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Tematiche del “Ciappelletto”

I. L’astuzia di Ciappelletto e l’ingenuità del prete: Ciappelletto è il mercante astuto che sa trarre vantaggio da ogni situazione, anche dalla sua morte, tanto che diventa santo. Per Boccaccio l’astuzia è la capacità di cambiare la realtà a proprio vantaggio, ed è considerata positiva dall’autore, ed è la caratteristica fondamentale della borghesia (ceto mercantile, usano l’astuzia più degli altri, anche in altre novelle ciò emerge). Secondo lui il difetto dei mercanti è che non hanno l’astuzia ma non i valori morali, quindi la usano ma per fini sbagliati (rubare, arricchirsi): Boccaccio ammira l’astuzia dei mercanti ma vorrebbe che fosse utilizzata accanto alla morale. Boccaccio infatti, pur dipingendolo come una figura negativa, ci rende Ciappelletto simpatico.
II. Religione: la Chiesa è fatta di uomini e quindi non è perfetta, è un fatto umano, può sbagliare. Boccaccio mette in discussione la chiesa, ritiene che chi fa parte della chiesa non sia superiore agli altri ma gli ecclesiastici sono uomini e in quanto tali possono essere ingannati, le decisioni degli uomini di chiesa non sono sempre corrette. In un'altra novella si nota l’esigenza degli uomini o donne di chiesa di innamorarsi, e Boccaccio dice che quindi come umani hanno le stesse pulsioni degli altri.

III. Società- classe mercantile: la classe mercantile, rappresentata da Ciappelletto e i due fratelli fiorentini, che restano stupiti di come Ciappelletto sfidi la morte e non si preoccupi di confessare il falso, ma lo ammirano: la classe mercantile è dipinta come una classe che si preoccupa solo di arricchirsi (decisione sul se cacciarlo o meno, non si preoccupano del benessere dell’ospite ma si preoccupano dei loro affari).
IV. Ingenuità del popolo: la popolazione accoglie qualsiasi idea senza vagliarla criticamente o metterla in discussione, si limita ad accettarlo passivamente: l’arma religiosa ha più peso sulla popolazione. Nessuno si chiede se fosse vero che Ciappelletto era un santo, lo accettano e ci credono.
V. Relativismo: la realtà cambia in base al punto di vista, concezione estremamente moderna. Con Boccaccio abbiamo questo elemento, e questo lo modernizza: ci fa vedere che la verità non è una soltanto; all’inizio ce lo dipinge in un modo, ma nella confessione ce lo presenta in modo opposto: dal punto di vista del frate la verità è nella confessione, se si guarda da quello che ci spiega Boccaccio la verità sarà l’altra, cambia il concetto stesso di verità. L’autore non ci spiega se sia davvero buono o cattivo, non lo sappiamo con certezza, non vi è una verità assoluta; ultimo capoverso è quello in cui Panfilo (che racconta la novella) si chiede perché dio sabbia permesso che Ciappelletto fosse considerato santo: forse perché merita il paradiso, o perché dio lo usa per i propri fini dato che la gente crede in Dio dato che crede nel santo, e quindi non ci dà una verità assoluta.

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