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Dante dice che come il fulmine scende verso il basso e il fuoco va verso l’altro, così è il destino dell’uomo, il quale è obbligato a seguire una specifica traiettoria, essendo animato da Dio. Ma l’uomo quando, per libero arbitrio devia la strada, pecca. Al centro come detto c’è l’uomo che è l’elemento naturale nel quale si manifestano dati particolari: quali l’ingegno e l’amore che sono delle componenti che derivano dalla natura, e quindi essendo un suo elemento segue gli istinti della natura, ma avendo l’intelligenza lui si distingue dagli altri elementi. L’intelligenza no serve al altro ce affinare l’amore il quale è un impulso che nell’uomo va controllato e raffinato. L’uomo oltre ad avere l’intelligenza ha pure la coscienza cioè la capacità di distinguere il giusto dallo sbagliato e questa capacità inducono l’uomo intelligente ad assumere delle virtù, vivendo sulla sua pelle una serie di valori alti. Quindi in tutte queste qualità che possiede l’uomo, Boccaccio ci da la dimostrazione che l’uomo può essere senza Dio. Se scompare la provvidenza, compare un concetto che arriva dalla cultura classica, che significa “per caso”; nella novella “Cisti Fornaio” nel VI giorno la fortuna la definisce come una Dea che decide il destino dell’uomo, ma sono al 50% perché l’uomo può gestire la sua vita usando l’intelligenza. Quindi la fortuna può essere favorevole o sfavorevole, quindi qui è Dio fuori dalla vita dell’uomo. L’uomo può superare questa fortuna quando è contraria con l’ingegno e la virtù quindi l’uomo è anche capace di dominare gli eventi che gli si contrappongono.

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