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Eugenio Montale - Vita e pensiero

Nasce nel 1896 da una famiglia agiata e per problemi di salute ebbe un'adolescenza difficile che non gli permise gli studi regolari. Partecipa a delle operazioni di guerra come ufficiale di fanteria e dopo qualche anno firma il manifesto degli intellettuali antifascisti.
Successivamente verrà assunto come redattore del “Corriere della Sera” e riconosciuto come esempio di cultura, civiltà e discrezione, nel '67 viene nominato senatore a vita e nel '75 riceve il premio Nobel per la letteratura. Muore nel 1981.

Visse distaccato dalla società borghese: per questo i suoi studi furono motivati da interessi personali e non dall'appartenenza a una scuola, permettendo a Montale di aprirsi verso una dimensione internazionale ampliata agli aspetti della letteratura e del pensiero europei che mancavano al clima italiano. Si avvicinò anche alla poesia francese, come ad Eliot e Pound. Questo gli permise di comprendere gli autori italiani come Saba e Svevo, disprezzati dalla critica.

Il primo autore italiano che “attraversa” è D'Annunzio, al quale rovescia il linguaggio e la tendenza al sublime, Leopardi invece rappresenta il maestro di un pensiero negativo che egli sente proprio; si confronterà anche con Foscolo, Dante e Petrarca.
Secondo Montale il rischio per la poesia è quello di diventare pesante perché piena di parole, suoni, immagini: reagisce rifacendosi a una poesia tradizionale non realistica e non romantica, che definisce metafisica e che ha in Baudelaire il suo caposcuola.
Questa tecnica poetica, molto evidente in Occasioni e Bufera, è stata definita “correlativo-oggettivo” e consiste nel rappresentare gli oggetti della realtà concreta come emblemi del destino dell'uomo e della sua condizione esistenziale, presentando una forte concentrazione formale e a volte a un'oscurità di significato che lo assocerà, erroneamente, agli ermetici.
Per comprendere la poesia di Montale è richiesta al lettore una conoscenza dell'ambiente storico e culturale del periodo poichè egli tende, fin dalle origini, a specificarsi nella forma giudicante ed esplicativa dell'allegoria. Il suo stile nelle prime tre raccolte evolve dal simbolismo (Ossi di seppia) all'allegorismo umanistico (Occasioni -> possibile salvezza individuale del poeta e dei pochi che sono in grado di riconoscere il valore incarnato da Clizia, la donna angelo) a un allegorismo religioso e cristiano (Bufera -> 2GM, le sofferenze della guerra fredda -> salvezza “per tutti” come il messaggio cristiano del quale la donna diventa portatrice). Nelle poesie successive Montale perderà la speranza di potersi salvare, fino ad arrivare a non averla più.
Nella raccolta Ossi di Seppia il confronto con D'Annunzio si risolve nel rifiuto di qualsiasi esaltazione supero mistica, si ha la ricerca di un linguaggio essenziale aperto a termini di uso tecnico. Si è alla ricerca di un nuovo stile personale, di tradizione/innovazione.
La poetica dell'oggetto che si vede in Bufera e Occasioni comporta che la parola che lo descrive non possa essere vaga ma debba essere estremamente precisa e siccome ogni poesia rappresenta un oggetto questo deve essere unico e irripetibile. Il linguaggio possiede una ricchezza e un'articolazione che rendono le sue poesie uniche nel Novecento con termini presi dalla tradizione italiana (Dante) e si trovano accanto termini anche in dialetto ligure.
Spesso il male di vivere ho incontrato (Ossi di seppia): il poeta ha una concezione negativa della vita e della poesia, può solo riportare i fatti che avvengono, senza offrire nessuna soluzione esistenziale definitiva. Il linguaggio è scarno ed essenziale.
La bufera (La bufera e altro): rivolgendosi a Clizia ovvero Irma Brandeis, il poeta descrive una tempesta primaverile facendo assumere significati esistenziali e metafisici alle parole, rallentando verso la fine della poesia. E' presente un continuo alternare di sensazioni. Tratta di guerra ma anche di disagio sentimentale per la donna che lo ha abbandonato.

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