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Boccaccio, Giovanni - Decameron (sesta giornata, settima novella, Monna Filippa)
Monna Filippa, donna bella e gentile, moglie di Rinaldo de’ Pugliesi, viene sorpresa dal marito tra le braccia del suo amante, Lazzarino de’ Guazzagliotri. Le leggi di Prato all’epoca prevedevano che le donne sorprese in adulterio fossero condannate a morte. Così Rinaldo porta sua moglie al cospetto del Podestà per condannarla. Filippa confessa l’adulterio, ma con una brillante argomentazione riesce a trarsi d’impaccio e propone di condannare solamente quelle donne che tradiscono i mariti in cambio di denaro. Tutti le danno ragione così cadono le accuse e lei torna a casa soddisfatta e libera.
La novella è ambientata ai tempi di Boccaccio, l’autore della novella. L’ambiente nel quale si svolge la vicenda è quello dei ceti abbienti di Prato: Rino de’ Pugliesi è membro di una famiglia potente e Lazzarino de’ Guazzagliotri è un nobile. Possiamo distinguere tre diversi narratori: Boccaccio, di primo grado, Filostrato, di secondo, ed infine Monna Filippa stessa, narratrice di terzo grado. È interessante notare come il registro ed il lessico usati cambiano a seconda del narratore e delle situazioni: in questo aspetto Giovanni Boccaccio si rivela un vero e proprio maestro. Se al narratore di primo grado corrisponde uno stile molto articolato, caratterizzato dall’ipotassi, in cui le subordinate gravitano intorno alla proposizione reggente, il parlato di Monna Filippa è elevato, ma acquisisce subito aspetti comici per introdurre il “motto di spirito” con cui la donna si libera dalle accuse.
I principali personaggi della novella sono tre. Rino de’ Pugliesi, il marito tradito, che a stento si trattiene dall’uccidere i due amanti, per consegnarli alla giustizia, anche se finirà ridicolizzato dalla moglie. Lazzarino de’ Guazzagliotri è l’amante di monna Filippa, un giovane buono e gentile che “più che sé l’ama”. La vera protagonista della vicenda è Monna Filippa, che viene ritratta dal Boccaccio come una donna forte e coraggiosa, ma soprattutto ingegnosa e intelligente. Ella è una donna gentile, ma ciò non deve farcela immaginare come la tipica donna-angelo stilnovista. Monna Filippa, infatti, a differenza della Beatrice Dantesca, per esempio, ha una voce propria, che non esita a far sentire al cospetto del podestà.
I temi trattati dalla novella sono numerosi. Primo tra tutti è il “motto di spirito”, con il quale madonna Filippa volge una situazione molto svantaggiosa a suo favore, ridicolizzando anche il marito Rino. A questo tema è collegato quello dell’arte della parola, argomento molto presente in Boccaccio e spesso celebrato; in un certo senso si può trovare anche il tema dell’ “industria umana”, che in questo caso consiste nella capacita della gentil donna di volgere la situazione a suo favore attraverso il sapiente uso delle parole.
Con Boccaccio incontriamo un’etica più aperta ed elastica; la realtà diventa laica. L’autore si riallaccia alla concezione dell’amore cortese di Andrea Cappellano, ma propone un modello più spregiudicato e carnale, abbattendo i tabù di verginità e fedeltà coniugale. Infatti l’ideale cortese del corpo viene conciliato con quello borghese; con il Decamerone l’autore cerca un equilibrio tra rispetto dei diritti della corporalità e necessità di gentilezza d’animo e di onestà.

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