Dolce Stil Novo e Lo stilnovismo in Montale


La definizione compare per la prima volta nella Divina Commedia di Dante dove si fa riferimento a un nuovo modo di poetare, inaugurato, secondo Dante stesso, dal poeta bolognese Guido Guinizelli, una cui canzone sintetizza alcuni principi fondamentali di questa corrente, in cui si riconoscono lo stesso Dante e altri letterati. Essi elaborarono, ognuno con sfumature personali, un tipo di poesia che vede nell’amore il tema cardine. L’esperienza amorosa è però idealizzata, intesa come processo interiore di raffinamento morale. La donna che suscita l’amore è un tramite tra uomo e Dio: è la donna angelo, ispiratrice di virtù. Ampio spazio è dato dunque al tema della lode, all’esaltazione della figura femminile che, grazie ai benefici influssi esercitati su quanti l’avvicinano, diventa strumento di elevazione e salvazione. Solo un cuore gentile e nobile può però concepire una simile esperienza ed è importante sottolineare come il concetto stesso di nobiltà vada qui inteso come virtù individuale, spirituale e non come dignità derivante dalla nascita, come patrimonio ereditario.
I poeti stilnovisti, a fine Duecento, avevano inventato l’immagine della donna-angelo per esprimere la loro totale e appassionata devozione per l’amata, fonte di vita e di senso.
Montale riprende consapevolmente quest'immagine per parlare di Clinzia che spesso viene rappresentata in volo, con ali e piume, una specie di donna-uccello o donna-angelo che attraversa i cieli. Tuttavia, nello Stilnovo le donne erano salvifiche fino in fondo, vincitrici contro ogni male e ogni sofferenza. L’angelo Clinzia, invece, è fragile e perdente, indifeso di fronte al male e alla sofferenza, spesso rappresentati usando immagini legate alle grandi tragedie collettive degli anni in cui vennero scritte Le occasioni e La bufera (le persecuzioni razziali, la guerra, il dogmatismo degli schieramenti ideologici del dopoguerra). Sia nelle occasione e nella bufera compare una figura femminile che il poeta chiama con lo pseudonimo di Clizia. Nella mitologia classica Clizia è la ninfa innamorata del sole, che alla fine viene da lui tramutata, un po’ per ricompensa e un po’ per punizione, nel girasole, il fiore che guarda sempre verso l’astro diurno.
Montale ha in seguito rivelato molti elementi su questo personaggio: è esistita davvero, si chiamava Irma Brandeis ed era una giovane studiosa americana di origine ebraica che venne in Italia nel 1938-39 per studiare Dante e alcuni poeti mistici medioevali; fuggi per tornare negli Stati Uniti quando Mussolini emanò le leggi “per la difesa della razza”, cioè contro gli ebrei.
Montale la amò davvero, anche se non sappiamo nella della storia reale e nulla ce ne deve importare. Di lei, nelle poesie, rimane un’immagine luminosa, portatrice di senso, indifesa ma nello stesso tempo salvatrice per sé e per gli altri.
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