in un’unica strofa. I versi sono liberi, con una prevalenza di endecasillabi alternati a settenari e senari.
Le rime sono sciolte, cioè non rispettano uno schema fisso, pur essendo presenti in alcuni versi. Il testo è avaro di figure retoriche, se si esclude una consonanza in R nei primi due versi. L’autore sceglie una lingua piana e quotidiana, con frasi brevi e paratassi.

Il componimento è più simile a una descrizione giornalistica che ad una lirica, i fatti sono narrati oggettivamente, tranne che per lo sguardo quasi riconoscente del rondone, che è l’unica inferenza (cioè conclusione tratta soggettivamente).
Bisogna ricordare che Montale è il poeta del “male di vivere” e che sosteneva che la poesia non ha una funzione di insegnamento, ma solo di testimonianza.
Questo ci aiuta a capire che il tema dei versi non è la denuncia del degrado ambientale né un inno alla solidarietà, bensì rappresenta solo una testimonianza di vita.
Il volo finale dell’uccello non è un simbolo di libertà, ma piuttosto una semplice constatazione. Il mancato ringraziamento non rappresenta un atto di egoismo, ma un semplice comportamento naturale.

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