La bufera e la guerra
La prima strofa si apre con la descrizione della bufera, metafora della guerra, attraverso una serie di altre metafore (il tuono, la pioggia, la grandine), che ne annunciano lo scoppio. Ad essa si contrapporrà il simbolo salvifico della donna, che però è assente ed è questo il motivo per cui la bufera continua ad infuriare.
La presenza salvifica della donna
La strofa tra parentesi contrappone allo sconvolgimento in atto, provocato dalla bufera, un’immagine delicata e raccolta: la luce abbagliante del lampo contrasta con la luce tenue negli occhi di Clizia, che risveglia nel poeta ricordi del passato. Si delinea l’immagine suggestiva di una casa (nido) raggiunta dal rumore della grandine, che sembra un suono di cristallo (metaforicamente la notizia della guerra), e di una presenza femminile, nei cui occhi risplende ancora un barlume di speranza, segno di pace e di salvezza.
Distruzione e rinascita
La terza strofa ripropone il motivo della tempesta attraverso il lampo, che illumina le cose e sembra fissarle per l’eternità. Il lampo diventa così simbolo della verità che si svela per un attimo nell’oscura tragedia della guerra. La sua luce allude alla distruzione che porta la guerra, ma anche alla speranza saivifica (manna) proveniente dalla donna. Anche se lo stesso Montale afferma: «Marmo, manna e distruzione sono le componenti di un carattere: se tu le spieghi ammazzi la poesia», proviamo a interpretare che l’umanità, annientata dalla guerra, potrà poi rinascere ad una vita autentica. Clizia porta dentro di sé la verità di cui è rivelatrice, quell’eternità d’istante, che la condanna alla sofferenza. La sua aspirazione ad un mondo più puro ed elevato e la sofferenza derivante dalla frustrazione di questo ideale, la legano al poetà in un’affinità interiore più forte dello stesso amore.
La guerra e la figura femminile

Nella quarta strofa ritorna il motivo della guerra attraverso l’evocazione di rumori e gesti: l’abbattersi improwiso del fulmine, la macabra danza di un danzatore annaspante, i cui gesti evocano quelli di uomini disperati, che cercano di fuggire ai massacri della fossa fuia. Quelle immagini di morte richiamano nel poeta il ricordo del distacco da Clizia e il vuoto doloroso della separazione definitiva. Alla rovina degli eventi storici corrisponde lo sfacelo di quelli privati.
Le caratteristiche dello stile
Il ritmo
La poesia procede a blocchi, con un ritmo piuttosto lento nelle prime tre strofe, che diventa più convulso nella parte conclusiva, per esprimere il motivo distruttore della guerra mediante una fitta allitterazione della sibilante
-s, della -r e della -l (schianto, sistri, fremere, tamburelh, fossa, scalpicciare, sopra, gesto che annaspa).
La sintassi. La sintassi prevalentemente nominale dal verso 1 al verso 19, elenca senza verbo reggente una serie di soggetti (bufera,suoni di cristallo, lampo, schianto rude, sistri, fossa), simboli di un mondo sconvolto, la cui legge è l’isolamento esistenziale.

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