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La Bufera e Altro


La bufera del titolo fa riferimento allo sconvolgimento prodotto dalla seconda guerra mondiale, che essendo cosmica, è la rappresentazione del male di vivere. Il dramma storico diventa allegoria di una condizione di negatività esistenziale. Uno dei rapporti presenti in questa raccolta sarà quello della Luce-Buio (=Speranza-Guerra).
A Firenze Montale incontra una donna americana di origine ebraiche, arrivata in Italia per studiare Dante. Le dà lo pseudonimo di Clizia, e diventa così la sua ninfa, la sua musa. (Con le leggi razziali sarà costretta ad abbandonare l’Italia).
In questa raccolta sarà presente anche la figura di Clizia, che viene elevata come una nuova “Beatrice”: il poeta immagina questa donna che, come Beatrice faceva da mediatrice tra Dio e l’uomo, ora Clizia fa da mediatrice tra gli uomini e i valori della poesia e della cultura: Clizia invece che portare a Dio, porta al Sole, ad Apollo, simbolo della cultura. L’uomo si salva attraverso una donna studiosa della cultura italiana → L’uomo si salva attraverso la cultura.

La primavera Hitleriana ~ La Bufera e Altro

Si riferisce all'incontro fra Hitler e Mussolini a Firenze nella primavera del 1938, che sancì l’alleanza del fascismo con il nazismo. Scritta nel periodo che va dal ‘39 al ’45.
La poesia inizia con un riferimento a Clizia: “Né quella a che veder lo sol si gira…” e a Dante.
La nuvola bianca delle farfalle impazzite (volantini di propaganda) turbina intorno ai lampioni smorti e sugli argini dell’Arno, deposita a terra uno strato su cui scricchiolano i piedi come sullo zucchero. L’estate che sta per arrivare sprigiona ora il gelo notturno (La sera di maggio è ancora fredda, ma potrebbe anche essere un riferimento all’arrivo del buio, all’arrivo di Hitler), che era racchiuso nei nascondigli segreti dell’inverno, negli orti che da Maiano si estendono fino a queste sponde sabbiose dell’Arno.
Da poco è passato sul corso velocemente (perché è in macchina) un messo infernale (Hitler) e tutti i fascisti (scherani=sicari) lo salutano con un alalà (saluto fascista). La buca del teatro, tutta decorata di svastiche (= Golfo mistico pavesato di croci a uncino) sembrava aver inghiottito Hitler: c’era un clima di eccitazione. Dovunque passava Hitler, tutto doveva essere al proprio posto: le vetrine di tutti i negozi vengono chiuse per non mostrare l’umile merce che espongono, anche le botteghe mettono in vetrina le armi sono costrette a chiudere (cannoni e giocattoli da guerra, per dimostrare lo spirito militarista). Ha chiuso il negozio anche il macellaio che ornava di bacche il muso dei capretti uccisi (= allusione al futuro sacrificio di molti innocenti nella guerra ormai prossima, inoltre proprio il sacrificio di un capretto è un gesto simbolico per gli ebrei). La festa dei negozianti (miti carnefici) che ancora non conoscono il sangue (perché non si sono ancora resi conto che con le loro azioni si stanno comportando da carnefici →conseguenze delle leggi razziali, uccisione di innocenti, ecc.) si è trasformata nell’immonda danza delle ali delle falene precipitate a terra, degli insetti sugli argini, e il fiume continua a erodere le sponde (=scorrere inarrestabile del tempo) e più nessuno è incolpevole → tutti sono colpevoli (litote).
Tutto quello che abbiamo fatto è inutile?
Le candele Romane (i fuochi d’artificio per la festa di San Giovanni, patrono di Firenze).
I pegni e i lunghi addii (le promesse d’amore scambiate con Irma Brandeis - vero nome di Clizia - quando lei fu costretta a fuggire dall’Italia per evitare le leggi razziali vengono descritti come un atto di rinascita, un battesimo).
(Ma una stella cadente rigò l’aria facendo cadere sui ghiacci e sui fiumi delle tue terre gli angeli di Tobia (→ semina destinata a dare frutti, riferimenti alla bibbia perché lei è ebraica), i sette angeli → Presagio di fortuna e di speranza nel momento dell’addio a Clizia).
I girasoli nati dalle tue mani.
Tutto è stato riarso e inaridito da una neve che stride sotto i piedi come una fiamma e porta vento freddo.
Oh, la primavera ferita è comunque una festa se fa morire questa morte → Affida a Clizia la speranza della fine della guerra. Clizia, figura di Cristo, è la tua sorte. Dovrai riscattare l’umanità dalle sue colpe. Il sole diviene metafora della natura di Apollo: Clizia deve continuare a guardare in alto, continuare a studiare la cultura italiana.
Forse le sirene, i rintocchi delle campane che salutano i nazisti nella sera della loro adunata si confondono già con il suono che scende dal cielo, vince sul male – col respiro di un’alba che domani risorgerà, bianca ma senza nulla a che fare con le orride bianche falene sui greti riarsi del sud. (L’immagine delle falene ritorna ma Montale chiarisce che l’alba bianca della futura salvezza non avrà nulla a che fare con la “nuvola bianca” cui si assiste oggi).
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