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Canto III

In questo canto ritroviamo gli scomunicati, che per contrappasso devono restare un tempo 30 più grande delle altre anime, prima di intraprendere il loro viaggio di purificazione. L’inizio del canto si ricollega al secondo canto: Virgilio è rimasto angosciato dal rimprovero subito da Catone, perché anche lui che era la guida di Dante, si era lasciato prendere dal momento idillico creato da Casella. Il sole intanto stava sorgendo, e proiettava l’ombra di Dante sul terreno, ma non quella di Virgilio, al che Dante si fermò sorpreso. Virgilio disse che era normale siccome era un’anima, ma nonostante questo le anime pativano i dolori inferti dalle pene che dovevano scontare. Gli uomini mortali non possono sapere come gli uomini privi di corpo sento il caldo, il freddo e le sofferenze: “Siate contenti, perché se aveste potuto capire, non era necessario che Maria partorisse Cristo”. L’uomo infatti poteva giungere fino ad una certa conoscenza, oltre c’è la follia: dopo la ragione interviene la fede, solo chi lo capisce raggiunge la salvezza, ecco perché Dante nomina Aristotele e Platone, invitando all'umiltà e ad un utilizzo sensato della ragione, che se viene privata della fede, porta alla frustrazione. Intanto i due poeti hanno raggiunto i piedi del monte e, mentre Virgilio si chiedeva da che parte fosse più agevole salire senza ali, Dante scorge un gruppo di anime a cui chiedere aiuto. Codeste, vedendo Dante ancora vivo se ne meravigliano, ma una di loro si fa avanti e comincia a parlare con Dante: “Cerca di ricordare se nel mondo dei vivi mi hai mai conosciuto”. Era un giovane alto, biondo e di aspetto nobile, la cui bellezza era deturpata da un profondo taglio sul petto. “Io sono Manfredi, nipote dell’imperatrice Costanza, perciò ti prego, quando tu tornerai nel mondo dei vivi, vai dalla mia bella figlia, madre dei re di Sicilia e di Aragona, e dille la verità sulla mia morte, poiché io non mi ritrovo nella dannazione eterna. Le mie ossa le bagna la pioggia e le agita il vento, fuori dal regno di Napoli, vicino al fiume Verde, dove il vescovo le fece trasportare con i ceri spenti”. Gli scomunicati, infatti, secondo la tradizione ecclesiastica non aveva diritto alla luce.

Manfredi

Era a capo dei ghibellini e diede una valida mano nella battaglia di Montaperti, tuttavia non riuscì a vincerla. La Chiesa cristiana fin dai primi secoli ha istituito dei mezzi di controllo per tutto quello che poteva essere al di fuori dell’ortodossia. Già nel Concilio di Nicea del 325, i vescovi si riunivano e fu sancita proprio la scomunica: dal latino “excomunicare”, cioè escludere dalla comunità. La scomunica era un atto giuridico di cui tutti avevano paura, persino i re, poiché toglieva loro il diritto di comandare i propri sudditi. Manfredi, essendo stato scomunicato, non fu sepolto, e il suo corpo fu abbandonato. Egli però si era pentito in punto di morte e ciò gli aveva assicurato la grazia divina. Infatti, secondo la Chiesa, chiunque si penta in punto di morte può essere salvato, purché il pentimento sia perfetto e completo.
Scolastica dantesca
Il quia a cui si riferisce Dante non è altro che l’accertamento dell’esistenza dell’oggetto. Il quia est è ciò che un oggetto è; il quod est è cosa esso è; il quomodo est in che modo sia; il quid sit è conoscere la sua essenza; il propter quid sit è il comprendere perché esso esista. Mentre la prima operazione conoscitiva è propria delle menti comunica, l’ultima appartiene unicamente a Dio. Se l’oggetto in questione è Dio stesso, allora il filosofo deve fermarsi al primo stadio, come diceva S. Tommaso, e cioè conoscere che Dio è e non la sua essenza né i motivi del suo operato. La scolastica di Dante è strutturata su due forme di insegnamento:
1. La lectio che sarebbe il commento di un testo
2. La disputatio è l’esame di una questione attraverso l’analisi di tutti i possibili argomenti a favore o contro.
Ma il fine della filosofia scolastica è quello di condurre l’uomo alla compressione delle verità rivelate non attraverso la produzione di nuove dottrine, ma attraverso il ricorso alle Sacri Scritture e alle autorità della chiesa. S. Tommaso sostiene la distinzione tra teologia e filosofia, definendo i diritti della filosofia e sostenendola utili alla preparazione per la prima. Pur sostenendo i militi della ragione umana, Tommaso riconosce la capacità di accedere alla conoscenza dell’uomo e del creato attraverso la fede: l’esistenza di Dio può essere dimostrata proprio vedendo tutto quello che ha creato.
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