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I cantari: Boiardo

Boiardo riprese la materia dei cantari con l’intento di superare il carattere di letteratura di puro intrattenimento e affidare alla sua scrittura un insegnamento etico, proponendo i valori che a suo parere dovevano informare la società contemporanea. Per lo scrittore gli ideali della forza guerriera, del coraggio, della lealtà e della cortesia non erano superati, ma ancora attuali e riproponibili. Mentre a Firenze i valori cavallereschi potevano essere parodiati, poiché apparivano desueti, nella Ferrara Estense le idealità feudali erano invece ancora vive e operanti. Boiardo, tuttavia non si limitò a riproporre intatti gli ideali cavallereschi. Nel mondo di Boiardo tali valori risultano filtrati attraverso la nuova visione laica rinascimentale: la prodezza dei cavalieri diventa virtù dell’individuo, capacità di affrontare e superare ogni ostacolo. Non diversamente da Boccaccio, Boiardo vede la realtà caratterizzata dalla dialettica dei rapporti tra gli esseri umani e la fortuna ed è fiducioso nella capacità degli uomini di opporre la propria virtù ai cambiamenti. Non più la religione, quindi, è ciò che muove all’azione il cavaliere, ma l’amore inteso come forza vitale che domina il mondo e nobilita l’uomo. L’Orlando boiardesco non è più il paladino della fede, ma l’eroe “innamorato” che proprio per amore affronta svariate avventure e peripezie.

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