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Eugenio Montale - I Limoni

In Montale l’ambiente è realistico, è la natura ligure come accadeva in Pascoli. Ricorre poi il tema dell’aridità e della siccità o desertificazione ( umana ), viene ripresa anche dal famoso poeta e studioso di muschi e licheni Camillo Sbarbaro. Da Pascoli Montale recupera la poetica dell’oggetto. L’Osso di Seppia è un comune scheletro che si trova sulla riva dei mari ( ligure ) ma questo si carica di grandi significati simolitici come la morte. Il debito che Montale paga anche nei confronti di Leopardi è altissimo. La natura che comunica, che desidera trasmettere all’uomo un senso, un qualcosa che l’uomo non è in grado di cogliere, non capisce è un elemento della poetica di Baudelaire. Montale vuole scoprire il male di vivere, il dolore, l’assurdo ( già fatto da Leopardi ). Ci si trova in un momento quasi statico nello scorrere della poesia, dove la natura sembra rivelarsi : sembra che il poeta possa cogliere il significato delle parole che la Natura vuole trasmettergli, a differenza di tutti gli altri uomini, come se fosse un eletto, ma poi tutto si richiude e il poeta torna ad essere un comune essere vivente dilaniato dal dolore esistenziale.

il tema del dolore però è una costante del novecento e non una caratteristica propria solo di Montale.
L’uomo che riesce a dare un senso alla sua esistenza è un essere divino, ma non per questo si può parlare di Idea religiosa all’interno di Montale. Anche l’ambiente nella poesia montaliana assume un ruolo importante: la città è rumorosa, dilaniante, dolorosa e straziante, paragonabile alla concezione della società urbana già presente in Baudelaire.

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